TAORMINA – Dopo un mese da incubo, la politica taorminese riprende fiato e ora segue con attenzione l’evolversi della situazione che sta riguardando Cateno De Luca, colto lunedì scorso da un malore e ricoverato in ospedale, poi dimesso giovedì scorso ma non ancora pronto a rientrare sulla scena.
Al netto dei formalismi e dei sussulti d’affetto con gli auguri di buona guarigione (in qualche caso di circostanza), in realtà negli ambienti politici locali le riunioni – le cosiddette “sedute spiritiche”, come le ha definite De Luca stesso – non si fermano e ora cominciano ad avere all’ordine del giorno le riflessioni sulle condizioni di De Luca e su quelle che saranno le valutazioni che il parlamentare di Fiumedinisi farà una volta ristabilitosi.
In buona sostanza, l’aspettativa non troppo tacita è che De Luca, a questo punto, possa ripensarci sull’opportunità di candidarsi a sindaco e chiamarsi fuori, desistendo dalla volontà di scendere in campo alle elezioni Comunali a Taormina.
“Si ritira, lo annuncia l’8 dicembre, forse anche prima”, fa sapere addirittura uno dei più accreditati candidati a sindaco taorminesi, dichiarandosi certo della cosa e aggiungendo: “L’ho saputo da uno del suo gruppo”.
Chiacchiere in libertà e si vedrà poi come andranno davvero le cose. Bisognerebbe fermarsi un attimo e scindere la politica dalle vicende personali e soprattutto dalle dinamiche personali e di salute, che meritano rispetto e non speculazioni. Si dovrebbe trascendere da quel clima di eterna contrapposizione che invece a Taormina è sempre il sale dello stupidario paesano. A Taormina certe attitudini non passano mai di moda e non occorre ricordare che nel 2006 e poi nel 2007 c’era chi si spartiva al chiaro di luna poltrone e pezzi di città mentre sul tavolo c’erano le cartelle cliniche di due sindaci che da lì a breve sarebbero poi scomparsi. In questa circostanza la situazione è evidentemente diversa e c’è un politico che presto si ristabilirà e tornerà a fare la sua parte, ma per certi versi il copione del “The Show Must Go On” in salsa taorminese si ripete.
Ci si aggrappa alla prospettiva del possibile forfait di De Luca con la consapevolezza che questa ipotesi rimetterebbe la partita delle prossime elezioni sul binario di una sfida casalinga, restituendo il pallino del gioco e soprattutto le redini della città in mano a quella politica taorminese che da 35 giorni a questa parte è stata frustata, presa a schiaffi e messa alla corde. Ne è venuto fuori un susseguirsi, a tratti schizzofrenico, di tentativi di riposizionarsi e provare a compattare chiunque e a qualsiasi costo, dentro un fronte unico da contrapporre all’invasore, sotto il vessillo della cosiddetta “taorminesità”. E’ scattato il rito del “chi ce l’ha più lungo” e una ricerca spasmodica dell’autista del carro. Diversi attori protagonisti della politica locale dell’ultimo ventennio sono andati in confusione, altri sono finiti a loro volta ai margini della contesa. A Taormina, – nella capitale del turismo siciliano -, dopo 14 anni è stato rispolverato l’inno del Piave, al grido di battaglia del “Non passa lo straniero”.
In questa rappresentazione tragicomica dell’agone politico taorminese ci sarebbe, in fondo, da sorridere se non ci fosse quasi da piangere nel vedere la città più ricca (e più bella) della Sicilia sprofondata il 22 luglio 2021 nel dissesto finanziario, con un’intera classe politica che fa finta di niente, si rimpalla qualche sterile accusa una tantum, pensa ossessivamente a De Luca anziché preoccuparsi dei problemi del paese, ma se ne guarda bene dal chiarire alla gente le responsabilità dell’avvenuto fallimento contabile del Comune. Avanti tutta, un fallimento con 66 milioni di debiti è stato solo un incidente di percorso.


