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Il doppio gioco sul Ccpm: c’è chi va al presidio delle mamme e poi “tifa” e trama per lo scippo a Taormina

TAORMINA – La vicenda del Ccpm Taormina si avvia, giorno dopo giorno, verso l’atto finale della lunga attesa sul destino del reparto. Nel frattempo non passa inosservata e merita uno spunto di riflessione il velo di ipocrisia che caratterizza l’azione di alcuni sostenitori “farlocchi” del Centro di Cardiochirurgia Pediatrica di Taormina.

Le famiglie proseguono il loro presidio davanti all’ospedale San Vincenzo per difendere il centro di eccellenza gestito dal “Bambino Gesù” di Roma. E nel frattempo, dopo che il nostro giornale ha acceso i riflettori su questa protesta – che per quattro giorni era passata (volutamente) in silenzio ed era stata (scientificamente) ignorata dalla politica, proprio dalle mamme e dai papà dei bambini in cura alla Cardiochirurgia di Taormina si stanno vedendo e si vedranno soggetti che non sono per niente dei sostenitori della conferma e stabilizzazione del centro specialistico a Taormina, e che tuttavia vengono qui ad omaggiare per pura facciata i genitori. Parole di circostanza e rassicurazioni che stridono e stonano con i comportamenti fuori dall’alveo di quell’attestato di solidarietà.

C’è chi va al San Vincenzo e stringe la mano alle mamme, poi magari ha pure la faccia di firmare la petizione per difendere il reparto, ma 10 minuti prima e dopo tifa e/o si dà da fare per l’approdo del Ccpm al “Papardo” di Messina, e chi fa la stessa cosa per il Policlinico di Catania. Perché poi, magari, se dovesse maturare uno di questi scenari, si potrà sempre tirare fuori lo slogan di circostanza che il Ccpm è stato comunque salvato dalla chiusura. Salvato ma (ovviamente) scippato. Ed è questo che accadrà? Noi speriamo di no ma il rischio c’è. E i “doppio-giochisti” in questa storia non sono affatto pochi.

In fondo non c’è molto da aggiungere, perché poi chi arriva, per qualsivoglia motivo, addirittura a giocare e speculare sulla vita dei bambini si qualifica da sé. Ogni falsità è una maschera, e per quanto la maschera sia ben fatta, si arriva sempre, con un po’ di attenzione, a distinguerla dal volto. E’ solo una questione di tempo.

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