A ritmo blando, ancora decisamente molto lento, proseguono le trattative e i negoziati per arrivare alla pace in Ucraina, dove intanto la guerra continua e la popolazione è ormai in diverse zone allo stremo delle condizioni di sopravvivenza. Gli accordi tra Mosca e Kiev prendono forma in qualche modo, tra dubbi e tatticismi, perché nessuno vuole uscire da sconfitto e nessuno vuole lasciare la scena finale alla controparte, con la Russia di Putin che non vuole far passare il messaggio di una sconfitta e Zelensky che punta, invece, a decretare il successo della resistenza ucraina.
Intanto si va costituendo un gruppo di Paesi garanti che dovranno vigilare perché i punti dell’intesa di pace vengano rispettati. La proposta che arriva da Kiev è che ci siano almeno una decina di garanti: per il momento quello che sembra certo è che in questo gruppo ci saranno i membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu, ovviamente Russia esclusa. Si tratterebbe quindi di Stati Uniti, Regno Unito, Gran Bretagna e Francia.
Non c’è l’Italia ed è un’assenza che fa non poco rumore. Il nostro Paese si potrebbe anche aggiungere a questo tavolo ad un secondo momento ma, in sostanza, l’Italia al momento è nelle retrovie della politica europea che conta e l’unica “magra” consolazione è che negli Stati che si aggiungeranno poi alla discussione ci saranno, quasi certamente, anche Germania (a conferma che dopo l’uscita di scena di Angela Merkel il peso specifico dei teutonici non è più lo stesso), Turchia, Polonia, Canada, Israele. E’ probabile, in ogni caso, che la lista si allunghi ulteriormente: i garanti avranno il compito di intervenire in caso di aggressione, sul modello dell’articolo 5 della Nato, quello che vincola appunto tutti gli Stati membri alla difesa collettiva in caso di attacco a una singola nazione.
La speranza è che il processo di pace possa andare avanti all’insegna di un’accelerazione assai più significativa: è chiaro che la posta in palio, dal punto di vista politico ed economico, è altissima ma la priorità devono essere le vite umane da salvare, il destino di tanti ucraini ancora costretti ad attendere la pace mentre non hanno più acqua e cibo. Per loro ogni giorno, ogni ora, sta diventando cruciale.


