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L’estate rovente del travel: la follia dei guerrafondai è una spada di Damocle sul turismo. Anche Taormina ora è preoccupata

Il conflitto in Medioriente si allarga e rende ancora più torrida l’estate già rovente della politica internazionale ma anche quella del travel, che rappresenta una fetta fondamentale dell’economia globale.

Gli Stati Uniti scendono in campo nella guerra Israele-Iran attaccando tre siti nucleari nel Paese islamico e l’annuncio del presidente americano Donald Trump non passa ovviamente inosservato. Immediata la risposta del ministro degli Esteri iraniano Araghchi: “Trump ha ingannato i suoi elettori, è un bullo che calpesta il diritto. E ancora: “Ora non è il momento per la diplomazia, risponderemo agli attacchi di Usa e Israele”. Rivolgendosi direttamente agli iraniani, il tycoon aveva detto: “Teheran accetti la pace o il prossimo attacco sarà peggiore”.

Nel frattempo dalla Repubblica islamica sono già arrivate due ondate di missili contro Israele, provocando esplosioni a Tel Aviv, Gerusalemme, Haifa. E lo scenario si fa ancora più complicato perché arriva anche la condanna degli attacchi Usa da parte di Mosca. I pasdaran hanno promesso vendetta, affermando che “ridurranno in cenere” le basi americane in Medioriente. Israele ha già contrattaccato e avverte: in Iran abbiamo più obiettivi, li raggiungeremo. Sulla centrale di Fordow potrebbero essere state sganciate diverse devastanti GBU-57.

Ora chi trema è il turismo internazionale. Il movimento dei vacanzieri alto-spendenti russi è già paralizzato da anni, si è messa in mezzo la guerra voluta da Vladimir Putin in Ucraina, che continua ed è ben lontana dal concludersi. E il Medio Oriente è una polveriera con lo spazio aereo israeliano paralizzato dalla decisione del premier israeliano Netanyahu di lanciare un attacco all’Iran.

Gli Stati Uniti che escono allo scoperto ed entrano in guerra con Iran, rischiano di diventare un detonatore devastante delle tensioni in atto. Un effetto domino che potrebbero scatenarsi e riflettersi sullo stesso turismo americano (si spera vivamente di no) se dovesse esserci la risposta islamica attraverso azioni dei singoli, attraverso forme di fanatismo ed insomma attentanti.

Si delinea all’orizzonte uno scenario di instabilità che mette i brividi a tutti, nel panorama delle destinazioni di riferimento del turismo. Ed è uno scacchiere dentro il quale c’è anche Taormina. Preoccuparsi è il minimo, il secondo semestre del 2025 sarà già un banco di prova per capire come andranno le cose. Il mondo ringrazia la follia dei guerrafondai Vladimir Putin, Benjamin Netanyahu, Donald Trump. L’arte della pace non è contemplata, meglio giocare a farsi la guerra. Eccolo l’effetto inesorabile dello stato comatoso in cui versa la diplomazia con i suoi modesti rappresentanti di questo tempo.

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