Giorgia Meloni scende in campo per il Referendum del 22 e 23 marzo. La Premier “Non farò la fine di Matteo Renzi”, è il mantra della Premier che non vorrebbe ripetere l’impresa “kamikaze” del leader di Italia Viva, che nel 2016 si è giocato il destino del suo governo e la sua stessa parabola politica personalizzando proprio una consultazione referendaria.
Ma, allo stesso tempo, Meloni sa che se dovesse perdere sulla riforma della giustizia si acuirebbe il “fuoco incrociato” delle opposizioni sull’esecutivo, obbligandola ad affrontare la parte finale della legislatura in piena burrasca. E allora – come ha rimarcato Il Messaggero – Meloni ha deciso di “mettrci la faccia per il sì” e ha posto “in agenda un evento con gli altri leader di maggioranza”. La leader di Fratelli d’Italia sarebbe anche pronta a “bastonare la magistratura ogni qual volta presti il fianco”. Insomma in quelle circostanze in cui Meloni realizzerà che si aprirà un varco per un affondo.
Il timore – sempre come evidenziato da Il Messaggero – è anche legato al “fuoco amico degli alleati, che, in caso di sconfitta, potrebbe rivelarsi fatale”. Perché, “come recita un antico adagio, sono in tanti disposti a prestarti l’ombrello se il tempo è sereno e di nubi all’orizzonte non se ne vedono. I guai arrivano quando c’è da trovare riparo sotto la pioggia. Tanto più che lo tsunami Vannacci ha complicato il quadro, costringendo la Lega a spostarsi più a destra di quanto già non fosse per evitare di farsi rosicchiare l’elettorato dal generale. Con Fdi che non intende restare a guardare, e Fi pronta a battagliare con il Carroccio come mai prima, complice il timing delle urne ormai fattosi sempre più serrato”.
Così Meloni si giocherà la partita del referendum senza personalizzarlo troppo ma dalla prima linea della battaglia. Una scelta di campo, una mossa inevitabile.


