Nel caso Garlasco resta in primo piano la battaglia sul MDX5, il dna che è stato trovato sulle unghie di Chiara Poggi e che per la Procura di Pavia e per la difesa di Alberto Stasi apparterrebbe ad Andrea Sempio, mentre per la difesa di Sempio le caratteristiche di quel campione lo rendono tale da non poter essere attribuibile e in ogni caso potrebbe essersi trovato lì non per contatto diretto ma per contaminazione.
MDX5 è una prova emersa recentemente e che potrebbe cambiare le carte in tavola nella tragica vicenda dell’assassinio di Chiara Poggi. Il campione di Dna è stato rinvenuto sotto l’unghia del mignolo destro della vittima. Per la Procura quel Dna potrebbe essere stato lasciato sulle unghie nell’aggressione, mentre per la difesa di Sempio potrebbe essere riferibile al fatto che Sempio frequentava casa Poggi ed era stato a contatto, quindi, con le superfici all’interno della villetta.
“I dati scientifici – ha spiegato l’avv. Giada Bocellari nella puntata del 17 novembre del programma Ignoto X su La7 – quando vengono riferiti vanno spiegati in maniera completa. Se si dice che quel dna è parziale e incompleto, misto e non consolidato, la gente percepisce che non vale niente. Queste definizioni del Dna non sono false ma va aggiunto un pezzetto. Il Dna non identifica una persona certa, l’Y? Vero. Identifica una linea paterna. Quindi nel caso del Dna sulle unghie di Chiara Poggi non si può dire che fosse certamente un soggetto ben preciso ma si potrà dire che è di una linea paterna appartenente a quel soggetto. Ad esempio il padre, un fratello, uno zio, etc..”.
“Quando si dice, invece, che il Dna è parziale rispetto al kit. Cioè se hai un kit che identifica 16 marcatori e se poi nell’analisi ne escono 12, come MDZ5 dell’unghia di Chiara, quel profilo è parziale, ma non significa che quel profilo parziale non possa essere eventualmente attribuito”.
“Terzo dato, il dna sulle unghie non è consolidato. Vero, perché abbiamo un problema. Noi partiamo dai dati del prof. Di Stefano, che non ha fatto in senso scientifico delle repliche che si possano definire tali. Ha fatto delle analisi che non erano né identiche né sostanzialmente analoghe. Erano due analisi, una da 5 microlitri e una – la terza – da 2 microlitri, quindi non possiamo confrontare due analisi diverse. E pertanto il risultato che si ha dalla replica di 5 microlitri non è consolidato perché la terza non l’ha fatta uguale alla seconda, ma comunque puoi valutare l’analisi da 5 microlitri, come analisi singola”.
“E’ un dna misto, y? Su alcuni tracciati – conclude Bocellari – c’erano due o tre picchi. Ma questo non significa, e questo lo vedrà il perito, nella nostra consulenza di Linarella e di Ricci si è ben evidenziata la situazione. Il perito pone una soglia che è di 50 RFU, che è la soglia di sicurezza, e il Dna che secondo il consulente della Procura e anche secondo i nostri è riferibile alla linea paterna di Andrea Sempio, raggiunge in media su MDX5 i mille RFU con una soglia di sicurezza di 50 RFU”.
RFU, o Unità di Fluorescenza Relativa, è un’unità di misura utilizzata nell’analisi del DNA, in particolare nei test di genotipizzazione (DNA profiling) che impiegano la fluorescenza. Misura l’intensità della fluorescenza di frammenti di DNA etichettati che vengono separati tramite elettroforesi capillare e rilevati da un laser. Valori RFU più elevati indicano quantità maggiori di DNA amplificato.


