La bufera sull’Asp Trapani è ormai prossima ad una presa di posizione del Governo regionale. Il presidente Renato Schifani, a quanto pare, avrebbe maturato la volontà di dare un segnale sul caso dei ritardi nella gestione e l’espletamento dei referti istologici.
La vicenda, ormai nota, è esplosa nel gennaio 2025 dopo l’interrogazione parlamentare del deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè. In particolare è emerso il caso dell’insegnante Maria Cristina Gallo, che ha ricevuto il referto istologico con otto mesi di ritardo quando il suo tumore era già al IV stadio, ha messo in evidenza le gravi criticità del sistema sanitario territoriale.
La Regione Siciliana ha inviato degli ispettori che hanno redato un documento, una relazione consegnata all’assessorato regionale alla Salute e al governatore Schifani. Anche il Ministero della Salute ha deciso di intervenire inviando i propri ispettori in Sicilia per approfondire il caso e fare lucei sui ritardi nella consegna dei referti.
Le contestazioni mettono in discussione, in particolare, l’operato del direttore generale dell’Asp Trapani, Ferdinando Croce, al quale si contesta “di aver prospettato la soluzione dei problemi in tempi brevi e indicato un numero di esami arretrati di gran lunga inferiore a quello reale (330 a fronte di 3 mila)”. Il dg si difende sostenendo che ci sarebbero stati da parte sua degli “allarmi inascoltati” e di aver scritto ad altre Asp “ma molte dissero di no”, in oggetto alla disponibilità alla stipula di convenzioni per smaltire gli esami istologici. In queste ore c’è pure da registrare una petizione on line in atto a favore di Croce, tra i dipendenti dell’azienda sanitaria in cui si chiede di non “silurarlo”.
Sono sette le contestazioni alla direzione dell’Asp di Trapani che vanno dai presunti ritardi nelle nomine al mancato coinvolgimento del responsabile del rischio clinico, e poi vi sarebbe stata una carenza di anatomopatologi e sottoutilizzo del personale, nonché un sottodimensionamento dei carichi di lavoro e l’ipotizzata assenza di linee guida e protocolli operativi, una mancata centralizzazione del servizio di anatomia patologica e tempi di refertazione molto più lunghi rispetto agli standard regionali, con la contestazione inoltre di un’organizzazione interna che sarebbe stata inadeguata.
Schifani aspetta le dimissioni di Croce. Le chiedono anche altri esponenti della maggioranza e quelli delle opposizioni, mentre lo difende il suo partito. Il presidente della Regione non vorrebbe passare da una sospensione né insomma da un procedimento sanzionatorio, che avrebbe tempi e dinamiche più lunghe.
Tutto ciò che attiene le carte, le accuse e la difesa, l’accertamento insomma di eventuali responsabilità farà il suo corso e servirà evidentemente del tempo per capire come sono andate le cose. L’Italia è un paese garantista dove tutti sono innocenti sino a prova contraria e anche nelle circostanze più gravi, in cui vi sono dei processi, esistono tre gradi di giudizio e altrettante sentenze che stabiliscono in via definitiva i fatti e se vi sono state delle responsabilità.
Non spetta a noi accertare le eventuali responsabilità, i “giustizialisti” lasciamoli dove stanno e non vogliamo in alcun modo entrare nel merito dei fatti. Una sola cosa è certa: all’Asp Trapani qualcosa non ha funzionato se si sono accumulati oltre 3.300 esami istologici e 170 casi di tumore diagnosticati in ritardo. Numeri impressionanti, che mettono i brividi e lasciano senza fiato. Non si può far finta di niente, anche e soprattutto per rispetto di tutte quelle famiglie che soffrono, si disperano e vivono momenti tragici.
Il tempo e tutti i vari accertamenti procedurali faranno chiarezza e stabiliranno nei modi e negli ambiti più consoni, com’è andata davvero tutta questa storia dell’Asp Trapani.
Il problema evidentemente non è Croce e non può essere circoscritto al perimetro ristretto di una polemica né di un processo mediatico “ad personam” sul suo operato, perché occorre avere l’onestà intellettuale di riconoscere che non da oggi ma da tanti anni a questa parte è tutto il sistema sanitario nazionale che non va, a vari livelli, in Sicilia come in (quasi) tutta Italia. Ma il momento, intanto, esige un passo indietro sul caso specifico, a prescindere da tutto e forse anche per difendersi meglio, lontani dai riflettori.
E’ auspicabile un gesto di buon senso e di opportunità da parte di Croce: le dimissioni dalla carica di direttore generale ma anche da quella di assessore a Giardini Naxos, dove il sindaco Giorgio Stracuzzi non può far finta di niente e pensare che a Trapani si sia verificata una drammatica vicenda ormai di carattere nazionale che coinvolge un suo assessore e che a Naxos si possa invece andare avanti, senza tenere conto della sofferenza dei malati. Sono contesti differenti, è vero, ma la questione etica è una sola e, soprattutto in una storia così drammatica, esige riflessioni umane che vanno al di là degli aspetti territoriali. E tra l’altro, Stracuzzi è un medico esperto e stimato che i risvolti di queste situazioni li conosce bene.
Trapani e Giardini Naxos distano 378 chilometri, non sono tantissimi ma nemmeno pochi. Queste due località le unisce l’operatività con un ruolo di vertice di Croce, che a Trapani è direttore generale e a Giardini Naxos è assessore e quindi figura di primo piano nella Giunta che governa la località ionica.
Tra l’Asp Trapani e il Comune di Giardini Naxos, tra l’altro, qualche punto di contatto c’è. Solo casualità, definiamole così in premessa, visto che prima dalla Giunta di Giardini e poi dall’Asp Trapani sono stati conferiti nel 2024 e nel 2025 affidamenti diretti ad una stessa società. Incarichi del tutto legittimi, sul piano procedurale e formale, ma che hanno scatenato aspre polemiche perché considerati da più parti discutibili. Nel caso di Trapani la questione è finita sulle cronache nazionali, a Giardini Naxos è intervenuto un sindacato nazionale. Dinamiche di pura casualità che rischiano di suscitare altro clamore a margine di questa triste vicenda dei malati di cancro. Ecco perché il buon senso adesso vorrebbe un gesto importante di Croce, con le dimissioni da manager Asp e da assessore. Croce è una persona perbene e la drammatica storia di Trapani è dovuta ad un quadro molto ampio in cui la politica deve prendersi le proprie responsabilità a 360 gradi senza limitarsi a cercare “l’agnello sacrificale” di turno e un colpevole da dare in pasto al tribunale mediatico, assolvendo un intero sistema che ha tante, troppe criticità.
Tuttavia questo è il momento in cui non ci si può fermare alla guerra su un incarico e non è il tempo in cui la politica può permettersi di litigare tra i “pro” e “contro” Croce, con la pubblica contesa, a suon di dichiarazioni e prese di posizione, tra chi vuole rimuoverlo e chi intende blindarlo ad oltranza. Non si può litigare e non ci si può dividere in una sorta di resa dei conti mentre ci sono famiglie che piangono. Ha molto più senso un (doppio) passo indietro – o di lato, come si dice a volte -, dello stesso Croce, per difendersi meglio, con serenità e lontano dai riflettori da tutte le accuse del caso Trapani, e anche per dimostrare che le eventuali responsabilità forse sono di altri. Meglio mettersi da parte, almeno per qualche tempo, e dare prova, come siamo certi farà Croce, che di fronte ai malati non contano niente le “poltrone”. Aspettando che emerga la verità, una cosa deve prevalere su ogni altra: il pensiero e il rispetto assoluto (di tutti) per il dolore di tante famiglie che stanno vivendo un incubo terribile.


