HomePolitica"Giorgia, pensaci tu": Ccpm Taormina all'ultima chiamata

“Giorgia, pensaci tu”: Ccpm Taormina all’ultima chiamata

TAORMINA – Stretta finale sul destino della Cardiochirurgia Pediatrica di Taormina. Il dentro o fuori definitivo, vita o morte del reparto, potrebbe concretizzarsi già da qui a poche settimane.

Sull’argomento è tornato nelle scorse ore così il sindaco di Taormina, Cateno De Luca. “Ho definito le interlocuzioni sia con il presidente della Regione, Renato Schifani, che con il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, entrambi stanno agendo secondo i loro ruoli e le loro posizioni politiche. Abbiamo avuto modo di investire direttamente il presidente del Consiglio dei Ministri. Entro questo mese dovremmo avere delle risposte di turno. Le interlocuzioni sono state poste ai massimi livelli. Avevo detto che c’erano delle interlocuzioni in corso ed è così, per questo dico che entro fine aprile attendiamo adesso l’esito di questi ragionamenti e le risposte“.

Decodificando, insomma, queste parole, De Luca si è rivolto a Schifani e a Galvagno per arrivare al primo ministro, Giorgia Meloni, e anche al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, andando a spingere “ai massimi livelli” (De Luca dixit) per una soluzione risolutiva sul futuro del reparto di Cardiochirurgia Pediatrica dell’ospedale San Vincenzo. L’interlocuzione chiesta a Schifani è anche e soprattutto quella di carattere istituzionale, mentre Galvagno è il giovane esponente paternese di Fratelli d’Italia che presiede l’Ars e con il quale De Luca ha stretto un patto che nasce dall’amicizia di gioventù tra Galvagno e il fedelissimo deluchiano Danilo Lo Giudice.

Galvagno, come ormai è noto, nei mesi scorsi ha fatto da tramite per lo stesso De Luca nella fase in cui il parlamentare di Fiumedinisi aveva deciso di cambiare strategia per uscire dall’isolamento politico in cui si era imbucato dopo il flop di Monza e delle Europee. A quel punto, come si ricorderà, a ottobre Galvagno si è fatto carico di organizzare l’incontro a Palazzo d’Orleans che ha “scongelato” e ribaltato il mood dei rapporti tra De Luca e Schifani dopo tre anni di scontri e alta tensione. E sempre Galvagno si era anche attivato, nel frattempo, per il contatto tra De Luca e Arianna Meloni, che non è semplicemente la sorella del premier ma una figura centrale di Fratelli d’Italia (o la n.2 del partito in termini di peso politico, fate voi), e in quel caso la “mission” era quella di preparare il terreno alle seconde nozze all’orizzonte di De Luca con il centrodestra, con la benedizione meloniana che, ovviamente, si aspetta adesso anche i relativi passi politici da parte del sindaco di Taormina in vista degli appuntamenti elettorali che verranno (Regionali e Politiche). Ma questa è un’altra storia.

Ora De Luca punta sul feeling con Schifani e sull’asse con Galvagno per smuovere le acque della complessa vicenda del Ccpm, affinché si possa mettere pressione sulle valutazioni romane ed arrivare al risultato auspicato in una vicenda che resta in bilico da tanto, troppo, tempo.

Una riflessione a margine bisogna farla. Sul Ccpm siamo ormai al paradosso puro. C’è un reparto che funziona e, di fatto, nei numeri e nei vari report, ha tutti i requisiti per andare avanti e di cui non si dovrebbe neanche mettere in discussione la sorte e che, tuttavia, è al centro di un “balletto” che dura da anni ed è costretto a pietire clemenza, sino ad aggrapparsi al filo sottile di una “buona parola” e “una preghiera” ai massimi livelli per non dover chiudere dopo 15 anni di onorata attività a Taormina e nel mondo con le missioni umanitarie. Controsensi che metterebbero i brividi se non fosse la normalità in questo Paese. Cosi vanno le cose e la gente deve pure sforzarsi di non sentirsi affatto sorpresa da tali dinamiche.

Alla fine della fiera – repetita iuvant – quando si parla della vita dei bambini non ci sono (o almeno nella normalità delle cose non ci dovrebbero essere) troppi calcoli da fare. Un centro che salva le vite di piccoli pazienti lo si salva e basta, pensando ai bambini, alle famiglie e al dolore e alla sofferenza che c’è in ospedale. Senza logiche di palazzo, né traccheggiando ad oltranza attorno alle geometrie variabili della politica e alle cartacce double face della burocrazia.

L’auspicio è che prevalga unicamente la cosa che conta davvero più tutto: il senso di responsabilità e la coscienza. Quanto vale una vita umana? Quanto vale, soprattutto, la vita di un bambino? Questo bisogna chiedersi. Il resto, deroghe, interlocuzioni, sussurri e preghiere politiche, sono amabili sceneggiate all’italiana che lasciano il tempo che trovano. Ci si raccomanda a Dio, non ai comuni mortali.

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