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35 anni fa il delitto del giudice Livatino. Cammaroto (Premio Livatino 2025): “Tramandare il valore della legalità ai giovani”

Trentacinque anni fa, il 21 settembre 1990, il giovane giudice Rosario Livatino, come ogni mattina, si preparò per andare in tribunale. Salì sulla sua vecchia Ford Fiesta color amaranto e imboccò la strada che lo portava al lavoro, fedele al proprio dovere. Non poteva sapere – o forse lo intuiva – che quella sarebbe stata la sua ultima corsa. Giunto all’altezza del viadotto Gasena, in territorio di Agrigento, l’auto su cui viaggiava senza scorta venne speronata da un’altra vettura. A bordo c’erano quattro sicari assoldati dalla Stidda agrigentina, l’organizzazione mafiosa in contrasto con Cosa nostra. Livatino tentò disperatamente la fuga attraverso i campi, già ferito a una spalla da un colpo di pistola. Corse per poche decine di metri, prima di essere raggiunto e freddato senza pietà.

I clan lo temevano. Lo chiamavano “il giudice ragazzino”, un appellativo che indicava la sua giovane età, ma non rendeva giustizia alla sua grandezza morale e professionale. Ogni giorno si lasciava guidare da una fede profondamente radicata e da un incrollabile senso di giustizia. Non conobbe mai il compromesso: visse il suo ruolo di servitore dello Stato con coerenza, incarnando coraggio, integrità e fedeltà ai valori della legalità. La mafia lo assassinò, ma non riuscì a spegnere la sua luce. Oggi Rosario Livatino, proclamato Beato, resta il simbolo di un magistrato che ha saputo unire rigore e umanità, fede e diritto. La sua vita e il suo sacrificio continuano a indicarci la strada: servire lo Stato senza clamore, senza vanità, ma con la forza silenziosa di chi crede davvero nella giustizia e nella democrazia.

Tra i suoi appunti, dopo la morte, venne ritrovata una frase che ancora oggi risuona come monito e ispirazione: “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”. Un Uomo delle Istituzioni cui dobbiamo guardare ancora oggi, per ispirarci nel nostro quotidiano impegno al servizio del Paese.

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il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto di Paolo Giandotti)

“Il 21 settembre richiama alla memoria il vile attentato di mafia in cui, trentacinque anni fa, perse la vita il magistrato Rosario Livatino. È un anniversario che interpella, con forza, le coscienze di quanti hanno a cuore la difesa della nostra convivenza civile”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ricorda il giudice Livatino e aggiunge: “Autentico testimone dei valori della Repubblica, il giudice Livatino ha, senza esitazioni, speso la propria vita per affermare i principi dello Stato di diritto contro la cultura della violenza e della sopraffazione. Nella consapevolezza del ruolo di garanzia che la Costituzione affida alla Magistratura, svolse le sue funzioni, dapprima requirenti e poi giudicanti, con autorevolezza e instancabile dedizione. Fare memoria del suo esempio significa rinnovare l’impegno a cui tutti siamo chiamati per affermare istituzioni a servizio della dignità della persona, contro ogni forma di criminalità e soperchieria. A distanza di trentacinque anni, desidero rinnovare i sentimenti di partecipazione e vicinanza della Repubblica a coloro che lo hanno stimato e che ne ricordano e testimoniano il rigore, l’umanità e il coraggio nell’amministrare la giustizia”.

“Ho sempre creduto – afferma il presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni – che raccontare alle giovani generazioni il sacrificio di chi ha messo legalità e giustizia davanti alla propria vita, non sia solo un dovere e un modo per onorarne la memoria ma anche per proseguire nell’impegno che questi eroi hanno intrapreso senza paura. Il giudice Rosario Livatino è tra questi eroi. Un servitore dello Stato che con rigore e fermezza ha portato avanti la battaglia contro la criminalità organizzata. Un uomo di profonda fede cattolica, beatificato nel 2021, a dimostrazione della sua importante opera. Oggi, nell’anniversario della sua uccisione, voglio ricordare il suo sacrificio e la sua azione compiuta senza piegare mai la testa, affinché la nostra generazione e quella futura non dimentichino e possano proseguire nel cammino di lotta contro ogni forma di mafia”.

Giorgia Meloni si rivolge ai giovani
il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni

Il giudice Rosario Livatino, nel 35esimo anniversario della sua scomparsa, è stato ricordato anche dal giornalista taorminese Emanuele Cammaroto. Il direttore di TN24 è stato insignito lo scorso 15 aprile del 30° Premio Rosario Livatino (Beato) – Antonino Saetta – Gaetano Costa, assegnato a uomini e donne valorosi delle Istituzioni e della Società civile che in Italia si sono particolarmente distinti per la loro opera ed il loro alto senso di legalità. Cammaroto è stato scelto dalla giuria per “la sua autorevolezza, i valori morali e umani ed il senso del dovere dimostrato nella sua carriera”, ed ha ricevuto il Premio Livatino-Saetta-Costa dalla dott.ssa Carmen Ruggiero, Sostituto Procuratore presso la D.D.A. (Direzione Distrettuale Antimafia) di Lecce, anche lei insignita del prestigioso riconoscimento.

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il direttore di TN24, Emanuele Cammaroto, con la dott.ssa Carmen Ruggiero al 30° Premio Livatino-Saetta-Costa

“La figura del giudice Livatino, il suo sacrificio al pari di tutte le altre vittime di mafie – ha evidenziato Cammaroto – deve rimanere al centro dell’impegno quotidiano di ogni cittadino per la pratica collettiva della legalità, luminoso esempio di una lotta incisiva e determinata contro tutte le mafie. Oggi più che mai, riveste un ruolo fondamentale l’ineludibile esercizio umano e morale che ci chiama, ciascuno nel proprio ruolo, a tramandare soprattutto alle giovani generazioni il senso di quelle tragiche morti e fa comprendere l’eroismo di coloro che hanno dato la vita per contrastare le consorterie criminali. Non possono esserci zone grigie di complicità con i soggetti e le realtà che ostacolano e mortificano l’ideale orizzonte di una società coesa, consapevole della forza dei valori e rispettosa dei diritti di tutti”.

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