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Ccpm Taormina, l’intervista che ribalta la storia: “Le famiglie in tenda, qui curiamo i bambini. Ci trattano in maniera inadeguata”

TAORMINA – Sono parole che pesano come un macigno quelle del primario della Cardiochirurgia Pediatrica di Taormina, Sasha Agati sul momento drammatico che sta vivendo il reparto gestito all’ospedale San Vincenzo dall’equipe del Bambino Gesù di Roma. Un’eccellenza della sanità nazionale, che per gli assurdi paradossi della sanità all’italiana rischia la chiusura. E stavolta l’ipotesi dello stop alle attività è più di una semplice ipotesi. O magari non ci sarà la chiusura ma, per essere più chiari, c’è in atto una contesa politica per chi riuscirà a mettere il “cappello”, perlomeno sul piano amministrativo, rispetto a questa struttura.

L’intervista del direttore di TN24, Emanuele Cammaroto, al primario, il dott. Agati (CLICCA QUI, GUARDA IL VIDEO E CONDIVIDILO) è uno snodo che scrive una pagina importante di questa vicenda, perché squarcia il velo sullo spauracchio del “decreto Balduzzi”, toglie l’alibi di un ostacolo superato e rende a pieno il senso di quello che manca. E’ una finestra chiara e diretta su ciò che sta accadendo, dove si spiega ciò che è già successo e quel che potrebbe verificarsi dopo il 31 luglio, data in cui scadrà l’ultima proroga. Ma soprattutto questa intervista, in un racconto di fatti e sentimenti, fa emergere la verità sul perché ad oggi non c’è una conferma definitiva della Cardiochirurgia Pediatrica.

PROTESTA, AMAREZZA E INCERTEZZA. “In reparto pensiamo all’assistenza medica e cerchiamo di concentrarsi soltanto sull’attività professionali, qui siamo pieni di bambini in terapia intensiva e degenza. Ma è difficile commentare questo momento. I genitori stanno facendo un presidio spontaneo e noi dobbiamo curare i bambini mentre ci sono delle indicazioni e delle carte che considerano questa proroga come l’ultima. Prevale il senso di impotenza e dispiacere per quello che sta accadendo. Abbiamo vissuto e superato tante proroghe e abbiamo sempre cercato di dare il massimo e di dare risposte al territorio ma veniamo trattati in maniera inadeguata, per non dire altro”.

L’OK DA ROMA. “Il Ministero ha emanato un decreto in cui il decreto Balduzzi veniva superato e si dichiarava la disponibilità del Ministero al ricollocamento e l’ottimizzazione amministrativa del Ccpm all’interno di un sistema regionale che facesse capo ad una cardiochirurgia per adulti. Quindi da quel documento è evidente come ci sia c’è un vero e proprio nulla osta al mantenimento del centro e alla collocazione amministrativa da verificare”.

IL MODELLO VENETO. “Si è cercato di applicare il modello Veneto, dove si prevedono due Cardiochirurgie, una a Verona e una a Padova, dove quella per bambini sta accanto a quella per adulti. Quindi le due cardiochirurgie presenti nell’area di Messina e nell’area di Catania sono una al “Papardo” di Messina e una al “Policlinico di Rodolico” a Catania. E allora se la domanda è: “Viene in discussione la permanenza del Ccpm in base al decreto Balduzzi?”. La risposta è “No”. Il decreto Balduzzi è stato “aggiustato” e per autorizzare dei posti aggiuntivi e per abbattere e contenere dei costi, la Cardiochirurgia Pediatrica viene avvicinata a una Cardiochirurgia per adulti, amministrativamente e non fisicamente”.

OLTRE BALDUZZI. Le parole del dott. Agati non necessitano di altro da aggiungere. Non c’è polemica ma verità. Di certo non si può nascondere l’amarezza. Il problema non è più il decreto Balduzzi, ora siamo oltre. Il destino della Cardiochirurgia Pediatrica è una questione politica isolana che va al di là delle vicenda romane. E il Ccpm, la Cardiochirurgia Pediatrica di Taormina, per sopravvivere, dovrebbe essere collegato a una Cardiochirurgia per Adulti. A Catania oppure a Messina.

LA GUERRA E IL GIOCO. “E’ come nel film “La Vita è Bella”, in cui c’è la guerra ma Benigni cosa fa, racconta al figlio come se tutto fosse un gioco. E dietro la malattia di un figlio possiamo aggiungere stress e tensione? No. Basta già quello che hanno e che affrontano”.

UNA STORIA ALL’ITALIANA. Una svolta per la Cardiochirurgia Pediatrica di Taormina in un Paese normale sarebbe avvenuta in 10 minuti o in qualche giorno, in tranquillità e il silenzio, senza alcun bisogno dei riflettori e senza dover spingere delle famiglie a protestare in una tenda. Perché l’ovvietà del buon senso questo vorrebbe rispetto ad un reparto che funziona e salva la vita dei bambini. Invece in Italia ci si avvita attorno alla verità, si sguscia e si tergiversa, si fa silenzio oppure giri di parole. Si pensa ad altro e poi si dà una solidarietà di circostanza che non serve, non cambia e non sposta nulla. E si invoca la riservatezza sul dovere di trovare una soluzione risolutiva che non è il Terzo Segreto di Fatima e neanche le sette fatiche di Ercole. La salvezza di un reparto sta in una parola di 8 lettere: CONFERMA (a Taormina). Questo va fatto, niente di più e niente di meno. Volere è potere, non volere è un altro film.

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