“Schlein e Renzi vengano con me a Kiev”. L’appello arriva da Carlo Calenda, il leader di Azione che nei giorni scorsi si era avvicinato al centrodestra con la presenza ad un evento di Forza Italia ed era stato poi al centro di un acceso dibattito tra chi si era espresso con favore a questa possibile svolta e chi l’aveva criticata anche dall’interno della maggioranza.
Ora il piano di Calenda sembra destinato a ribaltarsi. Calenda ribadisce di voler stare al centro e che si limiterà ad accorsi nei territori, alle Amministrative e alle Regionali. Ma le Politiche rischiano di diventare una “spada di Damocle” sui futuro di Azione e lui lo sa.
L’addio di Roberto Vannacci alla Lega aveva fatto immaginare un’ulteriore accelerazione del percorso di avvicinamento di Calenda alla maggioranza di Giorgia Meloni. A spazzare via, però, almeno per il momento questa prospettiva è stato il voto alla Camera di ieri dei “Vannacciani”, che hanno dato la fiducia a Meloni e, in pratica, hanno svelato il piano del Generale, che vuole restare nella coalizione di centrodestra per portare in quel perimetro l’elettorato di estrema destra. E d’altronde Meloni non ha mai rivolto alcun pensiero critico in questi giorni a Vannacci e anche quello era stato un segnale.
Così Calenda non ha perso tempo e ha lanciato un segnale ai leader del centrosinistra a fare fronte comune sull’Ucraina. Un messaggio per difendere Kiev ma pure in vista delle elezioni del 2027.


