Cateno De Luca si schiera con Roberto Occhiuto alle elezioni Regionali in Calabria e la scelta del sindaco di Taormina passa quasi inosservata, sottotraccia, perché il patto con l’ex governatore che si ricandida, in fondo, si inquadra nel percorso di ritorno nel centrodestra già deciso e ormai confezionato da Scateno per tirare fuori se stesso e Sud chiama Nord dall’isolamento post-Europee. In Calabria si compie una scelta, quindi, del tutto in linea con la rotta tracciata dal politico di Fiumedinisi. Oppure c’è altro e di più.
La lettura politica dell’accordo, in realtà, pare andare ben oltre il perimetro dei formalismi di coalizione e si traduce anche o soprattutto in un segnale politico che potrebbe avere riverberi significativi pure per i futuri equilibri in Sicilia.
De Luca non ha avuto sin qui un rapporto politico idilliaco o particolarmente stretto con Occhiuto, governatore dimissionario e big di Forza Italia, al quale nei mesi scorsi aveva contestato di non aver voluto firmare – nella qualità di presidente della Calabria – la convenzione con la Regione Siciliana per salvare il CCPM Taormina. Anche peggio era andata con la compagna di Occhiuto, Matilde Siracusano, sottosegretario del governo Meloni. Siracusano aveva svolto un ruolo prezioso, anzi fondamentale, in prima linea, nella battaglia per la svolta storica sulla baraccopoli di Messina e c’era stata una collaborazione attiva con De Luca, al tempo in cui Scateno era sindaco di Messina (2018-2022). Era stata lei a portare la questione in Parlamento. Poi dalle successive elezioni Comunali a Messina i rapporti si erano bruscamente interrotti e De Luca era partito all’attacco, alla sua maniera e senza limiti, con una serie di dure dichiarazioni contro Siracusano ed era scoppiata pure la polemica con l’accusa al leader di ScN di aver pronunciato frasi sessiste.
Oggi è un’altra storia. De Luca ha varcato lo Stretto con il sorriso e la bandiera della pace. Si è lasciato alle spalle quegli attacchi e li ha smacchiati con la leggerezza di un’era che fu e il disincanto del “Volto pagina”, il manuale acrobatico della politica che nell’arco costituzionale italico è arte in purezza. E allora eccolo il sostegno a Occhiuto, con la presenza di De Luca accanto al candidato in conferenza stampa, da leader di Sud chiama Nord, movimento che lui ha fondato e di cui è il tutto, e che aveva lasciato l’8 febbraio scorso ma in realtà non ha mai abbandonato per un solo istante.
De Luca al fianco di Occhiuto. La prospettiva si ribalta. Tutto il resto è acqua passata. De Luca appoggia l’alleato e lo esalta. E qui ai più attenti non sfuggirà un particolare che declina un ossimoro. Occhiuto non è esattamente vicino alle posizioni di Renato Schifani, presidente della Regione Siciliana, con il quale invece De Luca lo scorso ottobre ha sancito la pax politica dopo tre anni di “guerriglia” e ha dato vita ad un vero e proprio asse. Il capo delle opposizioni, eletto con il 25% nel 2022 ha deposto l’ascia di guerra per aprire al dialogo con il governatore in carica.
In Forza Italia Occhiuto è il vicesegretario nazionale, ed è uno dei volti di punta dell’ala che vuole costruire una “new era” nel partito. E’ uno che si è conquistato con il consenso della gente uno spazio di rilievo nella segreteria nazionale guidata da Antonio Tajani e conterebbe altrettanto o ancora di più se domani mattina o chissà quando – per intendersi – dovesse decidersi a scendere in campo Pier Silvio Berlusconi. Come allo stesso modo si è dimostrata una figura politica affidabile e apprezzata Matilde Siracusano, una parlamentare che fa bene il suo compito e, al di là dei soliti discorsi da “bar” social (“è la compagna di…”), si è meritata una posizione importante al vertice di FI.
Nel frattempo c’è stato lo scontro tra Schifani e Siracusano, in particolare sulla rimozione dell’avv. Marcello Scurria da sub commissario al Risanamento della baraccopoli di Messina. Una decadenza firmata e quindi decisa da Schifani. “Scelta incomprensibile, il presidente Schifani non mi ha nemmeno informata”, commenterà Siracusano (che aveva sostenuto quella nomina) aggiungendo: “Un attacco a me e una scelta folle”.
“Scurria rimosso da Forza Italia, chiedete al centrodestra, il risanamento l’ho inventato io”, dichiarerà a sua volta De Luca, che da sindaco aveva nominato Scurria in Arisme. Poi la rottura tra i due e la decisione recente di Schifani di rimuovere il professionista, con De Luca che si chiamerà fuori dalla vicenda replicando alle accuse di avere chiesto proprio lui a Schifani di procedere a quella rimozione.
A questo punto le mosse di De Luca portano nella direzione di una strategia dei due “forni”. Da una parte c’è il patto di De Luca con Schifani e la disponibilità data al governatore a sostenerne il bis alla guida della Regione Siciliana e l’impegno di Schifani a dare uno spazio di primo piano all’alleato nel futuro governo isolano, senza dimenticare che Schifani sta lavorando per blindare il coordinamento regionale di FI e la posizione di vertice di Marcello Caruso in vista della prevista competizione interna al partito. Dall’altra parte c’è l’alleanza in fieri di De Luca con Occhiuto che, al netto delle dinamiche legate alle elezioni Regionali in Calabria, non lascia spazio a troppe casualità e consentirebbe a De Luca di aprirsi un varco nell’ala politica Occhiuto-Siracusano in Forza Italia. Ovvero nella componente azzurra che difficilmente sosterrà la ricandidatura di Schifani in Sicilia nel 2027 e con molta probabilità valutera’ anzi altre ipotesi sempre all’interno di Forza Italia.
I soliti benpensanti o malpensanti azzardano una riflessione: in buona sostanza De Luca dopo l’avvicinamento a Fratelli d’Italia ora guarda al mondo di Forza Italia e lo sta facendo da due porte e altrettanti angoli opposti. Si avvicina a Occhiuto perché forse ha percepito che la strada per la ricandidatura di Schifani si sta facendo in salita? In fondo, De Luca non ha mai nascosto la strategia di concentrarsi da qui ai prossimi due anni sull’esigenza di tessere rapporti e cercare sponde, indispensabili per trovare una dimensione da protagonista nel centrodestra.
Una cosa è certa, anzi due: la prima è che nella narrazione politica di Cateno De Luca non c’è mai nulla di improvvisato o casuale. L’altra è che Schifani non sarà rimasto contento (e forse neppure troppo sorpreso) di aver visto De Luca tra le “braccia” – politiche – di Occhiuto e, con la sua esperienza, sarà stato il primo a decodificare il segnale. Non ci avrà messo molto a capire che le alleanze per le incombenti elezioni Regionali in Calabria sono la cornice ma dentro il quadro si muove altro. La lunga volata verso la prossima partita palermitana è partita, un pezzo cruciale della sfida passerà anche da Roma e come recita il mantra autobiografico dell’Imperatore del Nisi: “Non tutto è successo”. Intanto la metamorfosi si arricchisce di un altro capitolo.


