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Taormina applaude Michele Placido. Da “La Piovra” alla regia, una vita per il cinema

di Giulia Berretta

TAORMINA – Il Taormina Film Festival rende omaggio a Michele Placido, protagonista di un incontro al Palazzo dei Congressi che ha ripercorso oltre cinquant’anni di carriera tra recitazione, regia e teatro. Premio alla carriera per l’attore e regista pugliese, che qui tra gli applausi e l’affetto della gente, ripercorre oltre cinquant’anni di arte tra Monicelli, La Piovra, Romanzo Criminale e il desiderio di raccontare sempre l’umanità dietro ogni storia.

Per Placido tornare a Taormina significa ritrovare uno dei luoghi simbolo della storia del cinema italiano e internazionale, un palcoscenico che negli anni ha accolto alcuni dei più grandi protagonisti dello spettacolo mondiale. Un luogo dove anche la sua carriera ha vissuto momento importanti e indimenticabili, come quando in questa città ha girato La Piovra, nel ruolo iconico del Commissario Michele Cattani, impegnato nella lotta alla mafia e al suo nemico che nella serie era il potente Tano Cariddi (Remo Girone).

Placido ha raccontato nel day 5 del Tao Film Fest 2026 gli inizi del suo percorso artistico, ricordando il periodo della leva militare, quando preparava gli esami per l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico studiando un testo di Luigi Pirandello. Proprio durante quel periodo un colonnello, intuendo la sua passione per la recitazione, gli offrì la possibilità di lasciare il servizio militare per inseguire il suo sogno, dando così inizio a un rapporto con la Sicilia che, come ha raccontato, non si sarebbe mai interrotto.

Un ampio spazio della conversazione è stato dedicato all’incontro con Mario Monicelli, figura determinante nel suo percorso professionale. Il regista, colpito dalla sua personalità più che da una prova accademica, lo scelse per lavorare insieme in numerosi film. Placido ha ricordato con particolare emozione l’ultimo set condiviso con Monicelli nel deserto del Sahara, quando il maestro, a causa di un malessere, gli affidò la regia di una scena. Fu proprio in quel momento, ha raccontato, che nacque il suo desiderio di mettersi dietro la macchina da presa.

Da quell’esperienza avrebbe preso forma anche il suo percorso da regista, iniziato con Pummarò, opera dedicata alla realtà dei braccianti africani in Campania. Un progetto nato dall’incontro con uno di loro e portato avanti non senza difficoltà, tra intimidazioni e resistenze di chi non voleva che quella realtà venisse raccontata.

Nel corso dell’incontro si è parlato anche di Romanzo Criminale, film che, secondo Placido, ha contribuito a riportare in primo piano il cinema di genere in Italia. Il regista ha ricordato di aver scelto gran parte del cast osservando giovani talenti a teatro, molti dei quali sarebbero diventati negli anni volti affermati del cinema italiano. Il successo dell’opera, premiata con otto David di Donatello e cinque Nastri d’Argento, rappresenta ancora oggi uno dei momenti più significativi della sua carriera.

Ripercorrendo il proprio lavoro da autore, Placido ha spiegato di essere interessato non solo ai personaggi, ma soprattutto all’eredità umana e culturale che essi lasciano. È il caso di L’ombra di Caravaggio, progetto internazionale che attraverso il gioco di luci e ombre racconta la rivoluzione artistica del grande pittore.

Non poteva mancare un riferimento, come detto, a La Piovra, serie che già negli anni Ottanta aveva conquistato il pubblico internazionale grazie a un linguaggio cinematografico moderno e a una regia ispirata al cinema americano. Dopo quattro stagioni, però, Placido scelse di lasciare il personaggio di Cattani, con la drammatica morte sul set in un attentato, per tornare a sperimentare nuove strade artistiche, esperienza che lo avrebbe condotto alla realizzazione di “Mary per sempre”, altro titolo di rilievo della sua filmografia.

Nel guardare al futuro del cinema italiano, il regista ha ribadito la necessità di offrire maggiori opportunità ai giovani artisti, con una particolare attenzione alla Sicilia, terra che considera una delle culle storiche del teatro e della cultura mediterranea.

Alla domanda su quale delle sue opere rappresenti meglio la sua idea di cinema, Placido ha risposto di considerare ogni film una parte di sé e di essere profondamente legato a tutti gli attori e alle troupe con cui ha lavorato. Sul piano emotivo, tuttavia, ha ammesso che Romanzo Criminale occupa un posto speciale nel suo percorso.

In chiusura, con il tono diretto che ha caratterizzato tutta la conversazione, ha confessato che gli piacerebbe realizzare un film dedicato alla propria vita. Più che i tradizionali provini, però, continua a preferire il contatto umano: conoscere le persone, ascoltarle e comprenderle rimane, per lui, il primo passo per raccontare una storia autentica.

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