Tramonta lo scenario della ricandidatura di Renato Schifani e la maratona per la legge di stabilità certifica che una stagione politica volge alla conclusione e il centrodestra guarda già oltre per le prossime elezioni Regionali, al netto di quando poi si andrà davvero al voto e se quell’appuntamento sarà nel 2027 o molto prima perché c’è una maggioranza che litiga e naviga a vista.
I sondaggi a volte sbagliano ma qualche volta anche no. Non sembra un caso che nel recente sondaggio SWG (commissionato da Controcorrente-La Vardera) il nome in forte ascesa è quello di Giorgio Mulè, l’esponente di Forza Italia che tiene il passo dei due avversari più in auge nel centrosinistra, ovvero Giuseppe Antoci (che ha molte chance di diventare il candidato del campo largo) e Ismaele La Vardera (alla conquista dei siciliani “malpancisti” che nel 2022 scelsero Cateno De Luca).
Mulè, vicepresidente della Camera, ottiene il 35% di gradimento ma ancora più interessante appare il dato traversale che fa registrare pure nell’area politica a lui avversa perché nell’elettorato progressista ci sarebbe il 20% di simpatie per lui. E’ il riscontro più alto e lo si può considerare come il feedback di quei politici che non urlano e non insultano, e che così si fanno rispettare dai loro elettori come pure dall’altra parte.
Giorgio Mulè, siciliano di Caltanissetta, è un politico che ha fatto vedere di avere un profilo autorevole e non ha smarrito la stoffa del giornalista, nello stile e la personalità, nell’approccio diretto e vicino alla gente da parte di un uomo che conosce bene la sua terra. L’ha guardata anche da lontano e non l’ha persa di vista, rendendosi protagonista di battaglie importanti come quella che nei mesi scorsi lo ha visto combattere in prima linea, mettendoci la faccia più di chiunque altro, il caso degli oltre 3 mila referti istologici processati in ritardo all’Asp Trapani. Commovente si era rivelata allora la sua vicinanza a Cristina Gallo, la donna simbolo di quella drammatica vicenda, poi scomparsa ad ottobre.
Mulè è stato sottosegretario di Stato alla Difesa nel governo Draghi e in questa legislatura è vicepresidente della Camera dei Deputati. Non ha fatto mistero da tempo della sua posizione critica verso Schifani e l’attuale governo siciliano, non si è fatto problemi a palesare il suo malumore e ad esternare l’esigenza di cambiare rotta e voltare pagina con un rinnovamento. Con troppa fretta qualcuno aveva immaginato che la posizione di Mulé fosse quella di una voce isolata e fuori dal coro, mentre oggi c’è la fila per dirgli che non si era sbagliato nel percepire in largo anticipo che s’avvicinava l’ormai ineludibile prospettiva di una svolta. Nelle scorse settimane Mulè ha fatto poi un gesto che non è passato inosservato, decidendo di scendere in strada per esprimere la sua vicinanza e solidarietà a Ismaele La Vardera, andando oltre le consuete barriere dei colori politici.
Ora Giorgio Mulè potrebbe diventare l’uomo chiamato a guidare il centrodestra alle prossime Regionali. Fratelli d’Italia proverà a rivendicare la nomination ma i numeri (FI nell’isola ha raggiunto il 23%) e le recenti disavventure di alcuni “meloniani” di punta, consegneranno la leadership della coalizione ancora a Forza Italia.
Mulè rimane cauto e non si sbilancia ma non ha paura di un’eventuale sfida così grande. Non si tirerà indietro se lo chiameranno a prendersi la responsabilità di raccogliere in mano i cocci di un centrodestra siciliano nel caos. Di certo in Forza Italia il vicepresidente della Camera è un volto stimato, che dal suo ingresso in politica ad ora ha fatto la gavetta e si è conquistato la giusta credibilità anche ai piani alti del partito e delle Istituzioni. E’ una figura apprezzata dalla famiglia Berlusconi, da Marina e Pier Silvio oggi come in passato lo era stato nel rapporto politico e umano stretto con Silvio Berlusconi.
E allora tramonta lo “Schifani bis” e s’affaccia all’orizzonte la discesa in campo di Mulè. Una possibilità più che concreta. Uno scenario che comincia a prendere forma.


