La serata di domenica 21 dicembre 2025 scrive una pagina triste e poco edificante per la sanità siciliana ma rischia anche o soprattutto di diventare un colpo mortale per la Cardiochirurgia Pediatrica di Taormina. C’era attesa per il servizio preannunciato da Report, su Rai3, in riferimento alla “guerra delle cardiochirurgie” in Sicilia. La storia per intendersi è quella ampiamente nota a tutti dei due reparti di Palermo e Taormina e della “spada di Damocle” della legge 70 del 2015 in base alla quale uno dei due centri dovrebbe essere chiuso.
“In base al Decreto Balduzzi può esserci una sola cardiochirurgia pediatrica ogni 4-6 milioni di abitanti. Alla Sicilia ne spetterebbe una, ma qui ce ne sono due. Una a Palermo, aperta nel 2023 e gestita in collaborazione con il Policlinico San Donato, e una a Taormina gestita da 15 anni in convenzione con il Bambino Gesù. Potranno restare aperte tutte e due? Sulla base di quali dati vengono prese le decisioni?”. Questo è l’impianto di partenza dello speciale proposto da Report, con il servizio di Claudia Di Pasquale e le ulteriori valutazioni in studio da parte di Sigfrido Ranucci.
Alla fine, diciamolo con estrema franchezza, ne è venuto fuori un sostanziale massacro mediatico, un quadro durissimo, ai limiti dello scioccante. Una rappresentazione devastante del caso in cui sembra quasi che la soluzione alla “guerra” delle due cardiochirurgie pediatriche siciliane sia quella di chiuderle entrambe. Un racconto in cui, al di là del confronto tra “titani” come il Bambino Gesù di Roma e il San Donato di Milano, passa in secondo piano la competizione stesso tra Taormina e Palermo e finisce sullo sfondo tutto ciò che riguarda le attuali carenze del “Civico”.
Nella prima parte si è ripercorsa, anche in modo puntuale, proprio la storia del reparto palermitano come pure quella del centro di Taormina. Sin qui niente da dire, perché i fatti quelli sono. Poi i riflettori si sono spostati tutti sul Ccpm. E’ acclarato che il Centro di Cardiochirurgia Pediatrica del Mediterraneo sia stato avviato nel 2010 a Taormina, dove già esisteva un reparto di Cardiochirurgia per bambini e ciò veniva previsto allora in attesa di un trasferimento del Ccpm a Villa Sofia – Palermo. Uno spostamento che poi non c’è mai stato. Da quel momento una lunga serie di proroghe e un precariato ad oltranza, con il centro di Taormina che ancora adesso è in proroga sino al 31 dicembre 2025, ma si andrà avanti così per almeno altri 6 mesi. Nel frattempo si capirà cosa vorrà fare il Ministero della Salute rispetto alle due Cardiochirurgie siciliane e ai numeri trasmessi dalla Regione Siciliana, che nel frattempo ha deliberato in Giunta un piano che prevede una particolare coesistenza di entrambe le realtà, prospettando la classificazione di Palermo come centro hub, cioè di riferimento nell’isola, e Taormina come centro spoke, centro insomma secondario. I numeri raccontano altro e vorrebbero che le cose vadano all’inverso ma si sa che la politica siciliana dalla notte dei tempi vede Taormina come “periferia”.
La parte ingenerosa, a nostro avviso, è quella in cui il programma ha puntato il focus sulla persona e sul professionista Sasha Agati, primario del Ccpm Taormina.
Sono stati raccontati alcuni casi tristi, toccanti, di bambini che purtroppo sono morti e su questi drammatici episodi non entriamo nel merito perché saranno le opportune sedi ad accertare con rigore i fatti e a stabilire, a conclusione di tutto l’iter processuale e dei tre gradi di giudizio, se vi siano state eventuali responsabilità, errori e/o omissioni. Sicuramente rivolgiamo anche noi un pensiero di enorme rispetto e assoluta vicinanza a quelle famiglie, che hanno subito una grave perdita e vogliono che venga fatta piena luce sull’accaduto e che si arrivi alla verità. Perché soltanto chi ha perso un figlio può capire e comprendere sino in fondo di che tragedia immane stiamo parlando.
Ma, oltre quei racconti, è passato purtroppo il messaggio che il Ccpm sia un pessimo centro e che il reparto venga diretto da un primario non all’altezza. Noi non la pensiamo così. Da sempre siamo convinti e rimaniamo dell’idea che si tratta di un reparto di eccellenza. L’equipe del Bambino Gesù è operativa h24 per 365 giorni l’anno e il dott. Agati è un bravo medico e una persona che ha sempre dimostrato uno spiccato senso dell’umanità. Sia concessa la presunzione di poter dire che giornalisticamente conosciamo meglio di chiunque in Sicilia e in Italia le vicende dell’ospedale di Taormina, i reparti e chi vi lavora. Il San Vincenzo lo raccontiamo da 25 anni ma prima ancora lo difendiamo, come non ha mai saputo o voluto fare la politica della città e del comprensorio e nemmeno le deputazioni.
Report si è poi soffermato sull’Ecmo, ossigenazione extracorporea a membrana. “E’ uno strumento salvavita che pompa e ossigena il sangue al di fuori del corpo attraverso una macchina esterna per supportare pazienti con insufficienza cardiaca o respiratoria grave, dando tempo ai medici di intervenire“. E qui si aggiungeva che: “In base ai dati forniti dall’Asp, dal 2016 al 2024 a Taormina le procedure ECMO sono state 147 e i decessi 104, cioè circa il 70%, in alcuni anni ha superato l’80, nelle ultime evidenze scientifiche invece la mortalità si aggira sotto il 50%. In tutto questo i conti non tornano”.
Si rimane impressionati, turbati, nel vedere quell’immagine che mostrava la mano e le dita annerite di un bambino che ha perso la vita e questo va detto. Non possiamo non evidenziarlo.
In un ragionamento complessivo che va oltre i singoli casi ci facciamo però una domanda e bisogna riflettere tutti e non solo noi: si può sempre fare meglio e occorre migliorare quel che non va e questo principio ineludibile deve valere pure per il Ccpm, ma se fosse vero che al Ccpm sarebbero morti 104 bambini su 147, come si spiega che le famiglie dei bambini in cura a questo reparto, da 15 anni si ostinano a difenderlo con incrollabile passione, con indomita forza e determinazione? Perché sostengono che il Ccpm è un centro che ha salvato tante piccole vite? Perché protestano, manifestano e si battono affinché la Cardiochirurgia pediatrica non venga chiusa e rimanga a Taormina? Se non si tratta di un buon reparto, non sarebbero tutte queste stesse famiglie a contestarlo e a lasciare che venga chiuso? Noi il dolore di queste famiglie lo abbiamo ascoltato e toccato con mano, come quando in estate hanno dormito per settimane davanti all’ospedale in una tenda, sotto il sole cocente e pure al freddo e nel diluvio. Abbiamo visto le lacrime negli occhi e percepito la sofferenza nel cuore di quei genitori. Come pure il rapporto di profonda umanità che si è stabilito tra loro e i medici ed il personale infermieristico del Ccpm.
Report non sa o non è stato informato che i medici del Ccpm svolgono anche delle missioni umanitarie in giro per il mondo. In posti lontani ed in condizioni difficili, come l’Africa, operano tanti bambini.
E allora va benissimo che si faccia un’informazione critica, anzi è un fatto importante e meritorio che ci siano realtà coraggiose e fuori dagli schemi come Report, in un Paese dove a nostro avviso la professione giornalistica si è inflazionata e la qualità dell’informazione è scaduta in termini esponenziali. Poi però, in un caso come questo, la realtà è molto più complessa e la nostra impressione è che la vicenda sia stata raccontata seguendo una visione incompleta e dando una chiave di lettura non esaustiva, troppo perentoria nella parte su Taormina. Ai colleghi di Report suggeriamo la lettura di questo articolo in cui TN24 spiega quello che accadde nel 2015, quando venne trasmesso al Ministero un report in cui si riportava che al Ccpm c’erano stati soli 3 pazienti dimessi in un anno, mentre in realtà erano stati 560. Anche quella è storia ed è una storia che va raccontata. Tutta, sino in fondo.
Il cuore del problema ve lo diciamo noi, con estrema chiarezza, in poche righe e senza fare giri di parole. Non lo sa Report, non lo sa la gente e non lo hanno capito neppure i politici, e quelli che ne sono tuttavia consapevoli e fanno finta di niente. Il Ccpm Taormina si sarebbe potuto salvare in 10 minuti, se fosse stata firmata la convenzione tra Regione Siciliana e Regione Calabria che era pronta già dai tempi del governo Crocetta. Ma la Regione Calabria non ha mai voluto firmare, neppure adesso, un accordo con la Regione Siciliana, perché auspica e spera di poter avere nel proprio territorio un centro specialistico di Cardiochirurgia pediatrica. Mettete insieme il bacino di utenza della Sicilia Orientale con la Calabria e vi renderete conto che quella intesa consentirebbe di superare ampiamente il paletto dei 4 milioni di abitanti del decreto Balduzzi, con tanti saluti alle tarantelle di Palermo e del Ministero e fine dei giochi.
Tre cose sono certe e le vogliamo ribadire: la prima è che il Ccpm non può essere trattato come un carretto da spostare con i pupi o una bancarella del torrone da chiudere domani mattina in base alle interpretazioni di un paio di foglietti in cui i numeri poi si leggono a piacimento e i destini di un reparto viene deciso dalle eclissi di luna di Palermo o Roma.
La seconda è che l’attuale sindaco di Taormina, Cateno De Luca, anziché fare un mini-resoconto della domenica sera nella sua diretta social, deve mettere molta più pressione su questa vicenda. Serve la stessa veemenza e un pezzo di quella strategia del caos che riserva alle dinamiche politiche regionali. Non venga a raccontare per mezze frasi che è stato fatto un lavoro sotterraneo e che poi ci farà sapere, perché qui non siamo in “miniera” e le trattative vanno riportate alla luce del sole. Lo sappiamo che ci sono enormi interessi in gioco. De Luca comprenda il senso del servizio di Report e l’impatto che rischia di avere sull’esito del caso. Qui c’è in gioco la vita dei bambini.
Infine vogliamo ribadire solidarietà al primario del Ccpm, Sasha Agati, riguardo al quale vine fuori un giudizio molto severo. Noi riteniamo che si debba sempre essere un pò più cauti e meno dirompenti nell’analisi di queste storie. Senza fargli sconti e con altrettanta obiettività, continuiamo a ritenere Agati una persona perbene e un medico capace. Ha dato prova nel tempo di avere una caratura umana, prima ancora che professionale, apprezzabile. Ha un curriculum di tutto rispetto e il ruolo che occupa se lo è meritato. Forse per conoscerlo un pò meglio può essere utile l’intervista che ha concesso a TN24 il 20 giugno scorso. “Le famiglie in tenda, qui curiamo i bambini. Ci trattano in maniera inadeguata”. Il titolo di una vicenda che non trova pace. Pensieri, parole e sentimenti che rimangono di stretta attualità nell’attesa infinita di un lieto fine.


