L’imposta di soggiorno in mano ai Comuni e alle varie Amministrazioni è ormai un disastro in purezza. Da Nord a Sud i turisti portano risorse preziose, le strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere le riscuotono e poi le versano nelle casse municipali. E a quel punto “si salvi chi può”, con una gestione di quel tesoretto – ormai diventato un “tesorone” – che lascia molto a desiderare e che non va nella direzione di un’azione incisiva a supporto della promozione e dello sviluppo del turismo e quindi del territorio, come da finalità istitutive del balzello.
L’ennesima polemica stavolta riguarda Siracusa. “I proventi della tassa di soggiorno utilizzati per le retribuzioni fisse, i contributi previdenziali e l’Irap per la Polizia Municipale“, è l’accusa lanciata nella località aretusea dal capogruppo al Consiglio comunale di FdI, Paolo Cavallaro. Il consigliere sostiene di aver “scoperto” ciò “dopo aver presentato istanza di accesso agli atti per conoscere le entrate della tassa di soggiorno per l’anno scorso per il quale il Comune ha emesso mandati di pagamento per circa 550 mila euro”. “E’ bene ricordare – spiega Cavallaro, come riporta Siracusapost.com – che la tassa di soggiorno è tassa di scopo, cioè a dire finalizzata a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali e dei relativi servizi pubblici locali, nonché, in base alla recente riforma, anche i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti“. “Guardando alle altre voci di spesa – prosegue Cavallaro – troviamo mandati per circa 240 mila euro complessive per feste patronali e di quartiere e illuminazioni natalizie, per circa 200 mila euro per spese di illuminazione e per circa 95 mila euro per spese di trasporto urbano”. Secondo Cavallaro “sarebbe il caso di capire esattamente quale ritorno economico hanno avuto tali spese dal punto di vista turistico, e invece – conclude il consigliere – si spende la misera somma di 29 mila euro, prelevata da altri e specifici capitoli di bilancio, per riparare i danni ai sanitari, agli impianti idrici ed elettrici, e agli infissi di 4 bagni pubblici cittadini“.
Insomma, il problema non è Siracusa ma va ben oltre. Le cose anche da quelle parti sembrano andare esattamente come nella quasi totalità delle città italiane e come, d’altronde, accade ormai da 12 anni anche a Taormina, dove l’imposta di soggiorno è stata sempre utilizzata in termini inadeguati da tutte le varie Amministrazioni, da quelle passate a quella attuale.
A Taormina, ricordiamo, il gettito previsto per l’imposta di soggiorno a Taormina nel 2025 è stato stimato in circa 6 milioni di euro, con un aumento significativo – se verrà confermato – rispetto ai circa 4,69 milioni di euro registrati nel 2024. Cresce l’introito derivante dal gettito di questa imposta ma poi i risultati sul territorio, rispetto all’impiego della stessa, sono impalpabili. Praticamente inesistenti.
E allora il tema centrale di tutta la questione, nelle varie realtà italiane, rimane sempre quello: il governo centrale dovrebbe prendere atto della situazione e togliere questa imposta dal controllo dei Comuni, andando ad individuare un’altra soluzione per l’impiego, sempre a conforto del turismo, di somme così importanti.
Un modello che funzionava era quello di enti preposti alla promozione turistica, come le vecchie aziende di soggiorno, che sono state letteralmente “ammazzate” dalla politica e che tuttavia, sino agli Anni Novanta, erano un punto di riferimento nei territori e svolgevano bene il proprio compito, senza neppure disporre tra l’altro di risorse del genere. Repetita iuvant: Meloni faccia una scelta coraggiosa e immediata, tolga il “joystick” ai Comuni e razionalizzi l’utilizzi dei soldi che i turisti lasciano qui e che vengono poi sprecati con un campionario impietoso di scelte sbagliate.


