HomeEditorialiMartellate ai poliziotti, aggressori già a casa: giustizia o farsa?

Martellate ai poliziotti, aggressori già a casa: giustizia o farsa?

Gli aggressori (tecnicamente al momento “presunti”, per la legge) del poliziotto preso a martellate a Torino sono già liberi. Alzi la mano chi si sorprende. Nessuno ovviamente.

Un arresto ai domiciliari e due scarcerazioni con obbligo di firma. Questo è ciò che ha “partorito” lo Stato, con relativa decisione del Gip di Torino, sulle violenze dei giorni scorsi al corteo per Askatasuna. A questo punto appare evidente che non basterebbero nemmeno dieci riforme della giustizia e altrettanti referendum per sanare i problemi della giustizia italiana e rivoltarla come un calzino, da cima a fondo.

Se questa è la giustizia, andiamo al mare e non ne parliamo più. Soffermiamoci, anzi, sottovoce sul tema e non facciamo nemmeno troppo “scruscio” perché se all’estero dovessero accorgersi che circondare un agente di Polizia, prenderlo a calci, pugni e martellate e farlo oggetto di puntatori laser per accecarlo, non è un reato che vale la detenzione in carcere, beh, ci riderebbero in faccia ma soprattutto ci prenderebbero per un Paese che non ha alcuna autorevolezza e non conosce il rigore. O peggio ancora ci considererebbero uno Stato che si fa prendere a schiaffi senza reagire. E avrebbero tutte le ragioni del mondo per riderci in faccia.

Insomma, la morale della favola, è che in Italia, tra cavilli e attenuanti varie, si continua a percorrere la via di una giustizia che non fa mai giustizia. Bisognerebbe chiedersi se, a questo punto, la si può ancora considerare giustizia o se, invece, siamo a tutti gli effetti alla farsa. D’altronde è diventato un copione prestabilito, con la Polizia e i Carabinieri che arrestano il malvivente di turno, che poi viene prontamente rimesso in libertà 10 minuti dopo. Qui il reato si è consumato sotto l’occhio di una telecamera e non ci sarebbe niente da interpretare. Invece si ripete il solito copione del “tutti a casa”. E, come detto, ormai nessuno si meraviglia. Liberi, nudi alla meta e tanti saluti alla certezza della pena.

Diventa inutile, quasi noioso, approfondire un tema nel quale è evidente che lo Stato non può dare queste risposte deboli di fronte a soggetti che non si fanno scrupolo ad aggredire un poliziotto in quel modo. E questa stessa indulgenza non può valere in altri casi di analoga gravità. E ci vengono in mente pure reati gravi che vengono sempre più spesso compiuti ai danni di minori e quelli contro le donne. Questa giustizia che giustifica puntualmente chi delinque non piace agli italiani e non fa bene nemmeno a quelli che applicano un tale metro di valutazione che sprofonda nell’assurdità totale. O si cambia o si affonda, la terza via non c’è.

Le forze di polizia – come bene evidenziano i sindacati – hanno tutte le ragioni ad incazzarsi e sentirsi prese in giro da questa situazione. Non c’è più una giustizia da riformare. Non è una questione di Sì o No al referendum perché non si risolverà nulla comunque neppure con quella riforma. Il punto è un altro. Se questa è la giustizia, va azzerata, ripensata e riscritta dalla prima all’ultima pagina. Non è in gioco il futuro della giustizia italiana, c’è in ballo la credibilità di uno Stato.

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