In occasione della giornata del 9 luglio e della ricorrenza dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale che si sono abbattuti su Taormina 83 anni fa, lo storico taorminese Piero Arrigo ha voluto evidenziare l’importanza della memoria. Per non dimenticare e per non rivivere mai più quell’incubo.
Il 9 luglio 1943 è una giornata che rimarrà sempre nella memoria dei taorminesi. Questa drammatica data, caratterizzata dall’eco mai dimenticato delle bombe che caddero sulla città, la ripercorriamo attraverso un’intervista realizzata nel 2016 dall’arch. Arrigo, nella qualità di storico e ricercatore di fatti ed avvenimenti locali, ad Antonio Turchetti, storico taorminese classe 1930 scomparso nell’agosto del 2017.
“Ricordo ancora quella giornata dove l’amore per l’ordine la pulizia di mio padre, il maestro Galliano Turchetti , mi salvaron la vita. Avevo all’epoca 13 anni, era di pomeriggio e avevo trascorso la mezza giornata al mare ,il giorno di San Pancrazio, rientrando per l’ora di pranzo e subito dopo ero tornato a giocare a pallone sul sagrato di Santa domenica insieme a miei altri coetanei. Durante la mattinata era arrivata una raccomandata e mio padre mi aveva chiesto se potevo andare a ritirarla nell’ufficio di mia zia Micia (Saro Palo) impiegata alle Regie Poste che allora si trovavano proprio sotto il Municipio”.
“Sudato e trafelato rientrai a casa per prendere la ricevuta e correre via fino alla Posta. Erano quasi un quarto alle 16, ma un urlo di mio padre mi fece tornare indietro precipitosamente. “Dove vai conciato in quel modo? Passi per la maglietta, ma le scarpe impolverate? Torna dentro e pulisci per bene le tue scarpe!”. Ubbidii di mala voglia e non so il tempo che persi per pulire le mie scarpe, fatto sta che appena mi trovavo sul Corso più o meno all’altezza di Nfi Nfi, vidi gli aerei che rombavano sulla mia testa e sentiti i primi boati delle bombe che cadevano in quel di Porta Catania e le grida dei militari e civili che cercavano un riparo”.
“Tra la polvere e il trambusto e spintonato in mezzo a tanta altra gente mi ritrovai al riparo sotto le arcate delle Naumachie sporco di nuovo di polvere e incredulo di averla scampata bella. Ancora oggi ci penso, la severità di mio padre maestro di altri tempi, nell’obbligarmi a pulire le scarpe, mi aveva salvato la vita facendomi uscire con ritardo da casa”.


