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Naxos 2026, gli anti-De Luca dal divano avranno capito che divisi allo specchio rischiano un’altra Taormina 2023?

GIARDINI NAXOS – Cateno De Luca apre le danze per la “presa di Naxos” ma il sabato che apre la campagna elettorale consegna subito un bivio ineludibile anche e soprattutto ai protagonisti virtuali della serata: tutto l’ampio fronte politico locale degli anti-De Luca che vorrebbero contrastare l’avanzata del sindaco di Taormina ma non hanno ancora capito come farlo.

La ciurma politica giardinese, dal divano di casa, si sarà resa conto che rischia di farsi “cuocere” a fuoco lento in casa propria e potrebbe fare la stessa, identica, fine della politica taorminese?

La corsa è ancora è al primo chilometro, non è neppure l’alba, ma qualcosa già si percepisce in maniera chiara e netta. La politica giardinese s’approssima a vivere una campagna elettorale che stavolta non la vedrà in controllo della situazione. De Luca gioca d’anticipo come da sua abitudine, manda in scena il suo manuale rodato della contesa e vuole farsi rincorrere da chi non è abituato a inseguire. Da chi sinora ha sempre avuto campo libero e la partita l’ha giocata a ritmi compassati, seguendo schemi che ora sono cambiati.

L’happening di piazza municipio è stato l’anticipazione premonitrice di un’elezione in cui da una parte ci sarà De Luca (con chi per lui) che vuole la bandierina di Sud chiama Nord a Giardini per completare la colonizzazione politica della zona ionica, ha bisogno di un successo per togliersi dalla spalla la “scimmia” del doppio disastro Monza-Europee e rilanciarsi verso le Regionali 2027. Dall’altra parte ci sarà la politica giardinese, che ha due prospettive davanti a sé: se vince conserva le chiavi del paese, se perde si fa “cacciare” da casa per i prossimi 10 anni. La terza via stavolta non c’è.

De Luca farà la sua campagna elettorale battendo sul tema (prevedibile) del “cambiamento” mentre i suoi avversari ad oggi si specchiano con la spocchia vanesiana di chi si considera vincente ma non si è ancora accorto che sotto i piedi s’affaccia uno strapiombo. I vari avversari di De Luca parlano, con disinvoltura, nei bar di tre, quattro, cinque candidature e altrettante liste. Si dividono ma sono uniti da un identico destino. Hanno tutti una sola strada per salvarsi: o dichiarano conclusa la stagione della faida di quartiere – “io mi candido, con te non vado”- e realizzano che la loro unica chance è quella della sterzata col “mutuo soccorso” delle larghe intese oppure si troveranno davanti al muro del malcontento, un Everest duro per chiunque da scalare, a mani nude. A Giardini ricordano il copione politico di Taormina 2023?

“Giardini non è Taormina”, “Qui il candidato non è De Luca e perdono”, “Sappiamo dove prendere i voti”, “De Luca è finito”, “Ormai la gente ha visto quello che è successo a Taormina”: gli anti-De Luca si beano baldanti e non tremanti del mantra di queste considerazioni e nei commenti della domenica mattina al bar va già in hype il motivetto “…Al comizio c’erano solo i taorminesi…” (che in effetti c’erano…). Ma gli avversari di De Luca ad oggi chi e quanti sono esattamente? Non è dato sapere. Che strategia hanno e come vogliono metterla in campo? Non lo sanno forse neanche loro. Avranno realizzato che questa è una campagna elettorale diversa dalle altre e che anche rispetto al 2020 sarà un’altra era geologica? Forse sì, più probabilmente no. Pensano che sia iniziata la solita campagna elettorale da giocare a “nascondarello”, per poi proporsi tre mesi prima del voto, in modalità “cotto e mangiato”, mentre c’è chi è già partito un anno prima?

De Luca intanto si porta avanti, si prende la piazza e vuole far capire che la sua è l’unica proposta nuova. Tocca la pancia dell’elettorato sapendo che lì c’è la delusione per i fallimenti di tutte le varie Amministrazioni.

Alla fine della fiera stavolta ci sono quelli che non credono più nella narrazione politica di De Luca ma prima ancora ce ne sono molti altri che si sono stufati più dei flop della politica locale e le delusioni delle passate tornate elettorali sono un fattore che pesa e con cui bisognerà fare i conti. Ecco perché la competizione giardinese potrebbe anche prendere una direzione non troppo difficile da immaginare.

Occhio a non capire il sentiment della gente. Chi lo fa vince, chi non lo fa resta con la tastiera e un pugno di mosche in mano. La storia la scrivono quelli che guardano oltre se stessi e comprendono quello che c’è davanti e attorno. Gli altri la storia, al massimo, potranno andare a leggerla.

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