Nel caso Garlasco i primi esiti sul Dna trovato nelle unghie di Chiara Poggi hanno fatto emergere al momento che quel materiale viene ritenuto compatibile con la linea paterna di Andrea Stasi, indagato per omicidio in concorso dalla Procura di Pavia. Ma proprio questo esito degli accertamenti eseguiti dalla dott.ssa Denise Albani, genetista incaricata dal tribunale di Pavia, riscrivono un pezzo di storia della vicenda che secondo la difesa di Alberto Stasi avrebbe potuto evitare la condanna del fidanzato della vittima, che ad oggi rimane in carcere per la pena di 16 anni che gli venne inflitta nel 2015.
Per la difesa di Stasi, in sostanza, si sarebbe potuta effettuare una valutazione più approfondita del DNA e quindi anche procedere ad una eventuale comparazione con altri soggetti, in un contesto che avrebbe potuto riguardare il profilo di Sempio già a suo tempo.
“Nel 2014 ma poi anche nel 2016 e 2017 – ha spiegato l’avv. Giada Bocellari, difensore di Stasi, nel podcast di Bugalalla – la conclusione tratta su quel dna era che quel fosse “degradato”, e cioè che su quei tracciati non si poteva fare nessun ragionamento e che c’era soltanto un dna maschile ma non si poteva dire di chi fosse e non poteva nemmeno essere confrontato. In realtà nel 2014 venne confrontato. Alberto Stasi diede il suo dna spontaneamente per un confronto con il materiale rinvenuto sulle unghie della vittima. Nel 2014 non si escluse che appartenesse a Stasi, ritenendo appunto che quel dna fosse degradato. E si può comprendere bene che c’è differenza tra il “non puoi dire e non posso ragionarci” oppure “posso fare un ragionamento”.
“La genetista Albani, perita nominata dal gip Daniela Garlaschelli nell’incidente probatorio del 2025 – come evidenziato da Libero – ha stabilito che il DNA maschile trovato sotto le unghie della vittima (denominato “Ignoto 1”) non era affatto degradato, contrariamente a quanto sostenuto nel 2014-2015 da un altro perito. Albani, come riporta Il Tempo, ha dimostrato che il cromosoma Y di Ignoto 1 coincide con quello di Andrea Sempio, già indagato nel 2016-2017”.
“La perizia precedente aveva invece escluso l’utilizzabilità di quel DNA sostenendo che fosse degradato, perché una presunta “replica” effettuata su un residuo molto più piccolo (<2 microlitri invece dei 5 microlitri della prima analisi) non aveva dato risultati leggibili”.
Anche da quella replica fallita come prova di degrado, e dal presupposto che le tracce subungueali trovate su Chiara Poggi fossero inutilizzabili sarebbe insomma poi scaturita l’archiviazione della posizione di Sempio. E di conseguenza lo scenario del caso Garlasco portò ad avere come unica pista quella del delitto eseguito da Stasi, poi condannato nel 2015.


