L’Italia è un Paese strano, che molto spesso – anzi troppo stesso – non si arrende all’evidenza di dover difendere con rigore e garantire in termini efficaci l’osservanza dei principi più basilari del vivere civile, della sicurezza dei cittadini e del rispetto degli altri. E allora il Paese si aggroviglia attorno ai suoi controsensi più assurdi e inconcepibili, sino a ribaltare addirittura quelle premesse ineludibili, considerando “carnefice” chi è vittima delle aggressioni a quegli elementi cardine della condotta umana.
In un Paese normale il caso di Mario Roggero, che tanto fa scalpore da ormai 5 anni e che è giunto al suo epilogo più amaro in questi giorni, non esisterebbe e sarebbe stato già chiuso in 10 minuti. La vicenda giudiziaria è quella del gioielliere di Gallo di Grinzane Cavour (Cuneo), condannato a 14 anni e 9 mesi di reclusione per duplice omicidio volontario e tentato omicidio. Il 28 aprile 2021 tre rapinatori assaltarono la gioielleria di Roggero, minacciando con un coltello e legando la moglie e la figlia del titolare. Roggero inseguì i malviventi, usciti dal negozio con il bottino, e li raggiunse in strada, armato di pistola. Roggero ha sparato contro i rapinatori uccidendone due, mentre il terzo rimase ferito. Nel 2023 la Corte d’Assise di Asti lo ha condannato in primo grado a 17 anni di carcere. Poi la Corte d’Appello di Torino ha ridotto la pena a 14 anni e 9 mesi. Infine la Cassazione, adesso, ha respinto il ricorso della difesa e ha reso la condanna definitiva, escludendo la tesi della legittima difesa poiché i colpi sono stati esplosi all’esterno del locale contro persone in fuga. Oltre alla reclusione, è stato disposto un risarcimento di 780.000 euro per i familiari delle vittime.
Il resto è storia, con il governo italiano che avvia l’istruttoria per la richiesta della grazia e il Quirinale che puntualizza i limiti di attribuzione di competenza del Ministero della Giustizia. Viene richiamata, a tal proposito, una sentenza, la n. 200 del 2006, citata nel comunicato del Colle, nella quale è riconosciuta “espressamente la possibilità che la grazia sia concessa anche in assenza di domanda”, ma “in ogni caso l’iniziativa potrà essere assunta direttamente al PdR, al quale da tempo si è riconosciuto tale potere”. Nel frattempo la richiesta di grazia è già stata presentata dalla moglie di Ruggero. La politica, ovviamente, litiga, con il solito viziaccio di “politicizzare” una vicenda in cui non c’è una virgola sulla quale doversi dividere.
Roggero era già stato picchiato brutalmente da malviventi, insieme alla moglie, nel 2015, mentre la figlia aveva riportato un forte trauma psicologico durato per mesi. Non siamo di fronte ad un giustiziere della notta e neanche a un bounty killer o un esaltato ma un uomo di 72 anni che si è trovato in una drammatica circostanza e ha agito con la rabbia e la disperazione che chiunque al suo posto avrebbe potuto avere in quella situazione.
La libertà di Mario Roggero non è di destra né di sinistra. Non è una battaglia di Salvini o di Vannacci o di qualsiasi altro politico. Questa brutta vicenda non ha colori politici e appartiene a tutti. La grazia per Roggero la richiede subito, senza se e senza ma, la stragrande maggioranza del popolo italiano.
La condanna di questo gioielliere ignora il contesto di terrore vissuto in quei minuti e già in passato. Un commerciante onesto non può essere trattato al pari di un criminale. Lo Stato deve tutelare le vittime e non punirle per essersi difese. La prigione per un uomo anziano e incensurato è un’ingiustizia inaccettabile. A 72 anni è un ergastolo.
Nessuno dovrebbe mai trovarsi a scegliere tra la morte e il carcere definitivo. Può essere messo discussione il fatto che si sia trattato di un caso di legittima difesa? A nostro avviso no ed è il pensiero di milioni di cittadini che la pensano così.
Il Capo dello Stato, Mattarella, non esiti un attimo a decidere per la grazia. Non c’è un minuto da perdere. Ogni istanta che trascorrerà in carcere Roggero sarà una sconfitta per lo Stato italiano. C’è un anziano che è finito in carcere per aver difeso la vita dei suoi familiari. E’ in gioco il destino di un uomo di 72 anni ma prima ancora la credibilità dello Stato. Serve un atto immediato di umanità e un gesto di giustizia giusta. Le Istituzioni facciano presto. Qui la legge si ferma e deve cominciare l’ora del buon senso.


