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Netanyahu all’Onu per la “sua” verità: la politica indugia a cacciarlo ma la storia non avrà pieta di chi uccide i bambini

Nelle ore e nei giorni in cui il mondo si ribella alla sua follia, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu fa sapere che andrà all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. “Dirò la nostra verità”, fa sapere Netanyahu che forse dovrebbe sostituire in premessa quel “nostra” con “sua”.

“Dirò la verità sui cittadini di Israele, la verità sui nostri soldati e la verità sul nostro Paese. Denuncerò quei leader che, invece di attaccare gli assassini, gli stupratori e i massacratori di bambini, vogliono dare loro uno Stato nel cuore della Terra d’Israele. Questo non accadrà”. Queste le parole di Netanyahu con il discorso sconnesso e senza una logica di chi ormai si è benzinato qualsiasi credibilità agli occhi della comunità internazionale e si è conquistato l’unica patente politica possibile che ci può essere per un primo ministro che è riuscito a passare dalla parte iniziale della ragione a quella più vergognosa del torto, senza se e senza ma.

Il 7 ottobre 2023 Israele era stata brutalmente attaccata dai terroristi vigliacchi di Hamas che in quella data funesta hanno barbaramente ucciso 1200 cittadini israeliani innocenti. Un attacco vile, un atto spregevole a cui evidentemente è seguita una risposta. Ma Netanyahu è andato oltre, molto oltre. Ha esondato, ha superato il limite, ha speculato su quella strage per trasformare la vendetta in una carneficina, un massacro ad oltranza. Un genocidio in cui sono morti e continuano a morire tanti altri innocenti, stavolta sul fronte palestinese, e Gaza è diventata un campo di battaglia dove i civili, bambini e anziani, perdono la vita e rimane invece asserragliata al proprio posto l’organizzazione terroristica di Hamas.

Nel suo delirio – riportato dal Times of Israel – il primo ministro israeliano, prima di salire sul suo aereo per New York ha poi aggiunto: “A Washington incontrerò per la quarta volta il presidente Trump – ha aggiunto Netanyahu – e discuterò con lui delle grandi opportunità che le nostre vittorie hanno portato, e anche della nostra necessità di completare gli obiettivi della guerra: restituire tutti i nostri ostaggi, sconfiggere Hamas ed espandere il cerchio di pace che si è aperto in seguito alla storica vittoria nell’operazione ‘Rising Lion’ (contro l’Iran) e ad altre vittorie che abbiamo ottenuto”. E a Washington c’è un altro colpevole di tutta questa brutta storia. Quel presidente americano che ha lasciato fare Netanyahu anziché fermarlo e fargli capire che deve far tacere immediatamente le armi.

Quanto altro tempo deve durare questa “pantomima” politica mentre a Gaza si muore e la situazione di un’intera popolazione è drammatica? La recita sanguinaria di Netanyahu ha stancato ed è diventata la patetica rappresentazione autocelebrativa di un personaggio che non merita di guidare il suo Paese e si sta accanendo contro il popolo palestinese e al contempo mortifica anche la civiltà del popolo israeliano che non sta dalla sua parte. Questa guerra la vuole soltanto Netanyahu perché sa che se arriva il tempo della pace, per la sua parabola politica alla presidenza del Consiglio dei Ministro scorreranno i titoli di coda.

I capi di Stato trovino il modo di uscire dal cono d’ombra delle posizioni ambigue ma prima ancora di dichiarare simbolicamente il via libera allo Stato di Palestina, abbiano il coraggio e la determinazione di inchiodare il premier israeliano alle proprie responsabilità. I terroristi di Hamas vanno cacciati da Gaza una volta per tutti perché non ci può essere uno Stato di Palestina con la loro presenza e allo stesso modo Netanyahu va destituito di ogni potere perché la storia lo ricorderà come un dittatore che non ha più diritto di giustificare la mattanza che ha compiuto. Due Stati e due popoli, è la sola strada da seguire e doveva essere così da tanto tempo, da sempre. E chi se ne frega se Netanyahu non è d’accordo. La politica indugia ma la storia non avrà pieta di chi uccide i bambini.

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