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GUERRA IN UCRAINA, DRAGHI GELA I FACILONI: “PUTIN NON E’ ANCORA PRONTO PER LA PACE”

Qualcosa si sta muovendo sulla guerra in Ucraina, Vladimir Putin non può tirare la corda ancora per molto tempo con il rischio di imbucarsi nel vicolo cieco di una guerra di logoramento e lo sa bene. Ma non per questo la guerra finirà domattina come da più parti si comincia a pensare con troppo disincanto. L’illusione si traduce poi sempre o quasi in un brusco risveglio e l’ammissione arriva per bocca del premier italiano, Mario Draghi.

“Le condizioni” da parte di Vladimir Putin per un cessate il fuoco “non sono mature, ma poi è stato aperto il corridoio di Mariupol”. Lo ha detto Mario Draghi, durante l’incontro con la stampa estera, riferendo del colloquio con il capo del Cremlino. “In effetti – ha aggiunto il premier – le posizioni delle due parti si sono un po’ avvicinate”, ma sono “cauto perché c’è ancora molto scetticismo”. Per Draghi, “le sanzioni funzionano e alla pace si arriva se l’Ucraina si difende”.

In buona sostanza: alla pace si arriverà e speriamo anche presto perché questa folle e ignobile guerra ha fatto tanti morti e altrettanti danni su scala internazionale. Ma serviranno tempo e pazienza.

“L’aspetto positivo è che l’Italia è richiesta come garante sia dall’Ucraina sia dalla Russia. Quale sarà il contenuto esatto delle garanzie – ha aggiunto Draghi – è presto per definirlo, dipenderà dai negoziati. Potranno essere garanzie che le clausole che saranno negoziate siano attuate: la pace, il tipo di neutralità, lo statuto delle regioni del Donbass e Lugansk”. E noi lo speriamo che l’Italia riesca a conquistarsi un ruolo di garante e uno spazio da protagonista sulla scena internazionale perché non è ammissibile che a prendersi la scena debba essere la Turchia, dove non ci pare di ricordare che ci sia un giardino fiorito di democrazia e libertà. Erdogan non sarà mai un “paciere”, tuttavia è molto più furbo di altri e si sta ritagliando questo ruolo per convenienza. L’Italia si svegli e si faccia furba, almeno per una volta, nel vuoto totale di un’Europa unita ma pavida e senza leadership.

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