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Taormina, il sindaco lasci perdere lo show dei mastelli: l’elenco da tirare fuori è quello delle bollette farlocche

Al tramonto di un febbraio senza Carnevale, a Taormina riparte lo show dei blitz del sindaco Cateno De Luca e torna d’attualità il “tormentone” dei mastelli per la raccolta rifiuti. Rieccolo un argomento che – per dirla in belgradese – ci aveva spaccato all’inverosimile i maroni per l’intero 2025, tra ordinanze, dirette, polemiche e uno sfinimento di discussioni paesane. Insomma un tema di cui nessuno sentiva nostalgia e che adesso si riprende la scena all’approssimarsi della nuova stagione turistica.

Nel momento in cui bisognerebbe confrontarsi e programmare sui mesi che verranno, invece riparte il tormentone della “monnezza” e si riaccende la giostra dello sputtanamento pubblico a briglie sciolte per Taormina e per i taorminesi. Evasori, zozzoni e sprovvisti di mastello. Musica maestro. Si salvi chi può.

Partiamo dai dati su quelli che hanno ritirato i mastelli e quelli che non li hanno presi: “Le utenze non domestiche – come quelle domestiche – che nel territorio di Taormina hanno ritirato i mastelli sono complessivamente al 70%, dal luglio 2025 ad ora. Per quanto concerne invece l’asse commerciale di Taormina (il centro, ndr) le utenze domestiche sono giunte al 75% e quelle non domestiche al 70%. Il Corso Umberto è al 76%”.

Bene. Manca all’appello una sostanziale percentuale tra il 25% e il 30%, che di certo non è poco ma nemmeno un vulnus pari all’Infinito di Leopardi. Il risultato, obiettivamente, è stato centrato, va detto, e se pochi non si sono ancora adeguati, dovranno farlo e fa bene, benissimo, il sindaco a pretendere che si completi la procedura di consegna dei mastelli. Logica e buon senso vorrebbero, però, che la stretta possa avvenire, com’è giusto che sia, senza fare troppo casino e al di là del clamore esterno che nell’era dei social amplifica ogni virgola e non è esattamente il migliore spot per Taormina agli occhi del mondo.

E tuttavia il sindaco torna ad impugnare la frusta e minaccia di tirare fuori la lista di “proscrizione”: “Vi devo sputtanare in diretta? Ora prendo l’elenco di coloro che non hanno ritirato il mastello e comincio a bussare, in diretta. Non mi costringete a farlo. Pretenderò l’applicazione della sanzione da 500 euro al giorno”. E il “fedele” presidente dell’Asm, Giuseppe Campagna, gli fa eco e rincara la dose: “Abbiamo cercato sino ad oggi di evitare le maniere forti. Ora, purtroppo, è venuto il momento delle sanzioni. E’ una cosa antipatica, brutta ma una soluzione la dobbiamo trovare”.

Minchia, signor tenente“, avrebbe detto la buonanima di Faletti. E allora la vogliamo toccare piano, svogliati perché l’argomento è troppo deprimente e poco stimolante, ma una serena riflessione va pur fatta. Ce la chiedono tanti lettori.

In questo momento a Taormina il copione è arcinoto. C’è un’Amministrazione con due sindaci che hanno licenza di fare tutto, e poi gli altri, assessori e consiglieri, sono un contorno silente e accondiscendente su ogni sillaba al cospetto del duo De Luca-Brocato. Dall’altra parte è peggio – anche questo lo si è detto – perché dentro e fuori dal municipio non esiste uno straccio di opposizione. Zero totale. La ciurma politica antideluchiana è un’entità astratta di cui farebbero fatica ad occuparsi pure i Ghostbusters.

E allora in questa valle paesana di soggetti politici modesti o impalpabili, uniti dal farsi venire una strizza imperturbabile al cospetto del sindaco De Luca (e del co-sindaco Brocato), poniamole qui una serie di domande, semplici e scolastiche. Sulle quali non bisognerebbe fare i finti tonti perché poi interessano l’intera comunità, senza maggioranze né minoranze.

Ma è mai possibile che a Taormina si debba perdere ancora tempo a parlare (e scrivere) di rifiuti e mastelli? La lista dei 50 “zozzoni impavidi” che non hanno ritirato i mastelli è una priorità da trattare in mondovisione? Non sarebbe meglio concentrarsi sulla stagione turistica ormai alle porte e le scelte per il futuro? Non sarebbe più utile soffermarsi sul dopo-Ciclone Harry, dove la morale della favola è che ad un mese dalla mareggiata, la zona litoranea è paralizzata da faide politiche siciliane e dal solito pantano burocratico che in un’emergenza tale andrebbe raso al suolo subito? Vogliamo continuare a litigare a “fiammate” con Roma e Palermo o piuttosto fargli capire che in Sicilia non c’è stata solo la frana di Niscemi e che l’economia della Sicilia passa da qui e se non si riparte subito nel polo di Taormina-Naxos-Letojanni, si ferma l’intera isola?

Siamo a fine febbraio e l’ombelico della città sono i 50 “zozzoni” senza carrello o piuttosto il dramma degli stabilimenti balneari di Taormina mare che, di questo passo, rischiano di vedere la stagione con il binocolo? O vogliamo parlare della “defunta” piazza D’Acquisto a Mazzeo, spazzata via dal Ciclone e che nessuno sa quando verrà ricostruita?

De Luca anticipa che dalla prossima settimana chiederà di avere sul suo tavolo “l’elenco di coloro che non hanno ritirato i mastelli e i carrellati”. Bene. Già che c’è, il sindaco pretenda di farsi dare anche e soprattutto un altro elenco, assai più corposo: quello dei taorminesi che hanno ricevuto bollette sui tributi piene di errori ed orrori. Una vagonata di cartelle inviate ai contribuenti con importi sbagliati e non dovuti. Una gestione disastrosa, in modalità di recupero “tutto ad muzzum”, che ha trasformato l’emergenza di una mancata riscossione di tanti anni nella farsa altrettanto storica della Via Crucis nell’acquario dell’Ufficio Tributi. La penitenza collettiva del lunedì e venerdì, con la gente costretta a perdere giornate per chiarire, spiegare e smontare le minchiate fatte dal Comune di Taormina.

Da questo bisogna partire. La medaglia si guarda da tutte e due le facce. Le dirette social sui mastelli lasciamole perdere perché, al netto della solita straordinaria capacità del sindaco di tenere vivo il tema con la sua prossemica e la sua teatralità, l’argomento è diventato un pò come la 50esima replica televisiva di Ben-Hur. La caccia mediatica all’ultimo mastello finisce per tradursi in una masochistica martellata sugli zebedei che s’infligge all’immagine della Città di Taormina. Siamo una capitale internazionale del turismo, non una fattoria di pecorelle da riportare all’ovilo col frustino e la reprimenda urbi et orbi. Rialziamo il livello e cambiamo copione. Cateno, please.

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