“Riflettere su pagine buie del nostro passato” è il monito lanciato dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, in occasione della celebrazione, al Quirinale, del Giorno del Ricordo. Mattarella ha evidenziato nella cerimonia odierna al Quirinale: “Ci incontriamo per rinnovare la Giornata del Ricordo: occasione solenne, che invita a riflettere su pagine buie del nostro passato, per conservare e rinnovare la memoria delle sofferenze degli italiani d’Istria, di Fiume, della Dalmazia, in un periodo tragicamente tormentato della storia d’Europa”, e ha poi aggiunto: “Di quella stagione, contrassegnata da una lunga teoria di uccisioni, arresti, torture, saccheggi, sparizioni, le foibe restano il simbolo più tetro e nessuna squallida provocazione può ridurne ricordo e dura condanna”, ha sottolineato. Per il capo dello Stato “la memoria storica è un atto di fondamentale importanza per la vita di ogni Stato, di ogni comunità”.
Ma soprattutto c’è una frase pronunciata da Mattarella sulla quale vogliamo fare una riflessione: “Ogni perdita, ogni sacrificio, ogni ingiustizia devono essere ricordati”. Ha ragione e fa bene a dirlo Mattarella. Eppure qui non possiamo esimerci, dal richiamare l’attenzione su altri morti che continuano ad essere dimenticati dalla storiografia “ufficiale”. C’è una ferita impressa nella carne della popolazione meridionale e che tuttavia viene ignorata dallo Stato.
Stiamo parlando di Fenestrelle, la grande muraglia piemontese, una fortezza che si allunga per oltre 3 km sino a quasi 1800 metri d’altezza sulle montagne che dominano la Valle del Chisone. E’ il luogo dove comincia e finisce una storia dimenticata del nostro Risorgimento. Lì dove decine di migliaia di italiani, tra il 1860 e il 1870, vennero tenuti prigionieri, deportati e uccisi da altri italiani. E’ la tragedia dei meridionali del Regno delle Due Sicilie.
Questa vicenda l’avevamo scritta e affrontata già in passato, nel 2011, quando l’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano (meridionale di Napoli), in modo incomprensibile e inaccettabile, decise di non ricordare i morti di Fenestrelle nelle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. E purtroppo ancora adesso nulla è cambiato e si continua ad attendere una svolta in un tempo in cui al Quirinale c’è un altro presidente che pure lui è meridionale come noi, Sergio Mattarella, siciliano di Palermo.

Non ci aspettiamo che i libri di storia italiana parlino di Fenestrelle, ci siamo rassegnati a questa omissione e addirittura qualche pseudo-studioso di parte vorrebbe ribaltare la verità tentando di far credere con una disinvolta versione negazionista che quell’orrore non è mai esistito e le vittime furono 4 o 40 (sul numero esatto devono ancora mettersi d’accordo…). Si vuol elevare al rango di versione “veritiera” dei fatti quella di alcuni ricercatori piemontesi asserendo che “non è soltanto opera di storia, ma necessario intervento civile”, che “smonta una invenzione”, per convincerci che un lager fosse insomma “un’oasi felice”. Ma in questa epoca della tecnologia in cui tutto si può apprendere anche attraverso la Rete, ognuno può documentarsi e farsi un’idea compiuta e allora è giusto raccontare alle giovani generazioni il dramma censurato di almeno 32 mila soldati inviati in due campi di concentramento, a San Maurizio Canavese e Fenestrelle e che da lì non sono mai usciti vivi.
Affinché l’orrore non possa mai più ripetersi, è importante far conoscere ai giovani la tragica fine di uomini rinchiusi a Fenestrelle in condizioni durissime, in un carcere di massima sicurezza per la detenzione dei soldati borbonici, costretti al patimento più cinico ed estremo del freddo (sopraffatti in molti casi da Tisi Polmonare) Persino vetri ed infissi venivano asportati perché subissero i rigori massimi del gelido inverno. Quelli che sopravvivevano agli stenti e alle privazioni furono assoggettati ad una morte atroce: i corpi venivano sciolti nella calce viva collocata in una grande vasca nel retro della chiesa all’ingresso della fortezza. Neppure la pietà di una tomba fu loro concessa.
Ancora adesso si continua a ignorare la mattanza di quelle vittime di spietata brutalità, sebbene si tratti di una pagina di inumana ferocia, persino sfociata in episodi descritti di cannibalismo. E’ una brutta pagina sulla quale ci sarebbe ancora da indagare e capire. La storiografia di parte si ostina a far finta di niente.
Ma oggi non ci può essere iniquità della memoria. Non ci si può voltare dall’altra parte all’infinito, se davvero si vuole chiudere il conto con il passato e con la questione meridionale. Qualcosa vorrà pur dire quello che scrisse Giuseppe Garibaldi in una lettera all’anziana amica Adelaide Cairoli, nel 1868: “Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio”.
L’auspicio, perlomeno il nostro, è che lo Stato Italiano possa trovare il coraggio di fare un passo in discontinuità, riconoscere finalmente le vittime di Fenestrelle e onorarne il ricordo come meritano. Non esistono morti di Serie A e di Serie B. Siamo tutti uguali e lo saremo ancora di più davanti a Dio.


