Nella polemica tra Cateno De Luca e Matilde Siracusano si inserisce una figura che ha fatto cose importanti a Messina e che adesso è componente del Nucleo per le politiche di coesione della presidenza del Consiglio dei Ministri. E’ Carlotta Previti, l’ex vicesindaco di Messina al tempo in cui il sindaco era proprio De Luca, una protagonista indiscussa di quella stagione politica che, non a caso, dopo le sue dimissioni da Palazzo Zanca è stata chiamata nella capitale.
La stimata professionista ora prende posizione a difesa di Matilde Siracusano e non risparmia bordate all’attuale sindaco di Taormina e al dimissionario di Messina.
“Nel confronto politico – spiega Previti – sarebbe opportuno distinguere tra legittima dialettica e riscrittura opportunistica della storia recente. L’elezione dell’attuale sindaco Basile è stata il risultato di una scelta politica esplicitamente rivendicata da De Luca come dimostrazione della propria forza elettorale. Un consenso trasferito, un mandato derivato e non maturato attraverso un percorso politico autonomo. È un fatto, non un giudizio”.
Poi l’affondo di Previti: “Ciò non mette in discussione la legittimità democratica dell’elezione, ma ne ristabilisce la proporzione politica. L’autorevolezza, infatti, non nasce per investitura: si consolida attraverso scelte autonome e mai eterodirette”.
“Diverso è il percorso dell’on. Matilde Siracusano – continua Previti -, costruito su un radicamento autonomo e su atti concreti per il territorio fra cui la legge speciale per il risanamento delle baraccopoli con oltre 100 milioni di euro, il rilancio del Ponte sullo Stretto nell’agenda nazionale, i primi 20 milioni per la bonifica della Zona Falcata, il ruolo da Sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento che le ha consentito di facilitare iter normativi e tradurre interlocuzioni politiche in misure operative per il territorio”.
“Qui sta la differenza – conclude l’esperto del Governo Meloni -: tra chi interpreta un ruolo assegnato da altri e chi costruisce un percorso politico autonomo riconosciuto. Il confronto è legittimo. L’aggressività verso chi produce risultati, spesso, è solo il sintomo di una grande fragilità e identità politica. La memoria, in politica, serve esattamente a questo: a ricordare da dove si proviene”.


