HomeAttualità e CronacaCambiamento climatico, allarme Mediterraneo: da Taormina un appello a scienza e politica

Cambiamento climatico, allarme Mediterraneo: da Taormina un appello a scienza e politica

TAORMINA – Il Ciclone Harry non è stato un evento isolato né imprevedibile. È l’ennesimo segnale di un Mediterraneo sotto pressione, sempre più fragile e sempre più esposto agli effetti del cambiamento climatico. A confermarlo sono le dichiarazioni rilasciate a TN24 dal meteorologo e climatologo del CNR Giulio Betti, che sottolinea come il bacino mediterraneo sia uno degli hot spot climatici del pianeta.

«Il Mediterraneo è una zona che si riscalda più rapidamente rispetto ad altre», evidenzia Betti, indicando le ragioni geografiche e climatiche di questa accelerazione: un mare chiuso tra l’Europa continentale e il deserto del Sahara, influenzato dalla circolazione oceanica atlantica e caratterizzato da una complessa interazione di masse d’aria. Un equilibrio delicato che l’aumento delle temperature globali sta alterando in maniera sempre più evidente.

Secondo l’esperto del CNR di Firenze, il riscaldamento non riguarda soltanto la superficie marina, ma interessa un’ampia colonna d’acqua. «Le acque del Mediterraneo, ormai cronicamente più calde del normale, hanno fornito energia in eccesso al sistema», sottolinea Betti. Un surplus energetico che si traduce in precipitazioni più intense, forti gradienti termici e barici e in una maggiore persistenza delle cosiddette alte pressioni di blocco.

Ed è proprio questo meccanismo ad aver amplificato gli effetti del ciclone Harry. “I blocchi anticicloni, sempre più frequenti con il cambiamento climatico, impediscono alle perturbazioni di evolvere in maniera rapida verso est e quindi, nel caso del ciclone Harry, questa depressione ha scaricato tutta la sua potenza in un area relativamente limitata del Mediterraneo dove purtroppo sono rientrate Sicilia, Sardegna e Calabria”.

Giulio Betti 92
il climatologo e meteorologo del CNR, Giulio Betti

Di fronte a questo scenario, il Mediterraneo sembra aver lanciato un messaggio chiaro e fortissimo. Ed è proprio da qui che nasce la nostra proposta: trasformare l’emergenza in consapevolezza, e la crisi in occasione di confronto. Perché non partire proprio dalla Sicilia, e in particolare da Taormina, simbolo internazionale del turismo e di incontro tra culture e oggi anche territorio colpito dal ciclone Harry per promuovere una conferenza sul clima e sul Mediterraneo che metta allo stesso tavolo scienziati, politici, amministratori locali e comunità. Un luogo di dialogo capace di tradurre i dati scientifici in scelte politiche e azioni concrete, partendo da un territorio che rappresenta in modo emblematico le contraddizioni e le vulnerabilità del bacino mediterraneo.

Il clima non è un problema che riguarda solo la Sicilia. È una questione nazionale, europea e globale. Ma il Mediterraneo, come sottolineano gli esperti, è uno dei primi luoghi in cui gli effetti del riscaldamento globale si manifestano con maggiore intensità. Da Taormina potrebbe partire un messaggio forte: ascoltare la scienza, unire le comunità e affrontare il cambiamento climatico non come un’emergenza episodica, ma come una sfida strutturale che riguarda il futuro di tutti.

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