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A Taormina la frana più longeva del mondo: Lappio verso la “festa di laurea”

TAORMINA – Mentre va in scena, non senza il solito accompagnamento teatrale, l’avvenuto brillamento del costone roccioso di Via Garipoli, a Taormina rimane irrisolto un problema altrettanto serio e una minaccia non meno incombente, che va avanti ormai da un arco di tempo talmente lungo da rasentare il record mondiale di mancato intervento.

Ovviamente ci riferiamo alla frana di contrada Costa Don Lappio. Stiamo parlando di una frana che si è verificata nel 2003 e che pende come una spada di Damocle sull’autostrada A18. Sono trascorsi oltre 8 mila giorni da quando c’è stato questo smottamento e i massi sono ancora lì, ben visibili e in bilico.

Sono passate sei Amministrazioni comunali e 6 sindaci, due commissari straordinari, cinque presidenti della Regione e quattro Papi, c’era stata a suo tempo una gara d’appalto poi stoppata, un finanziamento concesso e poi revocato, l’iter è stato quindi assunto dall’Ufficio regionale per il Dissesto Idrogeologico e la procedura dovrebbe essere in dirittura d’arrivo. Fatto sta che la fase attuativa, quella degli interventi per intendersi, sin qui non è ancora scattata e ovviamente i lavori non potranno partire adesso che è iniziata la stagione turistica e che, per di più, c’è la questione della Via Garipoli chiusa dal 29 marzo scorso e che dovrebbe essere riaperta a metà giugno.

Era il 25 marzo 2021 quando la Regione annunciava: “Ok al progetto per contrada Costa Don Lappio, a Taormina. Si sblocca dopo diciotto anni il consolidamento avviato e mai completato. Era proprio questo il segnale che si attendeva nel comprensorio per una reale inversione di tendenza, dopo una serie infinita di rinvii e di ritardi che hanno alimentato legittime paure. La situazione del versante risulta, infatti, alquanto minacciosa. Oggi il primo atto concreto che va nella direzione auspicata, posto in essere dalla Struttura contro il dissesto idrogeologico. Anche stavolta gli Uffici hanno seguito un iter collaudato per una programmazione mirata degli interventi“.

Quattro anni dopo la svolta ancora non c’è. E’ stata redatta la progettazione esecutiva, con indagini e rilievi per definire le misure più idonee, sono stati fatti altri passaggi ma se l’Italia è il Paese della burocrazia, la frana Lappio ne è il manifesto perfetto e non teme rivali. Eppure da mettere in sicurezza c’è un’area molto problematica, a nord-est del centro abitato, che si caratterizza per una forte acclività, motivo anch’essa di una classificazione di rischio molto elevata, R4.

La zona in questione è quella compresa tra il casello autostradale e il centro urbano. E’ proprio qui che a partire dal 2003 si sono registrati movimenti franosi e una serie di smottamenti che hanno lesionato case e infrastrutture, oltre ad aver causato danni importanti alla pavimentazione stradale di via Mario e Nicolò Garipoli, accesso principale alla città, perla dello Ionio e meta obbligata del turismo nell’Isola. I fenomeni di dissesto sono essenzialmente dovuti ad una insufficiente regimentazione delle acque provenienti da monte. A suo tempo è stata prevista la pulitura del costone roccioso e il disgaggio di blocchi instabili. In ultima analisi, si dovrebbe pure effettuare l’installazione di pannelli di rete in aderenza e di paramassi. Ma quando?

Il paradosso è che il fischio di corno per frantumare l’area a rischio del costone di Via Garipoli ieri mattina è stato seguito in diretta dagli amministratori e dai cittadini e curiosi vari proprio con affaccio panoramica dalla zona – limitrofa al cimitero comunale – che sovrasta la frana di contrada Lappio. Di fronte c’era il costone da centrifugare per estinguere nuovi rischi, ma sotto i piedi degli spettatori di turno c’era la frana più adulta del mondo.

La frana di contrada Lappio ha superato la stagione delle scuole, ha festeggiato i 18 anni, si è diplomata e adesso, a 23 anni, è nell’età dell’Università e va verso la festa di laurea. C’è da capire se verrà traghettata sino alla pensione. In autunno sarà la volta buona per l’avvio dei lavori? Chissà, si spera vivamente di sì, sarebbe ora. In Giappone un’autostrada distrutta da un terremoto viene ricostruita in 6 giorni (vedi sisma del 2011), in Italia servono 8 mila giorni e 14 mila passaggi burocratici per sistemare una frana. Ci sarebbe quasi da ridere se non ci fosse da piangere.

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