In Europa si fa a gara ormai a chi “spara” la frase del giorno contro Putin, il primo ministro britannico lo ha definito “uno spacciatore da strada”. Anziché darsi da fare per affrontare il presidente russo sul piano che conta, quello cioè istituzionale e politico, per fermare la guerra in Ucraina, si pensa alla inutile competizione delle frasi ad effetto e delle minacce che non servono a niente. E Vladimiro il matto con chi se le prende? Ovviamente con l’Italia.
Da Mosca fanno sapere che alcuni Paesi che hanno applicato le sanzioni a Mosca “non sono affidabili come partner economici”. Poi l’attacco diretto al ministro della Difesa, Roberto Guerini, definito “un falco”.
Per quale motivo Mosca se l’è presa in particolare con l’Italia? Perché Mosca non replica (al momento) a Johnson? E perché non se la prende invece con la Francia o con la Germania? La riflessione prova a farla Repubblica con una interessante tripla chiave di lettura. Per tre ragioni – scrive Enrico Franceschini -: siamo insieme alla Germania il paese europeo più dipendente dal gas russo, quindi teoricamente più ricattabile da Mosca; il nostro ministro degli Esteri Di Maio sta andando in giro a cercare altri fornitori energetici per non dipendere più dalla Russia; e l’Italia è tra i paesi che hanno sequestrato più attivamente i beni degli oligarchi legati al Cremlino.
Mosca minaccia apertamente l’Italia di “conseguenze irreversibili” nei rapporti tra le due nazioni in caso di altre sanzioni, la Farnesina respinge l’apparente ricatto del Cremlino sul gas “con fermezza”, esortando Putin a “fermare la brutale aggressione” all’Ucraina. Ecco perché il nostro Paese è diventato il bersaglio della Russia.
La Russia – sempre stando a quanto riporta Repubblica – starebbe provando a dividere il governo italiano, sfruttando le posizioni in passato più aperte verso Putin da parte della Lega e del Movimento 5 Stelle. “Significa che le sanzioni stanno funzionando (ma siamo davvero certi che sia così o è quello che preferiamo pensare noi?, ndr) e causano un danno reale all’economia della Russia, con la possibilità di influenzare l’opinione pubblica russa contro la guerra e contro Putin. Significa anche che Mosca teme ulteriori sanzioni da parte dell’Occidente, vedi la richiesta polacca di un embargo totale del commercio con la Russia, per cui cerca di dividere anche l’Unione Europea”.


