Proseguono senza sosta le indagini dei Carabinieri, sotto la direzione della Procura di Napoli, per fare luce sulla clamorosa rapina alla filiale Crédit Agricole del Vomero. Gli investigatori si stanno muovendo su due binari paralleli: da una parte le ispezioni tecniche nei cunicoli sotterranei, alla ricerca di tracce o impronte, e dall’altra la caccia ai basisti. È ormai evidente che la banda disponesse di informazioni estremamente precise: i malviventi sapevano esattamente dove sbucare e come muoversi tra i locali della banca per raggiungere il caveau e forzare le cassette di sicurezza. Al momento se ne contano quaranta svuotate, ma il bilancio potrebbe ancora aggravarsi.
La dinamica del colpo rivela un’organizzazione militare. Mentre in superficie tre rapinatori travestiti da operai e con il volto coperto facevano irruzione dall’ingresso principale, armati di pistole sceniche per tenere sotto scacco dipendenti e clienti chiusi in un ufficio, nel sottosuolo entrava in azione il resto del gruppo. Si ipotizza che almeno cinque persone si siano occupate della parte “interrata”, ma non si esclude che i tunnel siano stati scavati nei mesi precedenti da una squadra diversa, specializzata proprio nel lavoro di scavo fino al locale adiacente alla banca.
Il punto cruciale resta capire chi abbia fornito i dettagli logistici. Gli inquirenti sospettano che tra i clienti possa esserci qualcuno che, avendo accesso alle cassette di sicurezza, abbia potuto studiare con precisione percorsi e distanze. Sembra invece perdere quota l’ipotesi di una talpa interna tra il personale, poiché i sistemi informatici non offrono dettagli sui contenuti delle cassette o sulla struttura fisica dei locali sotterranei. Nel frattempo, dal sottosuolo sono emersi reperti importanti: un generatore e vari attrezzi da scasso, ora al vaglio della scientifica per individuare eventuali profili genetici o impronte digitali che possano tradire i componenti della banda.


