Il centrodestra siciliano prosegue la sua marcia di avvicinamento alle prossime elezioni Regionali a passo blando, diviso nelle strategie dei suoi interpreti e nelle dinamiche che separano ormai in maniera netta il presente dal futuro, il governo Schifani e uno schieramento che nella corsa al voto, quasi certamente, non sarà più guidato dall’attuale governatore.
La maggioranza di Schifani ha ancora un anno davanti a sé, almeno a guardare il calendario ma la prospettiva che si delinea è quella del voto anticipato ad aprile, qualche mese prima della scadenza naturale della legislatura fissata per settembre del 2027. E d’altronde aprile sarà anche il mese in cui si voterà per le Politiche e anche se nessuno oggi lo dice tutti sanno che sarà così.
Forza Italia spinge per guidare ancora la coalizione di centrodestra ma Schifani è destinato a non essere il candidato, perché il quadro politico ricalca con tante analogie quell’estate del 2022, quando Nello Musumeci dovette rinunciare ai suoi propositi di ricandidatura perché i partiti di maggioranza lo ritennero “divisivo” e non fu possibile raggiungere un’intesa per mettere tutti insieme sul bis del governatore uscente. E come Musumeci anche Schifani potrebbe così tornare a Roma per ricoprire un’altra posizione di prestigio. Resta da vedere e da capire quale potrebbe essere la ricollocazione politica dell’ex Presidente del Senato.
La figura che avanza a fari non troppo spenti e che è pronto a metterci la faccia per rilanciare le ambizioni del centrodestra siciliano è Giorgio Mulè, attuale Vicepresidente del Senato, politico che si è dimostrato autorevole sul campo ma prima ancora giornalista vero di professione, uno dei pochi che oggi può essere considerato a pieno titolo un “uomo forte” in Forza Italia, perché il suo percorso credibile e un’immagine positiva se li è costruiti facendo la gavetta. Ha un rapporto solido con la famiglia Berlusconi ma i suoi spazi se li è conquistato facendo gioco di squadra: aveva a suo tempo la stima di Silvio Berlusconi e oggi viene apprezzato anche dai figli Marina e Pier Silvio.
Mulè non è il tipo che si fa tirare per la giacchetta e non ama doppiogiochismi. Ha dato disponibilità ad essere della partita ma ha pure aggiunto subito che non si farà portare a spasso e che ci sono tempi, scadenze e presupposti ineludibili. La scelta del candidato è un passaggio che non potrà trascinarsi ad oltranza e andare per le “calende greche”, e allo stesso modo bisogna remare tutti dalla stessa parte, senza tirarsi appresso l’eco politico pericoloso di imboscate “cambogiane” o infingimenti in salsa isolana.
Chiarezza, tempismo e condivisione d’intenti sono, insomma, la chiave a tripla mandata che Mulè considera humus e condicio sine qua non per caricarsi sulle spalle la sfida delle Regionali in Sicilia. Una corsa non semplice e nella quale stavolta il centrodestra non può dare per acclarato l’esito e non ha certezza di vincere. Il rischio fatale, semmai, è quello di affidarsi a candidature che potrebbero essere percepite come deboli dagli elettori. I sondaggi, d’altronde, non sono “vangelo” ma qualche indicazione la danno sempre e in questo caso emerge già da mesi che Giorgio Mulè viene considerato dai siciliani un profilo apprezzato, la figura (con)vincente che può compattare e rilanciare le ambizioni del centrodestra.


