Dopo il sindaco di Ali Terme, decaduto nei giorni scorsi per effetto di una mozione di sfiducia, un altro primo cittadino vicino a Cateno De Luca vede materializzarsi la crisi della sua esperienza di governo. Stavolta è il turno di Vincenzo Pulizzi, attuale sindaco di Francavilla, candidato alle Regionali del 2022 con la lista “Orgoglio Siculo” per De Luca.
Eloquenti le parole di Pulizzi ha rappresentato in Consiglio comunale: “Ci si è resi conto dell’impossibilità di poter rispettare il Piano di riequilibrio e adesso si procederà senza indugio, come sollecitato dai revisori dei conti e dal commissario ad acta, a predisporre la dichiarazione di dissesto finanziario per il Comune di Francavilla di Sicilia”.
Da qui si arriverà alla convocazione del Consiglio comunale prevista per il prossimo primo dicembre, con all’ordine del giorno un solo punto: “Dichiarazione del dissesto finanziario del comune di Francavilla di Sicilia”.
La crisi finanziaria dell’ente e la caduta di un’altra maggioranza che si sgretola diventano un dato politico che si traduce nell’ennesimo campanello d’allarme per l’impero messinese del capo di Sud chiama Nord e sindaco pro-tempore di Taormina. Nei feudi politici di “casa De Luca” soffia un vento fastidioso di tramontana. Se non è aria di crisi poco ci manca. E a Francavilla si va verso il dissesto, un paradosso beffardo se si pensa che in Sud chiama Nord c’è De Luca, lo specialista del contrasto alle crisi finanziarie. Il campione italiano, e forse anche primatista mondiale, della chiusura più rapida di un dissesto con il Salva Taormina. Ma prima ancora protagonista del Salva Messina.
De Luca ovviamente non si sofferma sulle situazioni dei piccoli comuni. Le tiene lontane, minimizza anzi glissa, pensa in grande e danza leggero sulle punte, alza lo sguardo e sogna a petto in fuori ben altri traguardi. E’ tornato ad inseguire l’eterno sogno della prima ora della presidenza della Regione. Così sulle vicende di Ali Terme e Francavilla va avanti e sorvola, come se non avessero nulla a che vedere con figure politiche a lui vicine. Poco importa che ad Ali Terme sia caduto un sindaco che è pure il suo storico legale, e che a Francavilla è in difficoltà un sindaco che era in lista con lui alle Regionali.
Interessante o perlomeno curioso, tra l’altro, appare un dettaglio della strategica politica, che ritorna ciclicamente come una bella canzone al jukebox. De Luca si concentra in questo momento sulla nascita del suo cosiddetto “governo di liberazione”, mossa che poi in realtà è un nuovo arruolamento in tutta la Sicilia di sostenitori, necessario per rimpinguare – fuori dal fortino della provincia di Messina – le fila del suo movimento, crollato dal 25% (Regionali 2022) al 7,6% (Europee 2024) in due anni. Le prossime Regionali non sono lontane e il quadro è piuttosto complicato, perché Ismaele La Vardera sta diventando in Sicilia il catalizzatore di consensi per i siciliani delusi e incazzati, come fu il De Luca del 2022. Da una parte c’è la sinistra che ha detto no a De Luca e dall’altra parte il centrodestra, dove da un bel pò è partita la trattativa romana per le “seconde nozze” ma poi, in un clima di reciproca diffidenza e scarsa empatia tra le parti, non è ancora scontato che si andrà all’altare. Molto dipenderà dalla legge elettorale e dal destino dei Collegi.
Ma non c’è tempo per fermarsi. La parola d’ordine è liberta. Libertà, libertà. E già nel 2022 il fedelissimo deluchiano Daniele Lo Giudice “filosofeggiava” questo cavallo di battaglia nell’entroterra alcantarino, dove l’11 agosto di quella estate annunciava “la costituzione del gruppo di Liberazione di Sicilia Vera”. Con chi? “Con il sindaco Pulizzi a Francavilla”.
Ricorre, insomma, da un bel po’ il leitmotiv cateniano della “liberazione”, un mantra sacro che De Luca aveva cavalcato pure ad inizio 2024 per spingere il suo esercito garibaldino di liberazione alla conquista primaverile di Bruxelles.
“Siamo pronti alla spedizione dei Mille al contrario, partiremo dalla Sicilia, anzi da Fiumedinisi il 5 maggio per arrivare l’8 e il 9 giugno ad un milione”, arringava De Luca nel marzo 2024. Non occorre ricordare che le cose sono andate un po’ diversamente.
E allora forse bisognerebbe fare una riflessione politica un po’ più profonda. Oltre i confini di Messina c’è tutta un’altra storia ma anche dentro i feudi del perimetro peloritano qualcosa si muove. Basterà la campagna politica lanciata nella Tirrenica, e in giro per la Sicilia, per recuperare terreno? Ad onore del vero, va pure detto che ci sono posti come Giardini Naxos dove invece, almeno lì – in vista del 2026 -, le buone notizie per De Luca non mancano e si può consolare con la generosità dei suoi avversari, che ce la stanno mettendo tutta, con una straordinaria voglia corale di consegnare comodamente all’attuale sindaco di Taormina le chiavi della seconda stazione turistica. Sarebbe un bel colpo per rilanciare i piani di Sud chiama Nord e magari per far diventare il Ducato di Taormina un Gran Ducato di Taormina-Naxos.
Dallo sbarco sfumato dei mille al contrario alla presa di Naxos in fieri, il passo può essere breve o diventare lungo in un amen. Più avanti si vedrà ma da quelle parti la prospettiva è quella di un test che sa di spartiacque politico. Sotto il cielo giardinese s’approssimano scene di “liberazione” che poi, chissà, potrebbero elevarsi allo stato di puro giubilo. Un pò – così dicono i soliti cattivoni – come le adorazioni corali di San Muzio che vanno in scena a Taormina ogni lunedì e venerdì in Corso Umberto 217. Forza alla banda. Libertà, libertà, libertà.


