GIARDINI NAXOS – Una morte che lascia un vuoto enorme e un dolore reso ancora più lancinante dagli strascichi di una vicenda che ora finisce sotto la lente di ingrandimento della magistratura. “Angelo era un uomo buono con tutti, è entrato in ospedale per un intervento di routine e non è più tornato a casa, ora vogliamo sapere perché, come faremo senza di lui?”: è la straziante testimonianza a TN24 della moglie di Angelo Catanzaro, il 65enne di Giardini Naxos deceduto l’11 agosto scorso all’ospedale Papardo di Messina. Sulla sua tragica scomparsa la famiglia ha presentato una denuncia e questa triste storia si lega ai casi di morte sospetta nel presidio messinese sui quali indaga la Procura della Repubblica di Messina.
Il 23 novembre scorso i Carabinieri del NAS di Catania e della Compagnia Messina Centro hanno eseguito un decreto di sequestro, emesso dal GIP del Tribunale di Messina, su richiesta conforme della locale Procura della Repubblica, di due sale operatorie del Reparto di Cardiochirurgia dell’Ospedale “Papardo”. Il provvedimento scaturisce dagli accertamenti condotti, su delega dell’Autorità Giudiziaria, dai Carabinieri, dopo le querele presentate dal settembre scorso dai familiari di alcuni pazienti che, sottoposti a intervento di cardiochirurgia presso l’ospedale, erano deceduti a distanza di pochi giorni dall’operazione per infezioni tipicamente ospedaliere, come riferiscono i carabinieri. I casi sono sei ma adesso emerge la vicenda di Angelo Catanzaro, che sarebbe il settimo caso, cronologicamente il primo.
Saranno gli organi competenti, e dunque la magistratura, a fare luce sui fatti, ad accertare tutto e a stabilire nelle sedi opportune cosa è successo e se vi sono eventuali responsabilità in queste morti sospette. Nel frattempo registriamo la straziante testimonianza dei familiari di Angelo Catanzaro, che affrontano l’immenso dolore per l’incolmabile la perdita di un uomo conosciuto non solo a Giardini Naxos ma in tutto il comprensorio di Taormina e nell’etneo. Un uomo stimato e generoso, una persona perbene, dedita agli affetti, alla famiglia, e al lavoro, e che a lungo ha insegnato ai ragazzini il calcio e la vita in una scuola giovanile.
Ai microfoni di TN24 ecco la moglie Anna e il fratello Gianni. Ci raccontano questa vicenda con la morte nel cuore. Nelle loro parole c’è un’atroce sofferenza, ma anche tanta dignità e una commovente forza d’animo. L’amore per Angelo spinge questa famiglia a voler lottare affinché si possa arrivare alla verità, affidando alla giustizia il compito di stabilire come sono andate le cose.
Angelo e Anna hanno trascorso un’intera vita insieme, mano nella mano, fianco a fianco, 45 anni di amore e di rispetto. Sognavano di festeggiare le loro nozze d’oro. Quel sogno si è infranto contro un amaro destino.
“Ci hanno detto che era un intervento di routine – dichiara a TN24 la signora Anna -, lo abbiamo salutato senza nemmeno dargli un abbraccio. Mi diceva perché non mi abbracci, perché non mi dai un saluto. Volevamo essere prudenti in quel contesto, in attesa di vederlo tornare a casa, invece mi è rimasto lo scrupolo di avergli detto addio senza nemmeno poterlo abbracciare. Angelo era la mia vita, la mia luce. Era buono con tutti e oggi lo piangono tutti. Tante persone lo conoscevano, non solo a Giardini Naxos ma nell’intero comprensorio. Lo piangono tutti”. “Era sempre sorridente, disponibile, Angelo non meritava questa fine“.
“Vedo le foto di mio fratello e mi fa molto male, rivedere quelle immagini e parlare ora di lui così. C’era un grande rapporto tra noi. Io ho perso un altro familiare 6 anni e per me è una ferita che non è mai risanata. I ragazzi mi incontrano e per la somiglianza con mio fratello pensano che io sia lui, mi salutano chiamandomi mister. Non eravamo gemelli ma vedendo me vedono mio fratello ed è una cosa che mi colpisce ancora di più”, afferma il fratello Gianni, che poi aggiunge: “Per noi è una tragedia, vogliamo che altre famiglie non debbano mai vivere quella sofferenza che stiamo affrontando noi”.
“Ringraziamo di cuore tutti coloro che ci stanno dando sostegno e ci fanno coraggio, anche a nome di Luca, Fabrizio e Antonio (i figli di Angelo Catanzaro, ndr) Stiamo vivendo una sofferenza enorme. Ci siamo trovati dentro un incubo”.
“Angelo stava bene, ed è morto in questo modo e con il desiderio di un abbraccio. Ora come facciamo ad andare avanti? E’ difficile. La sofferenza è enorme. Vogliamo giustizia”.


