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Famiglia nel bosco “idonea”: è l’ora di far tornare i bambini a casa

Il tempo è sempre galantuomo, dicevano i saggi. Ci sono voluti 7 mesi di sofferenza e di battaglia, un calvario di 210 lunghissimi giorni. E adesso eccola la svolta nella vicenda di Nathan e Catherine, la coppia anglo-australiana che aveva scelto i boschi di Palmoli come dimora e alla quale erano stati poi portati via i figli. Dopo sette mesi dalla sospensione, gli specialisti che stanno lavorando al caso hanno dato il primo importante via libera che riafferma il riconoscimento alla coppia anglo-australiana del principio di idoneità del ruolo genitoriale. Con questa novità l’iter di ricollocamento dei tre figli minori nel nucleo familiare si fa più concreto. Saranno da valutare nelle prossime settimane, dal Tribunale dei Minori dell’Aquila, le condizioni del possibile rientro dei tre figli nel nucleo familiare, come l’affiancamento educativo e il supporto psicologico. E la speranza è che i bambini possano tornare in fretta da Nathan e Catherine.

Il parere favorevole espresso dagli specialisti e dai servizi sociali sul percorso di sostegno alla genitorialità della coppia non è solo un successo burocratico. Rappresenta l’affermazione di un approccio istituzionale che non deve punire l’eccentricità o il richiamo della natura, ma che ha il compito di mirare esclusivamente a garantire la sicurezza e il benessere dei bambini.

Il caso di Palmoli era diventato rapidamente terreno di scontro tra i difensori a oltranza della modernità strutturata e i nostalgici di un primitivismo selvaggio. La valutazione positiva degli assistenti sociali dimostra invece che il destino di questi bambini non poteva e non doveva essere deciso guardando allo stile di vita “fuori dagli schemi” in sé, quanto alla capacità oggettiva dei due genitori di assicurare ai figli le cure, la protezione e la stabilità necessarie alla loro crescita.

Le Istituzioni hanno preso atto della reale volontà della coppia di collaborare. Nathan e Catherine, dal canto loro, hanno dato un segnale ancora più importante, per amore dei figli, dichiarando di volersi mettere in gioco e di dialogare con lo Stato, dimostrando che l’amore per i propri figli supera qualsiasi dogma filosofico o ideale di isolamento dal mondo.

La strada verso il definitivo ricongiungimento familiare è ancora lunga e richiederà un monitoraggio costante, ma il primo passo è stato compiuto. La valutazione positiva dei servizi sociali conferma, tuttavia, un dato di fatto ineludibile e cioè che la tutela dei minori, quando esiste l’idoneità genitoriale e la volontà di collaborare con le istituzioni, passa da una sola e unica strada: restituire i figli alla famiglia. La sola scelta che può garantire il benessere emotivo e la crescita dei bambini.

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