TAORMINA – Una plafoniera che si stacca e che solo per miracolo non colpisce nessuno. Un’altra plafoniera che resta in sospeso. E’ l’ennesimo episodio che non necessita di troppi commenti avvenuto nelle scorse lungo l’autostrada A18 Messina-Catania, all’altezza della galleria Sant’Antonio, in zona Taormina. Solo per circostanze del tutto fortuite non siamo qui a raccontare di feriti o morti, eppure si va avanti con grande nonchalance, con la logica del “ci può stare”, “può capitare”. Ma ci può stare cosa? Può capitare cosa? Che una plafoniera si stacchi e colpisca una vettura ammazzando qualcuno?
Quanto vale una vita umana? La domanda è di una banalità estrema ma altrettanto estrema sembra essere la leggerezza con la quale si archiviano questi episodi senza voltare pagina e cambiare registro. E così continuiamo a vedere in autostrada lavori su lavori, tutti per la quasi totalità inutili perchè poi dopo un pò di tempo bisogna rifarli di nuovo. E allora si chiude e si riapre, si fa il doppio senso e poi si torna alla normalità, poi si richiude e la giostra continua, sempre all’insegna del rattoppo che val bene un problema risolto per qualche tempo. E la musica è la stessa nelle strade comunali, statali e provinciali. Si fa il rattoppino sulla sede stradale, in continuazione si effettuano lavori con le ditte che sfasciano tutto e poi fanno un’attività di ripristino in modalità burundiana con una striscia di asfalto che ci fa vergognare solo a vederla. E immaginate cosa penseranno di noi i turisti stranieri che osservano questi capolavori di italianità.
In Giappone si realizzano 95 km di autostrada in 7 giorni, in Italia, non solo qui in Sicilia ma in tutto lo stivale, servono 9 settimane per fare forse due o tre chilometri di asfalto. Vogliamo essere seri o vogliamo continuare a fare ridere i polli?
Insomma, la si vuole smettere con questa perenne logica del rattoppo ad muzzum ad minchiam che – diciamolo con estrema franchezza – ha stufato e nauseato. Anche un bambino dell’asilo, evidentemente, comprenderebbe che siamo di fronte al costante tentativo di riparare temporaneamente qualcosa per poi risistemare lo stesso punto dopo qualche mese.
Le ditte facciano lavori seri, altrimenti chi si prende la responsabilità di fare questo mestiere, se non è nelle condizioni di garantire opere fatte a regola d’arte, vada a vendere il cocco in spiaggia. Si passino una mano sulla coscienza soprattutto coloro che, a vario titolo, dovrebbero sovrintendere e monitorare lo stato delle opere ma firmano con troppa disinvoltura gli atti e non fanno delle verifiche scrupolose. Perché poi tanto in Italia, anche se dovesse mai succedere qualcosa e farne le spese qualche poveretto, nessuno paga e finisce a tarallucci e vino.
Comprendiamo che sono tempi di crisi per tutti e c’è la necessità di lavorare ma non per questo bisogna fare dei lavori senza i necessari crismi della sicurezza e nessuno può arrogarsi il diritto di mettere a repentaglio la pubblica incolumità. La sicurezza non è un optional, è un dovere: senza se e senza ma.


