Cateno De Luca prepara il suo ritorno nel centrodestra ma in attesa di andare alla stretta finale del patto con Fratelli d’Italia lancia domani (sabato 8 febbraio) a Palermo l’Assemblea Costituente de “La Sicilia che vorrei”, iniziativa che apre la nuova fase di Sud chiama Nord e soprattutto del leader del movimento.
L’attuale sindaco di Taormina ha invitato all’appuntamento in terra palermitana i responsabili dei partiti del centrodestra ma anche del centrosinistra: tra gli altri Michele Catanzaro, capogruppo del Pd all’Ars, Nuccio Di Paola, coordinatore regionale del M5S, Marcello Caruso, segretario regionale di Forza Italia, Nino Germanà, segretario regionale della Lega, Stefano Cirillo, segretario regionale della DC, Marianna Caronia, parlamentare di Noi Moderati, Giorgio Assenza, capogruppo di Fratelli d’Italia, Gianfranco Miccichè, capogruppo del Gruppo Misto e Pietro Rao, in rappresentanza i Popolari e Autonomisti.
Parleranno i deluchiani della prima linea e poi a conclusione della convention interverrà lui, Cateno De Luca, pronto ad esporre il suo progetto “La Sicilia che vorrei” e a tracciare la rotta nella marcia di avvicinamento al rientro nel centrodestra ad 8 anni dal traumatico addio del 2017. Un passaggio che virtualmente si sta già consumando ma che maturerà in via definitiva dopo il congresso di fine anno. La road map ora prospetta un sostanziale “passo di lato”, sul piano prettamente formale, da parte di De Luca rispetto alla guida del movimento, in un percorso che, ad ogni modo, lo vedrà sempre indiscusso protagonista, anche perché, al netto, di ogni strategia, Sud chiama Nord è De Luca e tutto il resto è contorno al traino del leader.
De Luca “cambia vita” e fissa nella sua agenda una road map che parte già da una certezza acclarata: la fine della stagione della corsa solitaria in opposizione ai due poli principali. Stavolta il parlamentare di Fiumedinisi entrerà in coalizione. All’orizzonte c’è un percorso la cui via è stata tracciata dall’accordo romano con i vertici di Fratelli d’Italia. Prima però bisogna riprendersi la scena e tornare al centro del ring politico siciliano perché poi, dentro una coalizione, cambiano le dinamiche e conteranno i numeri, quelli attuali. Ed ecco che De Luca spinge sull’acceleratore perché sa che deve riguadagnare terreno rispetto alla virata verso il centrodestra che ha lasciato perplessi molti suoi elettori (anche peggio sarebbe andata se si fosse alleato con il centrosinistra). Ma prima ancora si riparte dal “grande fallimento” (ipse dixit) delle Europee, la più recente tornata di voto che ha visto crollare Sud chiama Nord dal 25% delle Regionali 2022 al 7,6% della scorsa primavera.
In tutto questo Taormina è ormai periferia dell’impero, I piani politici di De Luca vanno oltre e il suo domani politico è già iniziato. L’erede al trono per la sindacatura è stato scelto, l’exit strategy da Palazzo dei Giurati è partita e i prossimi mesi serviranno a blindare la roccaforte con lo “schema Messina”, l’investitura al prescelto e una serie di mosse ad hoc. La lunga corsa verso le Regionali è la priorità totale e la Perla dello Ionio è ormai una tappa di allenamento all’obiettivo principale. Palermo si avvicina e Taormina rimane vetrina e trampolino di (ri)lancio: stavolta nel mirino c’è la vicepresidenza del futuro governo ma senza mettere troppi limiti alla provvidenza. Sullo sfondo non tramonta il sogno presidenziale che, al netto dei tatticismi del momento, non è mai uscito dai radar dall’imperatore di Fiumedinisi, nemmeno per un istante. Scateno ci riproverà, non vi è dubbio. La partita a scacchi con i big del centrodestra è iniziata. E promette scintille.


