TAORMINA – La Messa è finita, andate in pace. Dal sacro al profano il passo a volte diventa breve, e come per ogni rito che si rispetti a Taormina anche quest’anno è finito il Taobuk. La settimana del festival del libro, che nel tempo ha preso la forma di una mega-parata salottiera di alte personalità (con qualche imbucato “portoghese” che non c’entrava niente col contesto di livello) si è conclusa lunedì sera.
Cala il sipario sulla settimana delle passerelle della letteratura, che prima ancora era stata preceduta da quella dei red carpet del cinema. Da oggi, 24 giugno 2025, si torna alla vita vera, quella reale che si affronta a mani nude, con il cuore e con il sacrificio, con la speranza e la preoccupazione, in bilico tra la gioia e il dolore. Si torna alle cose che contano davvero, la battaglia piena di valori e sentimenti delle famiglie della Cardiochirurgia Pediatrica per salvare i bambini in cura al reparto dell’ospedale di Taormina. Non sono i loro figli ma i figli di tutti.
Per questo nobile fine le famiglie combattono in presidio permanente, ad oltranza h24, da 10 giorni, dentro una tenda al caldo asfissiante e pure sotto il diluvio di qualche giorno fa. Sono stati dimenticati e ignorati per 4 giorni, poi il nostro arrivo all’ospedale ha risvegliato le coscienze ed è iniziata la “processione” dei politici, con il maldestro tentativo di rimediare alla figuraccia e dimostrare vicinanza. Giusto il tempo di “organizzarsi” per ritagliarsi qualche momento libero da dedicare nella settimana salottiera dell’Europa e di Taobuk.
E adesso? Ora c’è da risolvere in via definitiva, una volta per tutte, la vicenda del Ccpm, sforzandosi di comprendere che il senso della vita è nella sostanza e non nelle apparenze. La forza di un territorio parte dalla difesa di un ospedale e dalla tutela del diritto alla salute. buona. Il resto può attendere e viene dopo.


