di Giulia Berretta
TAORMINA – Russell Crowe, uno degli ospiti più attesi della 72ª edizione del Taormina Film Festival, ha incontrato il pubblico in un talk al Palazzo dei Congressi nel quale ha attraversato oltre trent’anni di carriera, offrendo una riflessione sul cinema, sul mestiere dell’attore e sul valore della collaborazione artistica.
Tra i primi temi affrontati, il cambiamento dell’industria cinematografica e l’impatto delle piattaforme di streaming. Crowe ha riconosciuto i vantaggi di un sistema che permette di avere a disposizione un’enorme quantità di contenuti in qualsiasi momento, ma ha ribadito il suo profondo legame con l’esperienza della sala cinematografica, definendola un luogo di condivisione e magia, dove il pubblico diventa parte integrante del racconto.
L’attore ha ricordato con gratitudine il rapporto costruito negli anni con gli spettatori, spiegando di aver sempre affrontato ogni progetto mettendo il massimo impegno e il cuore in ogni singolo ciak.
Rivolgendosi ai tanti giovani presenti in sala, e rispondendo a una domanda sul percorso di chi sogna di lavorare nel cinema, Crowe ha sottolineato come il successo di un film nasca dall’incontro di professionalità diverse. I dettagli e la collaborazione sono, a suo avviso, gli elementi fondamentali di ogni produzione: il segreto è imparare a “danzare” con i propri colleghi, trovando il giusto equilibrio tra le diverse sensibilità artistiche.
Tra i ricordi più significativi della sua carriera, ha raccontato il lavoro con Peter Weir in “Master and Commander”, definendolo un regista straordinario, capace di utilizzare anche la musica sul set per accompagnare gli attori nella costruzione delle emozioni e dell’atmosfera delle scene.
Parlando dei ruoli che hanno segnato maggiormente il suo percorso, Crowe ha distinto le sfide tecniche ed emotive. Dal punto di vista interpretativo ha indicato “A Beautiful Mind” come una delle esperienze più complesse, mentre sul piano fisico ha ricordato “Il Gladiatore”, soffermandosi anche sulla fatica delle lunghe giornate di riprese e sull’impegno richiesto dai costumi storici.
Proprio a proposito de “Il Gladiatore”, l’attore ha raccontato di aver realizzato personalmente gran parte delle scene d’azione, spinto dall’entusiasmo e dall’adrenalina di quel set, ricordando anche un incidente che gli procurò una ferita al volto. Con il senno di poi, ha ammesso di aver probabilmente esagerato, ma di aver vissuto quell’esperienza con assoluta dedizione.
Un altro momento particolarmente sentito dell’incontro è stato il ricordo di “Les Misérables”, definito una delle esperienze più belle della sua vita artistica. Recitare, cantare e interpretare un personaggio all’interno di un cast di grande livello è stato, ha spiegato, qualcosa di profondamente coinvolgente, tanto da far passare in secondo piano le difficoltà tecniche del progetto.
Guardando alla sua lunga carriera, Crowe ha confessato che, se potesse tornare a interpretare un personaggio con la maturità di oggi, sceglierebbe ancora Il Gladiatore, un ruolo che continua a occupare un posto speciale nel suo percorso umano e professionale.
Nel parlare della scelta dei copioni, l’attore ha spiegato di essere attratto soprattutto dalle storie che rappresentano una vera sfida e dalla possibilità di vivere, attraverso il cinema, esistenze sempre diverse. Il successo, ha aggiunto, non è qualcosa di garantito, ma un risultato che si costruisce giorno dopo giorno insieme a tutta la squadra.
Spazio anche alla musica, da sempre una delle sue grandi passioni. Crowe ha raccontato quanto abbia accompagnato la sua vita personale e artistica, indicando nel brano Holy di Dave Lofts una delle canzoni a lui più care, capace di trasportarlo in una dimensione quasi sospesa.
L’attore ha inoltre ribadito il profondo affetto per l’Italia, un Paese che ama per la sua storia, i suoi paesaggi e i suoi borghi, auspicando di poter tornare presto a girare un film nel nostro Paese.
Tra gli ultimi temi affrontati, anche il fascino dei personaggi antagonisti, ruoli che considera particolarmente stimolanti perché permettono a un attore di esplorare aspetti meno conosciuti della natura umana e di mettersi continuamente alla prova.
Il talk si è concluso con un momento di leggerezza, quando Crowe ha coinvolto il pubblico chiedendo aiuto per provare il discorso di ringraziamento in italiano che avrebbe pronunciato poche ore dopo in occasione della sua premiazione, salutato dall’affetto e dall’entusiasmo della platea del Taormina Film Festival.


