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Naxos 2026, la danza dei candidati e un inconfessabile patto di “non belligeranza”: suggestione o realtà?

GIARDINI NAXOS – La campagna elettorale a Giardini Naxos prosegue e assume sempre di più le sembianze di una “danza a perdere” dove per vincere basterà fare l’essenziale. Il copione forse definitivo è quello di una selva di candidati a sindaco che proliferano e non arretrano. Alla fine della fiera, al tramonto di maggio, una larga parte dei contendenti si risveglierà scoprendo di aver perso tempo e anche risorse perché a volte i sogni, se non li sai coltivare, hanno molte più chance di essere infranti che di giungere a coronamento.

La corsa alle Amministrative a Giardini Naxos è il manuale politico di tutto quello che non va fatto in politica, è un’elezione che sin qui andrebbe presa ad esempio, messa in dvd e insegnata ai bambini nelle scuole per far vedere loro tutto quello che non dovranno mai fare se un giorno dovessero farsi venire la malsana idea di candidarsi a sindaco della loro città. Bisogna sempre amare se stessi ma mai innamorarsi a tutti i costi delle proprie convinzioni. E se non condividi un percorso con qualcuno, poi rimani con il cerino in mano.

La storia è nota. A Giardini Naxos c’è chi è partito in largo anticipo un paio di mesi fa, ovvero il sindaco di Taormina, Cateno De Luca, che ovviamente non si candiderà lui e sceglierà il suo “fedelissimo” di turno, che nel caso sarà il “fedelissimo” per eccellenza, il geologo Salvo Puccio, da De Luca posizionato a direttore generale del Comune di Messina come “guardiano” dell’ora dimissionario sindaco Federico Basile e poi a direttore generale della Patrimonio Taormina, in un tandem affiatato con il co-sindaco di Taormina e presidente dell’azienda speciale, Massimo Brocato. Nel frattempo c’era stata anche la tentazione deluchiana di candidare a Giardini Naxos il sindaco di Santa Teresa, Danilo Lo Giudice, ma poi questa idea si è spenta perché si è aperta la possibilità all’Ars di un terzo mandato per i sindaci dei comuni sotto i 15 mila abitanti e poi si è verificato il gravissimo disastro provocato a Santa Teresa di Riva dal Ciclone Harry (e qui, ovviamente, diamo una solidarietà totale) e sarebbe stato impossibile dimettersi mentre c’è una città devastata dalla mareggiata. Ad ogni modo De Luca si è portato avanti con tre liste e sa che, oltre la narrazione da portare sui palchi sull’esperienza amministrativa del candidato, la corsa di Puccio avrà difficoltà oggettive e andrà sospinta. Il suo battesimo da politico dovrà essere accompagnato e “plasmato”, abituandolo intanto a scendere dai tre metri sopra il cielo e a diventare un volto popolare. Però bisogna dare atto a Puccio che si sta impegnando per calarsi nella parte, sta diventando sempre più social e sta seguendo i preziosi suggerimenti del suo leader sulle pose, le parole e i messaggi alla pancia dell’elettorato.

E dall’altra parte? Un valzer di quattro-cinque candidati che si rincorrono, si cercano e poi si scansano. Ma in primis spianano la strada al piano di De Luca per la “presa di Naxos”. Ciascuno va per la sua strada e nessuno realizza che sin dalle stagioni del Mesozoico, l’unione fa la forza, la divisione non porta da nessuna parte. Un ragionamento scolastico che sarebbe stato colto anche dalla buonanima di Marcellino pane e vino. Ma non dagli anti-deluchiani naxioti che prima di contrapporsi al candidato di De Luca si danno battaglia tra loro con il rischio concreto di andare incontro a una probabile prospettiva di sostanziale debacle che li attende inesorabile al varco o all’orizzonte. Fate voi.

E tuttavia, forse, l’elemento più interessante, il più malizioso di questa noiosa campagna elettorale, arriva proprio dalla gente che – da una parte e dall’altra – si chiede come mai tutti i vari anti-deluchiani si stiano ostinando a partire dalla premessa non derogabile dell’“io mi candido, voi seguitemi”. E’ tutta una questione di incrollabile volontà dei vari candidati a scendere in campo o c’è di più? E’ pensabile che nessuno riesca a rendersi conto di banali ragionamenti politici che verrebbero compresi anche dalla “donna Peppina”di turno? E le segreterie politiche o i parlamentari di turno che ruolo hanno in questa serenissima confusione imperturbabile di Giardini Naxos? C’è chi spinge avanti i propri “cavalli”, chi li molla e chi prova a fare entrambe le cose?

Volendo bene a tutti, che sono persone splendide che conosciamo e stimiamo, ci si dovrebbe domandare se qualcuno sia stato forse sfiorato dal dubbio che sotto il cielo di Giardini Naxos non ci sono in campo i Moro, Berlinguer, Sturzo, De Gasperi, Craxi, Andreotti e Berlusconi e la partita per la sindacatura non è una lotta tra titani della politica?

Ecco che spunta una voce che in paese si fa insistente, al confine tra fantasia e realtà, dove in alcuni casi l’impossibile diventa un punto di vista. I soliti malpensanti sussurrano che dietro alla frammentazione dei candidati dell’area anti-deluchiana, in verità, ci possa essere un sostanziale “patto di non belligeranza” tra un pezzo di centrodestra e De Luca. Un patto inconfessabile da smentire e che nessuno, ovviamente, ammetterebbe mai, nel quale può bastare il far ballare tutti contro tutti per portare la partita a dama. E allora questi malpensanti sostengono che, in pratica, Giardini Naxos potrebbe essere lasciata a De Luca o perlomeno qualcuno potrebbe aver scelto o magari indicato di non dare troppo “fastidio” in questa campagna elettorale, con lo stesso De Luca che a sua volta verrebbe invitato ad allentare la morsa su altri fronti politici. La politica è compromesso, da sempre e gli accordi non rivelabili si sono sempre fatti sin dalla notte dei tempi. E’ una legge non scritta a cui nel Messinese non sfuggono i comuni della Ionica e nemmeno quelli della Tirrenica. Il terreno della lotta a volte si perimetra alle grande città (vedi Messina) e poi nelle periferie le guerre possono prendere altre traiettorie. Il sindaco di Taormina, ad esempio, tra una metamorfosi e l’altra, ha buoni rapporti con i poli opposti dell’arco costituzionali. Ci sono sempre “cavalli di Troia” a Levante e a Ponente. Anche tra i “nemici”. E’ l’abc della politica.

E d’altronde, come diceva proprio Giulio Andreotti, “A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina” e qualche indizio non manca. Si sono viste presenze in questa campagna elettorale che sono passate dall’“avanti tutta” al fate “ad agio”. Altre figure che ci sono ma non ci sono. Ad un anno dalle Regionali le interlocuzioni possono prendere parabole impensabili e possono esserci posizioni opposte anche all’interno di un partito. Insomma: “armiamoci e partite”. Perché comunque poi vada sarà un successo. Con i propri cavalli o con quelli con cui si potrà dialogare.

Chissà se è così o se si tratta di voci senza alcun fondamento, noi ci limitiamo a registrare questa voce, anche se un’idea abbastanza chiara ce la siamo fatta e i dettagli ce li teniamo per noi, anche non dover perdere tempo prezioso a rispondere a eventuali smentite (finte) di circostanza. In fondo, la Sicilia è stata e sarà sempre la terra dei Gattopardi. Un posto dove i territori diventano una roccaforte, e ciascun pezzo di una provincia ha le sue dinamiche consolidate e i propri equilibri da non scalfire. La politica è un pò come il cinema. La fantasia va oltre la realtà ma anche viceversa. Combattiamoci ma poi vogliamoci bene…

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