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Case vacanza: resta la cedolare secca, ma con 3 appartamenti si diventa “imprenditori”

Novità in extremis nel pacchetto di misure della Manovra dedicate alle locazioni turistiche ed in particolare sulle case vacanza. Il Governo interviene con un ritocco al fotofinish che ridefinisce i confini tra gestione privata e attività imprenditoriale per chi affitta immobili per periodi inferiori ai 30 giorni.

Sebbene il cuore della cedolare secca resti invariato – confermando l’aliquota al 21% per la prima unità e il rialzo al 26% per la seconda – la vera scure cade sulla soglia che fa scattare l’obbligo di Partita IVA.

Il nuovo limite: tre appartamenti
Fino ad oggi, il passaggio al regime di reddito d’impresa era previsto solo a partire dal quinto immobile. Con le nuove disposizioni, la presunzione di imprenditorialità viene drasticamente anticipata: basteranno infatti tre alloggi messi a reddito per far scattare il cambio di regime fiscale.

Cosa non cambia
Nessun terremoto, invece, per i piccoli proprietari che gestiscono uno o due appartamenti. Per loro il quadro fiscale rimane quello consolidato nel 2024 e confermato per il 2025:

  • Primo immobile: Tassazione agevolata al 21%.
  • Secondo immobile: Aliquota maggiorata al 26%.

La misura mira a colpire i “gestori ombra” che operano su larga scala con regimi semplificati, riportando l’attività di chi possiede più di due immobili sotto la disciplina fiscale delle imprese a tutti gli effetti.

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