Giorno del Ricordo: con gli esuli si commemorano le vittime delle foibe a Palermo CLICCA PER LE FOTO

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10 Febbraio 2022 Off Di emanuelecammaroto

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La tragedia della strage delle foibe, voluta dal maresciallo Tito, è uno di quegli eventi del Ventesimo secolo, accaduti sul confine orientale in terre italiane, dove venne negata l’umanità e, come ogni anno, la manifestazione del Giorno del Ricordo a Palermo, organizzata dagli esuli dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, si è svolta con la presenza delle massime cariche civili e militari presso la splendida Villa Martiri delle Foibe.

LE DICHIARAZIONI DELLE ISTITUZIONI

Come ogni anno, celebriamo oggi il «Giorno del Ricordo» per non dimenticare mai la tragedia delle Foibe, le fosse comuni in cui al confine nord-orientale furono massacrati migliaia di italiani ad opera dei partigiani comunisti jugoslavi del maresciallo Tito. Una pagina di storia che può sembrare lontana del tempo, ma su cui non può e non deve mai calare l’oblio”, dice l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà.

“Se da un lato parlarne rinnova un dolore quasi inenarrabile, dall’altro, invece, è doveroso perché è come squarciare, nuovamente, un velo “spesso” su una terribile verità che, per oltre mezzo secolo, è stata taciuta, con un’operazione abile e “scientifica”, da chi ha voluto negare ciò che era avvenuto. Come scrisse W.H. Auden, uno dei più grandi poeti inglesi: “Il male non è spettacolare, ma umano, dorme nel nostro letto e mangia al nostro tavolo”. Se ci rendessimo conto di questa dura e scomoda verità, forse, tutti assieme potremmo contribuire a una necessaria “ri-costruzione umana”. Dobbiamo sempre tenere a mente che noi siamo la nostra memoria che dobbiamo custodire e consegnare alle generazioni future, affinché simili crimini atroci non si ripetano mai più“, conclude.

“Ricordare il massacro delle Foibe è un atto di umanità perché l’oblio, e ancor peggio il negazionismo, sono disumani. E ritrovarsi in questa piazza è atto di omaggio nei confronti di chi ha subito le violenze dei comunisti di Tito che ritenevano di potere affermare con la violenza la loro supremazia”.  Lo ha dichiarato il sindaco Leoluca Orlando all amanifestazione.

Leoluca Orlando Gino Zambiasi Giorno del Ricordo

“Essere qui per fare memoria è la conferma del cambiamento di una città che ha scoperto non essere sufficiente la cultura del diritto ma che cerca, ogni giorno, di rispettare i diritti di ogni persona. Troppe volte le leggi sono in contrasto con i diritti. E abbiamo una Costituzione repubblicana, nata dall’antifascismo, che ci autorizza ad affermare i diritti contro le leggi disumane. E’ un cambiamento profondo, lo stesso portato avanti dall’Unione europea, straordinario esempio di un’unione di minoranze –  prosegue -. Oggi fare memoria delle minoranze è un inno all’Europa che ha saputo superare non solo i confini degli stati ma anche la logica delle maggioranze. La Costituzione repubblicana e l’Unione europea sono la garanzia migliore, nel cammino della città di Palermo, che ha cercato di andare oltre la legge affermando il rispetto dei diritti“.

Igor Gelarda

“Oggi ho partecipato, in rappresentanza del consiglio comunale di Palermo, alla manifestazione organizzata dall’Angvd che si è tenuta a Palermo per il giorno del ricordo dei Martiri italiani delle Foibe – dichiara il capogruppo della Lega a Palermo Igor Gelarda -. Migliaia di fratelli italiani vittime di Tito, il maresciallo assassino, e dei comunisti Jugoslavi. Come ogni anno questo è un momento di riflessione importante per ricordare il terribile genocidio commesso contro gli italiani in quel periodo. Donne, bambini, uomini massacrati, infoibati e tenuti in campi di concentramento che nulla avevano da invidiare a quelli dei nazisti. A Palermo abbiamo chiesto l’intitolazione di una strada a Norma Cossetto, ma questa amministrazione comunale ancora non se n’è ancora presa cura”.

Una proposta per provare a cancellare una delle pagine più brutte della storia. “Crediamo che sia arrivato il momento di revocare al maresciallo assassino, Tito, la gran Croce del cavalierato della Repubblica, di cui fu insignito nell’ottobre del 1969 dalla Repubblica Italiana. Un’assurdità se si considera che tale onoreficenza è destinata a “ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere […] nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari”, si legge. E invece, solo l’Italia poteva premiare colui che aveva massacrato migliaia di italiani. La benemerenza gli va tolta, fino a quel giorno non sarà restituita piena giustizia alle vittime dei suoi crimini, ai sopravvissuti e ai loro parenti. E per questo facciamo appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, lui stesso già in passato ha dimostrato grande sensibilità verso questo dramma italiano” conclude Gelarda.

 

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