L’Etna continua a dare spettacolo, con la colata lavica che si è aperta nei giorni scorsi nella Valle del Bove. Questa nuova eruzione vogliamo raccontarla su TN24 attraverso una testimonianza diretta. Con il racconto e la professionalità di un’addetta ai lavori: la dott.ssa Silvia Ilacqua, una stimata geologa siciliana e divulgatrice scientifica che proprio in questo momento sta consolidando ulteriormente le sue competenze con un dottorato di ricerca con l’Università Federico II.
La fase eruttiva in atto andiamo a viverla con le parole e le immagini della dott.ssa Ilacqua. La geologa, che nei giorni scorsi ha osservato da vicino il fenomeno eruttivo – ci porta sul vulcano e lo fa con la sua capacità di raccontare le scienze della terra e portarle alla comprensione della gente.
LA VERA SORPRESA. “Il 27 dicembre 2025 – spiega la dott.ssa Ilacqua a TN24 -, mentre molti siciliani si stavano ancora godendo le festività natalizie, l’Etna ha deciso di regalarci uno spettacolo che mancava da quasi tre decenni, perché il cratere di Nord-Est che è anche il più antico dei quattro crateri, sommitali del vulcano e finora era semi silenzioso. Ha dato solo lievi manifestazioni di attività intra-crateriche di degassamento. E’ tornato improvvisamente protagonista con due eventi parossistici che hanno illuminato il cielo della nostra Sicilia orientale. Ma la sorpresa più grande è stata tra la fine del 2025 e l’inizio del nuovo anno, quando dalle immagini satellitari ci si è accorti che c’era una frattura eruttiva a 2.100 metri di quota”.
IL “CUSCINO”. “È stata una sorpresa incredibile, un’emozione straordinaria l’opportunità di poter vedere con i miei occhi da geologa quella che possiamo un po’ indicare come la madre di tutti i processi geologici. Sicuramente adesso è difficile capire quale sarà l’evoluzione. È impossibile fare previsioni con i vulcani. Ciò anche considerando che stiamo parlando di una delle colate laviche che hanno raggiunto le quote più basse dell’ultimo decennio. Abbiamo per fortuna questo cuscino di salvataggio che è per noi l’incredibile Valle del Bove, che rappresenta un po’ una sorta di imbuto che ospita tutte le colate che in un certo senso si azzardano a fare dei percorsi più lunghi”.

SCENARIO IMPREVEDIBILE. “Tra l’altro la colata che io ho visto si è già raffreddata. Inoltre, anche guardando il tremore vulcanico che è uno dei parametri di riferimento per capire cosa sta succedendo all’attività vulcanica sotterrane, è difficile fare ipotesi perché il tremore vulcanico in questi giorni è sceso. Poi è risalito e poi ha avuto di nuovo un decremento E comunque sia valori bassi non indicano che l’attività vulcanica di tipo effusivo cesserà. Questo perché quando il tremore vulcanico si abbassa può significare linea generale due cose o che se c’è attività esplosiva l’energia interna dell’apparato vulcanico sta diminuendo e quindi l’attività eruttiva può andare verso la sua conclusione oppure che questa energia è diventata qualcos’altro. Ad esempio, proprio come, in questo caso dei flussi di fluidi magmatici hanno trovato altre vie, magari anche in zone dove c’erano già delle fratture preesistenti nelle rocce”.
EMOZIONI E SICUREZZA. “La lava si è fatta strada neanche portando probabilmente a rottura queste rocce ed è risalita in superficie. Sviluppando poi questo trabocco lavico. Di certo è uno spettacolo incredibile che però, ci tengo a dirlo, va vissuto in maniera coscienziosa: l’anno scorso l’episodio della colata lavica di febbraio 2025 che si è sviluppata su un paesaggio innevato ha visto purtroppo degli scenari dove furono protagoniste molte persone poco coscienziose. Si sono avvicinate anche per una spettacolarizzazione del momento stesso ad una condizione che era più pericolosa di quella attuale, perché la colata si spostava su un terreno innevato e la lava. Quando è contatto con la neve, la porta vaporizzazione istantanea e se questo vapore rimane intrappolato puoi può portare a delle esplosioni che scagliano in avanti”.

LE ORDINANZE. “La lava e roccia incandescenti possono rischiare di ferire qualcuno. Questa volta però lo scenario della colata del primo gennaio scorso è stato diverso, perché per lo più la colata si è sviluppata. Poi in una zona prima di neve ha raggiunto una zona meno pendente e quindi era più lenta. Questo però ha portato lo stesso a delle ordinanze stringenti che hanno limitato l’avvicinamento alla colata”.
L’APPROCCIO AL VULCANO. “Ecco, questo non deve demoralizzarci, ma deve portarci a sviluppare un atteggiamento più coscienzioso che dimostri come noi tutti, cittadini, appassionati e turisti, ci meritiamo la fiducia di poterci vivere il vulcano con meno limitazioni e questo però significa sviluppare una maggiore capacità di guardare il territorio dove stiamo mettendo i piedi. Il rischio in questi territori non è solo la colata lavica che, come in quest’ultimo caso era lenta. Era già in una zona senza neve, ma un rischio è anche una eventuale storta, il non prestare attenzione a dove si cammina. Ricordiamoci che siamo in un luogo dove anche il sentiero più battuto è comunque quello impervio di una terra vulcanica. Ed è un territorio dove è più difficile fare arrivare i soccorsi”.


