Il presidente della Russia, Vladimir Putin, fa sapere che Mosca sarebbe disponibile ad una “tregua e scambio detenuti, Kiev no”. Trovare una soluzione al conflitto è “un percorso molto lungo, con dettagli complicati”, aveva detto il portavoce del Cremlino Peskov dopo che nelle scorse ore Trump aveva auspicato che la tregua di tre giorni possa “segnare l’inizio della fine” del conflitto. A Mosca si è tenuta in tono minore la parata militare per l’81esimo anniversario della vittoria sul nazifascismo.
Putin evidenzia che il conflitto in Ucraina “starebbe volgendo al termine” e che sarebbe pronto a incontrare Zelensky dopo il raggiungimento di un accordo. Putin ha anche aperto a negoziati con l’Ue esprimendo la sua preferenza per l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder come mediatore.
In questa prospettiva, i recenti segnali lanciati da Vladimir Putin sembrano delineare una cauta apertura verso una conclusione negoziata delle ostilità in Ucraina, ponendo sul tavolo la concreta disponibilità di Mosca a una tregua immediata e a un massiccio scambio di prigionieri. Pur ribadendo la complessità di un percorso diplomatico che il Cremlino definisce lungo e tortuoso, l’approccio del leader russo punta a trasferire la responsabilità del prolungamento del conflitto su Kiev, accusata di rifiutare il dialogo. Questo posizionamento strategico mira a intercettare le crescenti pressioni internazionali per la pace e a dimostrare una formale volontà di allentare le tensioni, nel tentativo di capitalizzare i successi territoriali conseguiti e di stabilizzare il fronte in vista di un futuro assetto geopolitico concordato.


