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SUICIDIO A DESTRA, DE LUCA GODE

Il centrodestra ha il vento in poppa in vista delle elezioni Politiche del 25 settembre. Al netto delle liti in atto nel centrosinistra, ci sono pochi dubbi sul fatto che tra mese e mezzo sarà il trio Meloni-Salvini-Berlusconi ad avere le chiavi di Palazzo Chigi e che sarà la leader di Fratelli d’Italia ad avere la chance di formare un governo e diventare la prima donna premier nel Paese.

Ma il discorso è ben diverso in Sicilia, dove il centrodestra sta tentando l’impossibile per suicidarsi e si sta preparando a consegnare la presidenza della Regione allo sfidante Cateno De Luca. La guerra totale messa in atto dal presidente dell’Assemblea Regionale, Gianfranco Miccichè, nei confronti del presidente dimissionario Nello Musumeci, sta arrivando alle estreme conseguenze, non soltanto con lo stop alla ricandidatura del governatore uscente ma anche e soprattutto paralizzando i tre partiti attorno alla scelta di un altro candidato che non si trova o che più semplicemente non viene individuato perché non c’è.

Non occorrerebbe l’intelligenza di un bambino di due anni per comprendere che all’11 agosto non ci si può inventare un nome e un candidato presidente della Regione e lo si piazza davanti agli elettori, che dovrebbero votarlo automaticamente soltanto perché accanto c’è un simbolo di partito. Tanto più se il nome del prescelto – e vale per diversi pretendenti del centrodestra – equivale a delle figure sconosciute e con un grado di popolarità vicine allo zero per cento.

E mentre questa stucchevole faida viene spinta ed esasperata in modo totale, se la ride e gode Cateno De Luca, che ha la piena consapevolezza di avere la chance irripetibile di trovarsi un’autostrade per la conquista della presidenza della Regione.

Forse ha ragione chi sostiene che il centrodestra abbia già scelto e il nome è quello di Cateno De Luca. I partiti del centrodestra stanno apparecchiando la tavola per la propria confitta ed il contestuale successo del leader di Sicilia Vera. Il centrosinistra è in piena crisi, il centrodestra che a Roma appare baldante e certo del trionfo alle Politiche, in Sicilia si sta scannando e si avvia verso uno scenario da suicidio politica in piena regola che non si presta troppe interpretazioni.

Se dovesse esserci ancora Musumeci in campo (ma è ancora disponibile a metterci la faccia dopo la sfuriata di ieri?) si assisterebbe ad una contesa serrata ed incerta tra il presidente uscente e De Luca, che al di là dei ripetuti attacchi del “fuoco amico” può contare comunque sulla sua popolarità, c’è chi lo critica ma anche chi lo apprezza.

Se a conclusione della rissa politica dovesse emergere un altro nome, non occorre il Mago Silvan per profetizzare che l’ex sindaco di Messina farà saltare il banco, come uno tsunami che non vede l’ora di prendere a schiaffi la presunzione del centrodestra. Una “corazzata” dove qualcuno non ha visto il film già andato in scena a Messina e qualcun altro, soprattutto, ha scelto di percorrere per sé e per gli altri la via masochistica della parabola di Sansone e dei Filistei.

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