L’8 maggio scorso la Chiesa ha eletto il suo nuovo Papa. Il Conclave ha deciso di puntare su Robert Francis Prevost, il cardinale statunitense ha raccolto l’eredità di Jorge Bergoglio e ha scelto il suo nome, Leone XIV. Ma, dopo il giubilo collettivo dell’elezione, per Leone XIV incombe subito il primo bivio pesante che indirizzerà la prospettiva del suo Papato e che farà capire se Prevost intende andare in continuità con i suoi predecessori o se, invece, vorrà essere il Pontefice di una svolta. La storia chiama Papa Leone XIV ad una presa di posizione sulla vicenda più spinosa accaduta negli ultimi quattro decenni a Roma e che coinvolge da vicino il Vaticano.
Il riferimento è alla sparizione di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana di 15 anni, scomparsa nel nulla il 22 giugno 1983 a Roma, mentre la ragazza rientrava a casa dopo una lezione di musica. Sin qui si è detto e scritto di tutto e di più, il caso è stato inquinato da una lunga serie di depistaggi e una verità non c’è. Nessuno sa che fine abbia fatto Emanuela Orlandi. Quattro pontefici si sono alternati sinora mentre la famiglia Orlandi cerca un corpo, un volto, un perché.
Karol Wojtyła – Papa Giovanni Paolo II, Joseph Ratzinger – Papa Benedetto XVI e poi Jorge Bergoglio – Papa Francesco: tutti i tre Pontefici che si sono succeduti alla guida della Chiesa da 41 anni a questa parte, non hanno mai voluto aiutare la famiglia Orlandi a conoscere cosa sa davvero la Chiesa e quello che è accaduto il 22 giugno 1983, cosa c’entra il Vaticano e che fine ha fatto Emanuela Orlandi. Pochi giorno fa si è insediato il quarto Pontefice da quando Emanuela è stata portata via. Per mano di chi?
La famiglia Orlandi ha il diritto di avere giustizia. Positiva o negativa che sia la verità, va comunque rivelata. Anche i segreti più inconfessabili, sono tutti rivelabili. A maggior ragione dopo 42 anni.
C’è un tempo per tutto e questo è il momento ineludibile per far cadere il velo impenetrabile di mistero. Papa Prevost, Leone XIV, sceglierà anche lui di dare seguito al silenzio dei suoi predecessori sulla scomparsa di Emanuela? Oppure sceglierà di dare un segnale alla famiglia Orlandi che rappresenterebbe un gesto di grande importanza per i fedeli che credono nella Chiesa. Pietro Orlandi, fratello della ragazza, tornerà a chiedere giustizia per Emanuela Orlandi e la risposta che arriverà si tradurrà, inevitabilmente, in un giudizio sul nuovo Pontificato. In una direzione o nell’altra.
Il nuovo super-testimone, Giuseppe Dioguardi, l’ex maresciallo dell’Aeronautica in congedo, ha parlato di un volo segreto per Londra chiesto da un alto prelato del Vaticano al Governo italiano (al Ministro Spadolini) poche settimane dopo la scomparsa di Emanuela Orlandi. Chi c’era su quell’aereo? E cosa c’è scritto nel dossier del Vaticano sulla scomparsa di Emanuela? Tra le pagine del dossier si fa riferimento anche a quel volo?
Dioguardi è già stato sentito dal pm che indaga sul caso e dalla Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta sulla vicenda. Sostiene però di aver chiamato lo scorso anno per 3 volte l’Ufficio del promotore di giustizia del Vaticano ma gli è stato risposto che non c’era interesse ad ascoltarlo.
Ma soprattutto avrà ragione o torto Dioguardi, quando afferma: “Nella mentalità vaticana è insito quello che piuttosto che tirare fuori una verità e scavare nel passato, fare passare il tempo perché poi, prima o dopo, le persone se ne andranno e nessuno ne parlerà più”.
Bastano e avanzano le parole di Pietro Orlandi dopo l’elezione di Papa Leone XIV: un post e una foto di lui e sua madre di spalle, in cammino verso l’ennesimo silenzio.

“Mia mamma era lì come 42 anni fa. Allora aspettava le parole di Wojtyla, oggi aspetta un segno dal nuovo Papa. Mi sento con una nuova speranza, le sue prime parole, ‘la pace sia con tutti voi’, mi hanno colpito. Ma per noi, la pace esiste solo se arriva la verità”. È una richiesta che suona familiare. Quasi quarantadue anni di appelli, lettere, cortei, manifestazioni. Non chiedo al Papa di dirci la verità. Magari non la conosce ma può aiutarci a trovarla. Voglio incontrarlo, parlare con lui. Anche solo in modo riservato. Leone XIV sembra una persona aperta, ha detto che la Chiesa accoglie chi soffre. E allora ascolti chi ha sofferto troppo a lungo”.
Il silenzio o il coraggio di Leone XIV sanciranno l’atto finale del giallo Orlandi: una svolta o la pietra tombale su questa spy story. La terza via non esiste.


