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Trattativa Rfi-Taormina: No alla stazione per il Sì alla superstrada, la strategia di De Luca

TAORMINA – Il Comune di Taormina dice “No” alla nuova stazione ferroviaria e apre il fronte di una trattativa complessa con Rfi che vedrà un primo momento di confronto giovedì prossimo a Roma. Il sindaco Cateno De Luca ha annunciato la contrarietà dell’Amministrazione alla previsione della stazione di “Madonnina”, opera che evidentemente suscita molte perplessità in città sin dagli albori dell’iter.

L’opera da queste parti non ha mai convinto nessuno o quasi e ci si è chiesti anzi perché non si è tentato di impostare un altro ragionamento quando il progetto è arrivato sul tavolo del Comune non ieri mattina ma 10 anni fa. Lo scenario di una nuova stazione ai piedi del centro storico, in un territorio che al tempo stesso manterrebbe ancora pure la vecchia stazione appare un controsenso logistico e strategico, rischiando di diventare soprattutto elemento di disagi e sinonimo di uno spreco di ingenti risorse.

Il punto è che ora Taormina va alla trattativa romana – o per meglio dire alla fase finale di un’interlocuzione già da tempo in atto su altri aspetti – per chiedere un passo indietro di Rfi rispetto a un’opera già appaltata e per la quale sono pure iniziati i lavori. Come dire che siamo in zona Cesarini, se non oltre.

I prossimi giorni diranno se ci sono i margini per decretare la soppressione dal progetto della nuova linea ferroviaria della nuova stazione e in che termini poi si potrebbe eventualmente rimodulare l’iniziativa. Sembrerebbe più fattibile la prospettiva di una rivisitazione dell’opera, attraverso una serie di eventuali correttivi, in una trattativa dove comunque la vera strategia di De Luca è quella di mettere pressione a Rfi con un “No” da una parte per ottenere un “Sì” dall’altra. Il “No” alla nuova stazione è la mossa che verrà posta in discussione, ben sapendo che tutto dipenderà dall’approccio di Rfi.

Se Rfi dovesse aprire alla cancellazione della nuova stazione si apre un varco per andare su Marte. Se invece Rfi dovesse decidere di confermare l’intenzione di fare la nuova stazione di “Madonnina” e andare avanti di conseguenza, allora non ci sarà “trippa per gatti”. In quella ipotesi ci sarebbe poco da fare rispetto a un iter procedurale già approvato, fatto e finito con la conferenza dei servizi tenutasi negli anni scorsi e forte dei relativi pareri dati dagli enti preposti. De Luca ha la consapevolezza della complessità della materia, lo sa che c’è un Everest da scalare a mani nude, ma vuole alzare la posta per arrivare, in ogni caso, a centrare altri obiettivi ritenuti strategici. Due su tutti.

De Luca, che nel 2023 ha mosso il primo passo con la revoca da parte del Consiglio comunale della precedente delibera di Civico consesso che nella passata legislatura aveva approvato il progetto Rfi, chiederà la soppressione del raccordo a Letojanni (e fa bene) tra la nuova linea e quella vecchia già esistente. Il patto dei sindaci di zona sta per essere sottoscritto e vede tutti concordi sull’argomento. Ma il parlamentare di Fiumedinisi punta, in particolare, più di tutto il resto, a strappare un impegno definitivo alle Ferrovie dello Stato rispetto alla superstrada Taormina-Trappitello, di cui si dovrebbe fare carico proprio Rfi come compensazione per i disagi che i lavori della nuova linea ferroviaria comporteranno in questo territorio da qui ai prossimi 8-10 anni.

De Luca si è spianato il terreno per giocare la sua partita, compiendo una mossa che sul piano amministrativo gli è congeniale: far diventare l’emergenza un’opportunità. La chiusura della Via Garipoli, lo abbiamo detto e scritto ai tanti che non lo avevano capito, è stata il “Cavallo di Troia”, una condizione emergenziale ricercata al netto dell’effettiva portata dello smottamento che è oggetto degli interventi già avviati. La frana, a questo punto, diventa infatti il detonatore e acceleratore di altri ragionamenti. Lo strumento per innescare vari annessi e connessi.

Da qui la dichiarazione dello stato di crisi, chiesta al presidente della Regione, Renato Schifani e ottenuta dallo stesso nell’arco delle 24 ore successive. Ciò significa – per intenderci – che Taormina si presenterà alla trattativa nella capitale con Rfi, spingendo sull’esigenza di rimodulare la viabilità del territorio attraverso la presenza adesso di procedure derogatorie (con l’avvenuta nomina di un Commissario per l’emergenza, il capo della Protezione Civile regionale, Salvo Cocina) rispetto ai lacci di quelle ordinarie.

Taormina ha bisogno di una viabilità alternativa, vuole una nuova strada per bypassare la Via Garipoli e per scrollarsi di dossi l’ombra futura di altre frane sempre nella bretella A18 dove – De Luca dixit – c’è un “costone instabile” e “l’intervento da 6 milioni non si può definire risolutivo”. E allora la strada della provvidenza è quella per Trappitello. Eccola l’onda che vuole cavalcare De Luca, che in attesa di salire sull’aereo per Roma ha già chiesto a Cocina la convocazione di una conferenza dei servizi sulla nuova viabilità a Taormina. Lo stato di crisi è il grimaldello per fare la superstrada, con le risorse di Rfi e la benedizione della Regione. Taormina-Trappitello/Dubai, stavolta o mai più.

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