TAORMINA – A Taormina il voto per le prossime Amministrative è ancora lontano e poi si vedrà se Cateno De Luca riporterà la città alle urne a scadenza naturale nel 2028 o in anticipo per concentrarsi sul doppio appuntamento delle Regionali e Politiche del 2027. Nel frattempo si rafforza quello che ormai è diventato il primo partito locale e “promette” (o minaccia, a seconda dei punti di vista) di consolidarsi ancora di più in prospettiva: gli astensionisti. Ovvero quelli che non si appassionano al livello piuttosto modesto della classe dirigente che si indaffara nelle dinamiche politiche-amministrative.
I NUMERI. Alle Comunali del maggio 2023 a Taormina era andato alle urne il 65,72% degli aventi diritto, nella primavera 2024 per le Europee si era poi registrato un calo netto al 38,49%, seppure in linea con le Europee del 2019 quando aveva votato il 38,99%. Si sa che delle Europee importa storicamente molto poco alla gente, anche se a Taormina lo scorso anno tra i candidati in corsa, ricordiamolo, c’era l’attuale sindaco della città, a sua volta crollato in 12 mesi dal 65% al 37% di consensi personali. Al netto del cortile e delle “vampate” social più o meno quotidiane, in città si rafforza il sentimento collettivo di distacco e larga perplessità verso le vicende della politica locale, rispetto ad un fronte a all’altro.
NEL SEGNO DEL CAPINTESTA. Da una parte c’è un’Amministrazione comunale che vive nel segno totale di quello che decide e dispone il sindaco eletto De Luca e che poi viene diretto e seguito sul campo dall’altro sindaco, quello “ombra”, Massimo Brocato. Tutto il resto è “coreografia”, con le sedute al cloroformio di Consiglio comunale utili per l’esercizio ginnico dell’alzata di mano o le adunate virtuali di Giunta, dove tutto è già stabilito a monte dal capintesta e che servono a ratificare il tutto con la firma per presa d’atto delle delibere, la foto di gruppo accanto al maestro e poi tutti a casa.
I PRETORIANI D’IMPORTAZIONE. Ma attorno a De Luca (Brocato a parte) ci sono anche e soprattutto i pretoriani multitasking d’importazione: una parte di loro sino al maggio 2023 non sapevano neanche dove fosse Taormina nella cartina geografica e adesso sono stati sdoganati per questa anomala stagione politica taorminese con un trapianto massiccio di gregari elevati a protagonisti, da Messina, Santa Teresa di Riva, Roccalumera, e altre zone di contorno della provincia. Tutti arruolati e catapultati a Taormina per l’occupazione delle praterie che si sono aperte con la liquefazione della politica locale. La stessa liquefazione che ha investito il consenso popolare di De Luca a Taormina, che in due anni è passato da un clima di sinfonia a un’atmosfera di litania. Aggiungiamoci che il dopo-De Luca, su questo fronte, se non si ripresenterà lui in prima persona, avrà un candidato debole e da trainare.
PARTECIPATE E MOLTIPLICATEVI. E allora De Luca, consapevole che il pericolo non è quello dei suoi avversari ma il sentimento tangibile di delusione collettiva dei suoi elettori, ha fiutato l’aria e non a caso ha accelerato il battesimo delle partecipate per mettersi al riparo da brutte sorprese con l’innesto degli arruolati che da qui ai prossimi due anni riempiranno le caselle delle nuove costole del Comune. “Partecipate e moltiplicatevi”. E nel 2028 (o 2027) fate i bravi.
L’ILLUSIONE DELL’OPPOSIZIONE. Dall’altra parte c’è un’area locale di opposizione che in passato ha fatto disastri come la grandine e per scrollarsi di dosso quel che fu prova a sottolineare, dal suo punto di vista, tutti gli aspetti negativi dell’attuale governo della città e a contrastare in qualche modo De Luca. Ma la storia insegna che la buona volontà non basta e questa opposizione viene considerata debole e senza identità, con delle chance di riuscire a scalzare De Luca & company dal palazzo municipale ad oggi vicine allo zero per cento. Il punto di forza per costruire qualcosa non può essere la costante ricerca della macumba verso il “nemico” De Luca. Affidarsi al solo esercizio del “non votate più Tizio perché avete visto cosa ha fatto” e del “si stava meglio quando si stava peggio” è una formula che accende i social ma poi, presto o tardi, non paga, non basta e rischia di squagliarsi, perché c’è da declinare chi dovrebbe essere l’alternativa e dove si vuole andare.
ALTERNATIVA SENZA CANDIDATO. E i vari Caio che dovrebbero salvare la patria rischiano di fare da agnello sacrificale, con l’illusione di poter ottenere quel che non è. Tra tutti gli attuali esponenti dell’area locale di opposizione, insomma, non esiste nessuna figura in grado di rappresentare un’alternativa competitiva agli inquilini del palazzo municipale.
IL PRIMO PARTITO. E allora tra i cittadini che non hanno intenzione di sostenere l’Amministrazione in carica e quelli che non hanno neanche la volontà di appoggiare l’opposizione, avanza a passo spedito il fronte degli astensionisti che non vogliono avere niente a che fare né con gli uni né con gli altri. Quelli che vogliono rimanere distinti e distanti da tutta questa competizione a ribasso. Ed è una valutazione dentro la quale c’è il distacco di diversi giovani che preferiscono persino andarsene da Taormina per costruirsi una prospettiva professionale e familiare degna e all’altezza delle proprie legittime aspettative.
IL PILOTA AUTOMATICO. In tanti hanno l’intenzione di starsene a casa quando verrà al momento di tornare alle urne. E saranno probabilmente sempre di più, perché si tratta di quelli che non vivono di politica e la considerano, tutto al più, soltanto un elemento di fastidio, un disturbo. Anche perché Taormina (menomale) va avanti a prescindere dalla politica, ha sempre avuto il pilota automatico e se ne infischia di De Luca e degli anti-De Luca. Se ne frega di queste dispute al confine tra autocelebrazioni e mediocrità trasversali, paraculismi vari e tentativi new generation di attaccarsi con il Bostik alla cosa pubblica.


