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I tagli all’ospedale di Taormina sono il manifesto del fallimento politico di De Luca a Taormina

“Una bella storia a lieto fine. Il CCPM rimarrà a Taormina. Abbiamo fatto un buon lavoro”. Le frasi che avete letto sopra non sono state pronunciate da un marziano sceso sulla Terra in gita turistica. Sono state scritte il 17 settembre scorso – in un suo post social – dal sindaco di Taormina, Cateno De Luca, poche ore dopo la serata sul CCPM al Teatro Antico di Taormina del 16 settembre scorso. Peccato che il 24 settembre 2025, esattamente una settimana dopo quei festeggiamenti, la Giunta regionale abbia deliberato la nuova rete ospedaliera regionale e la proposta contiene l’accorpamento “funzionale” del Ccpm al “Papardo” di Messina ma soprattutto l’individuazione della Cardiochirurgia di Taormina come Centro Spoke e del Civico di Palermo come Centro Hub, struttura cioè di riferimento per la Cardiochirurgia Pediatrica in ambito regionale. Per dirla con le stesse, corrette, valutazioni fatte il 29 settembre dalle famiglie dei bambini in cura al Ccpm: siamo di fronte ad un depotenziamento. Ma quel piano contiene anche e soprattutto il taglio di altri 20 posti letto all’ospedale di Taormina, la cui dotazione complessiva scende da 179 posti a 159, dopo i circa 100 già persi negli anni passati. La permanenza in vita del Ccpm, a queste condizioni, appare in sostanza come un contentino che non basta. Non salvaguarda le eccellenze e le potenzialità della struttura nella propria interezza. Non era quello che si aspettava questo territorio e non era quello che meritavano la gente e i professionisti che lavorano in questo ospedale.

Insomma Palermo – ancora una volta – sforbicia e Taormina subisce senza colpo ferire. La Regione prende a “schiaffi” il “San Vincenzo” e anche l’attuale sindaco di Taormina si va ad aggiungere alla lunga lista dei vari amministratori che lo hanno preceduto. Tutti quelli che, più o meno allo stesso modo, i tagli li hanno subiti o accettati in religioso silenzio. Perché poi ci sono equilibri politici da rispettare e, alla fine della fiera, bisogna mettersi il cuore in pace e non fare troppo casino.

Ma qui il caso è ancora più significativo. De Luca arriva, di gran carriera, secondo alle Regionali del 2022 con un clamoroso 25% che ipoteca la sua futura conquista di Palazzo d’Orleans, nel frattempo stravince anche alle Comunali di Taormina ed entra nella fase in cui di solito basta stare fermi, immobili, ad aspettare il momento per raccogliere ciò che si è già seminato. E invece il politico di Fiumedinisi ha sbagliato tutto, s’è incartato in una presenza temeraria alle Suppletive del Senato a Monza e poi alle Europee del 2024 è crollato – in Sicilia – al 7,6%. Quindi ha messo in campo la strategia (obbligata) per uscire dall’isolamento – suo e di Sud chiama Nord – facendo “scoppiare” la pace con Schifani, dopo tre anni in cui aveva bombardato il governatore di attacchi senza tregua. E proprio nella fase in cui De Luca dialoga con Schifani, ecco che il governo regionale molla un altro siluro sull’ospedale di Taormina. Il 24 settembre arriva la delibera palermitana, e ad ora, quando sono trascorse due settimane, De Luca non ha fatto alcuna dichiarazione sull’argomento. Niente, non una virgola sul tema. Con un silenzio che fa rumore, ma del tutto in linea con il flop complessivo di tutti i 24 sindaci del Distretto Socio-Sanitario 32, che dovrebbero difendere la sanità di questo territorio (come accade nella zona Tirrenica di Messina) e non trovano il coraggio di imbastire nessuna azione di risposta nei confronti delle inaccettabili valutazioni compiute dalla politica palermitana.

Taormina si era affidata ad un sindaco che prometteva “ferro e fuoco” a difesa dell’ospedale San Vincenzo e che, a differenza dei suoi predecessori, poteva e doveva rappresentare una figura di svolta, nel doppio ruolo di sindaco e parlamentare, e con una forza politica in grado di dargli forza nelle interlocuzioni. Invece, ad oggi non è cambiata una virgola. Ci aspettava finalmente una difesa forte, autorevole ed efficace di Taormina rispetto alle trame politiche palermitane. Ma la stagione dei tagli e degli sgambetti al territorio prosegue, identica e inesorabile. Come prima. E adesso si rischia il punto di non ritorno.

D’altronde sono ormai trascorsi due anni ma è un’era geologica da quando De Luca, poche settimane dopo la sua trionfale elezione a sindaco di Taormina, la sera del 24 giugno 2023, arringava la folla a Giardini Naxos in una sua diretta social e prometteva le barricate per l’ospedale di Taormina. Ve lo ricordate? “Siamo pronti ad aprire la partita dell’ospedale di Taormina. Stiamo completando la documentazione. Non soltanto non si tocca la Cardiochirurgia Pediatrica ma ci dovete restituire tutto quello che ci avete rubato negli ultimi 10 anni. Questo è il tema. Non ci accontentiamo della Cardiochirurgia Pediatrica. Vogliamo tutto quello che ci avete depredato in 10 anni. Ecco come funzionano le vertenze. Questo è il rispetto che merita questo territorio”.

Di quelle barricate si sono perse le tracce. Poi il 14 luglio 2025, nella stagione della metamorfosi politica che l’ha portato ad un approccio più ecumenico verso la maggioranza regionale e che lo vede prossimo a rientrare nel centrodestra, De Luca ha cambiato posizione, ammettendo in Consiglio comunale a Taormina: “Non sono nelle condizioni di far recuperare all’ospedale di Taormina 10 anni di disattenzione”.

Quella stessa sera in aula consiliare De Luca aggiunse: “E’ stata prevista la stroke a Taormina, sono arrivati dei finanziamenti, ci sarà il potenziamento dei parcheggi e anche l’elisoccorso, stiamo discutendo le varie questioni e l’attenzione è al massimo. Sto cercando, di fronte ad interessi forti, in un ambito regionale, di salvaguardare le nostre eccellenze e di ottenere qualche elemento che possa salvaguardare quelle che sono le potenzialità del nostro ospedale”.

Morale della favola: verrà realizzata una bella pista di elisoccorso, i parcheggi saranno sistemati, nell’ambito di un accordo raggiunto con relativa convenzione tra Comune e Asp Messina (con il tramite di Asm). Bene, benissimo, ma poi a chi e a cosa serviranno i parcheggi se nel frattempo una parte non indifferente di utenza rischia di dover andare a curarsi altrove perché qui prosegue l’opera di smantellamento di un presidio che perde posti letto, ancora tagli ai reparti e pure il depotenziamento del Ccpm? Ah già, i parcheggi – come da convenzione – potranno tornare utili – nelle ore serali, specie d’estate – per garantire alla Città di Taormina una maggiore dotazione di posti auto alla città presa d’assalto dai turisti.

Insomma i posti letto di reparti chiave (come la Divisione Oncologica) se ne vanno, il Ccpm è ad un passo da un definitivo depotenziamento, i cittadini assistono all’assalto ad un ospedale che era un gioiello e che nel tempo è stato, pezzo dopo pezzo, goccia a goccia, smontato perché dà fastidio alla sanità delle città metropolitane di Messina e Catania. Tuttavia da queste parti permane una narrazione trionfale, dove in realtà di trionfale c’è poco o nulla. Neanche la fantasia più fervida. Nel romanzo politico deluchiano, ad oggi (poi domani chissà) c’è una battaglia che era stata promessa sull’ospedale di Taormina e che al momento è persa. Forse nemmeno combattuta.

A Taormina le tante criticità rimaste irrisolte sull’ospedale e la scure ora prevista nella nuova rete ospedaliera, rappresentano il manifesto del fallimento della stagione amministrativa di De Luca. Due anni e mezzo di governo della città in cui il confine tra la narrazione dell’Età dell’oro e la visione strategica dell’Era del feudo è come una montagna che ha partorito un topolino. Un flop che non sfugge ai vari illusionismi nè soprattutto viene compensato dalle poche cose buone che si sono viste.

De Luca, tra squilli di tromba e rulli di tamburi, si sta auto-appuntando sul petto tante medaglie, per lo più di cartone. La medaglia sull’ospedale di Taormina rischia di assomigliare a quella del Generale Custer. L’aura di infallibilità, sospinta dal furore placato della sfida al sistema, è già sfumata da un pezzo. Ma lui non se ne accorge. O forse, da politico intelligente, l’ha capito perfettamente. Ciak, azione. Avanti con la commedia. Tra non molto si vedrà quanta pellicola è rimasta.

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