Cateno De Luca va in forcing sui vertici del centrodestra romano per aprirsi un varco nella maggioranza e, tra incontri veri e presunti, prova a fermare la crisi di Sud chiama Nord, spostando l’attenzione sulla sua “nuova fase”. L’obiettivo in Sicilia è quello di far saltare l’attuale blocco della coalizione guidata dal governatore Renato Schifani, pronto a sua volta alla contromossa.
Il presidente della Regione non si scompone ma è anche chiaro che non ha gradito lo “scruscio” mediatico di questi giorni e, al netto delle interlocuzioni romane già avviate per avere chiarezza su cosa c’è effettivamente di vero, non ha intenzione di farsi da parte né di andare incontro allo stesso scenario che nel 2022 portò Nello Musumeci a dover fare un passo indietro sulla ricandidatura. Schifani vuole ricandidarsi e intende giocarsi le sue chance in una partita che rispetto al suo predecessore lo vede consapevole di avere una carta che potrebbe risultare determinante.
L’impertinente De Luca punta, infatti, a preparare il terreno per mettere un campo minato attorno all’attuale blocco siciliano del centrodestra: punta a detronizzare Schifani ma ha messo nel mirino anche gli altri suoi “nemici” storici, a partire da Raffaele Lombardo e Totò Cuffaro. Il sindaco di Taormina vorrebbe un “nuovo centrodestra” senza l’attuale governatore e senza neppure i segretari di Mpa e Nuova Dc. Lo ha dichiarato e lavorerà in questa direzione. E allora, così come Schifani punta alla ricandidatura alla presidenza della Regione, i suoi principali alleati non prendono minimamente in considerazione l’idea di farsi da parte e meno che mai di lasciare campo libero a De Luca. Schifani non è l’unico “nemico” di De Luca e questo potrebbe finire per rafforzarlo anziché indebolirlo. Anche perché negli anni dello scontro forte con il centrodestra, De Luca si è messo contro diversi esponenti della coalizione che non gli spalancheranno ora le porte e non intendono riaccoglierlo a braccia aperte. Il lavoro di ricostruzione dei rapporti per il leader di Sud chiama Nord sarà faticose e tutt’altro che semplice.
“Avanti con grande collaborazione” è stato l’esito dell’incontro di qualche giorno fa tra Schifani e Lombardo, che hanno messo da parte le recenti tensioni e hanno poi parlato di “volontà comune di proseguire il lavoro” nell’interesse dei siciliani“. Ed è un segnale politico non troppo velato, di riflesso, rispetto a chi profetizzava lo scenario già immediato di una frattura in maggioranza. Lombardo, in particolare, era e resta il più acerrimo nemico di De Luca e, non più tardi della scorsa settimana, anche Cuffaro aveva fatto sapere: “La Dc non ha mai parlato e meno che mai votato risoluzioni che parlano di rimpasto alla Regione”.
In sostanza tra Schifani, Lombardo e Cuffaro si sono già registrate frizioni e scintille, probabilmente se ne registreranno anche altre, a seguire, ma poi, alla fine della fiera, la quadra l’hanno trovata sinora e la troveranno anche nella prosecuzione della legislatura. Nel tridente di vertice del centrodestra siciliano nessuno vuole fare un assist al “nemico” De Luca e riportare al centro della scena il sindaco di Taormina, per di più nel momento in cui tesse la trama di nuovi equilibri e Sud chiama Nord vive il suo momento più difficile ed è rimasta con soli tre deputati all’Ars.
Schifani ha la consapevolezza che il rinnovamento del centrodestra potrà anche esserci ma difficilmente avverrà in termini drastici e l’asse Mpa-Udc vale una dote di consensi che permette poi al centrodestra di prevalere nelle competizioni elettorali. Senza dimenticare che anche la Lega di Salvini non spianerà la strada alla rivoluzione deluchiana di un nuovo centrodestra.
Musumeci si era trovato due anni fa in una condizione di ostilità rivelatasi invalicabile verso la sua ricandidatura da parte di una larga parte del centrodestra, compresi i big. Schifani sa che avrà anche lui i suoi “oppositori” ai piani alti nella futura corsa al bis ma non si scompone e, semmai va alla ricucitura di quelle posizioni (vedi Lombardo) che si riveleranno poi cruciali e ha fatto pure l’abitudine alle voci ormai puntuali come un orologio svizzero che prospettano una lunga fila di pretendenti alla presidenza della Regione: ce ne sono almeno una decina già dietro alla porta a “studiare” e sognare la poltrona.
Schifani partirà da una situazione non semplice da gestire perché i “voltafaccia” sono la regola e non l’eccezione nella politica ma la certezza di non essere l’unico “bersaglio” della nuova fase deluchiana, paradossalmente, può rafforzarlo.
La strada verso la prossima legislatura rimane lunga e allora Schifani vuole concentrarsi sul presente, transennare il perimetro della coalizione sapendo che, quando verrà il momento di pensare alle prossime Regionali, potrebbe ritrovarsi davanti a sé una strada meno avversa di quanto forse si pensa. Un orizzonte più percorribile rispetto a quello che fini per sbarrare la strada a Musumeci.
Ecco perché Schifani proverà, intanto, a blindare la sua posizione in Forza Italia, sapendo che potrebbe ancora avere dalla sua parte l’asse Lombardo-Cuffaro che in Sicilia rimane irrinunciabile per il centrodestra e che non ha nessuna intenzione di farsi “rottamare” sull’altare di una vicepresidenza da consegnare a De Luca. Ed è uno scacchiere non semplice da smontare anche per Fratelli d’Italia, se dovesse esserci realmente un tentativo di futuro ribaltone da parte dei “patrioti”. Il messaggio dei big del centrodestra è chiaro: per loro la “new era” può attendere. La sfida è lanciata: chi avrà la meglio fra il tridente e l’impertinente?


