TAORMINA – Si avvicina il voto e, come da copione, a Taormina è già iniziato quello che si fa dalla notte dei tempi dappertutto: c’è chi guarda dove soffierà il vento del successo e si prepara a percorrere altre strade. Tecnicamente si chiamano poi “altri percorsi”, di fatto si consuma il tradimento del progetto che si era sposato quattro anni prima. Niente di cui scandalizzarsi, in fondo, è l’inesorabile regola della politica, che per natura è sempre stata a tutte le latitudini una terra fatta di amori improvvisi e tradimenti cocenti, un mondo strano e incoerente, dove ogni stagione politica ha la sua storia, può accadere tutto e il contrario.
Stavolta tocca all’Amministrazione in carica, guidata da Mario Bolognari. Il professore tiene sulla corda i suoi compagni di viaggio, si concentra sull’ultima fase del mandato di governo, aspetta a comunicare se si ricandiderà o meno, con la consapevolezza di potersi poi sedere con gli alleati e di avere margini importanti per essere persuasivo con i propri interlocutori. Nel frattempo c’è chi freme, si sta stancando di aspettare e inizia ad avere fretta di posizionarsi. Ci si guarda attorno e lo si comincia a fare anche con una certa insistenza.
A quanto risulta proprio in queste ore si starebbero registrando significativi movimenti riguardanti alcuni esponenti della maggioranza e si comincia a passare dalle chiacchiere da bar alle prove tecniche di “manuale Cencelli”. C’è fermento, tra i banchi della maggioranza consiliare ma anche tra gli esponenti della Giunta e soprattutto nella “cabina di regia” dell’aggregazione di governo.
L’ora dei primi tradimenti si staglia all’orizzonte, il tempo si allunga come una lama sui destini dei contendenti. Questa storia la conoscono bene gli ex sindaci, da Mauro Passalacqua (2008-2013) ad Eligio Giardina (2013-2018), le cui maggioranze vennero centrifugate nell’ultimo anno mezzo da quelli che già preparavano a traghettare in altre alleanze e con differenti sindacature.
E la storia la conosce altrettanto bene Mario Bolognari che queste dinamiche politiche le ha vissute a suo favore e le ha pure subite. Al tramonto dell’era Giardina arrivò la mossa decisiva del gruppo di Mario D’Agostino che staccò la spina a quella maggioranza e permise all’attuale sindaco di costruire l’aggregazione che vinse le elezioni del 2018. Ai tempi del Bolognari bis (1997-2002), invece, nella fase conclusiva di quell’Amministrazione era ormai venuta a mancare la maggioranza in Consiglio, il gruppo politico “Taormina Domani” di Bruno De Vita decise di accordarsi con l’opposizione guidata da Aurelio Turiano e fu una mossa determinante da 600 voti. Si ipotizzava addirittura una sfiducia al primo cittadino, ma si arrivò ad un’intesa politica per portare a termine in modo non traumatico la legislatura, con un patto tacito tra l’allora sindaco Mario Bolognari e Turiano. Pochi mesi più tardi, nel maggio del 2002, Turiano divenne sindaco di Taormina e Bolognari fu nominato presidente dell’Asia (Agenzia Sviluppo Ionio Alcantara).


